John
Ronald Reuel Tolkien è innanzi tutto uno scrittore che si è dato da
sé una fisionomia irripetibile, sviluppandola da un'originaria dimensione
intellettuale, quella dello studioso e del filologo. È un "grande"
scrittore nel panorama letterario del Novecento ? Siamo a pronti a
dire di sì, ma più d'uno ne dubita, con argomenti alquanto strani.
Un critico letterario italiano ha negato la grandezza di Tolkien,
osservando che se lo paragoniamo, per esempio a Céline, quasi suo
coetaneo, il confronto risulta sfavorevole all'autore del Signore
degli anelli, addirittura impietoso. A nostra volta, osserviamo
che sarebbe come domandarsi se la produzione di Chablis o di Picolit
sia qualitativamente migliore di quella delle porcellane di Meissen,
o se la cioccolata Lindt sia più buona del prosciutto di Parma. Piuttosto
che istituire graduatorie di grandezza, preferiamo sottolineare l'assoluta
unicità di Tolkien, la cui opera non è definibile soltanto come "letteratura",
e tanto meno come "letteratura del Novecento". Quell'opera è, nel
suo insieme, un caso di gusto e di costume che investe varie forme
di espressione, compreso il cinema, nonché varie forme di comunicazione
linguistica e di uso della fantasia inventrice. Tolkien è vissuto
e ha esercitato la professione di scrittore senza essere scrittore
di professione, l'ha esercitata lungo gran parte del Novecento senza
avere le caratteristiche di uno scrittore novecentesco, anzi, inventando
qualcosa che agli spiriti dominanti nel Novecento oppone alternative.
Senza dubbio, è difficile trovare, fra gli scrittori del secolo XX,
un altro che come Tolkien sia cercato, letto con curiosità e passione,
amato e assimilato a tutti i gradi di cultura. I suoi libri e i film
da essi derivati, capaci di catturare anche la fantasia infantile
e adolescenziale al pari delle storie a fumetti di Topolino e Paperino,
e nello stesso tempo utilizzati come metafore politiche da movimenti
sia di "destra" che di "sinistra" (negli anni Settanta, gli hobbit
e gli elfi erano assunti come archetipi da Ordine Nuovo o dal Fronte
della Gioventù, ma apparivano anche sulle magliette degli hippies
americani), hanno le loro radici in studi severissimi, aristocratici
ed elitari: le antiche letterature nordiche, la poesia anglosassone
dell'alto medioevo, la filologia germanica e celtica, la glottologia,
lo studio dei miti e delle forme simboliche. In tutto questo, Tolkien
non fu ispirato da progetti di potere accademico, da ambizioni ancorché
legittime di studioso, da ricerca della fama: fu mosso dal puro piacere
d'inventare. Almeno questo, ci si conceda, è un segno di autentica
grandezza.
L'immenso successo di Tolkien, da lui non cercato e ormai tale da
dover essere amministrato come un'impresa, ha stimolato innumerevoli
imitazioni. Oltre al gioco delle varianti, sempre attivo quando esista
un modello irradiante energia, dobbiamo tener conto di invenzioni
non sempre dipendenti o derivanti. A volte, è giusto parlare di analogie
dotate di qualche originalità La più vistosa fra esse è il cosiddetto
genere "fantasy", cronologicamente anteriore alla vicenda tolkieniana
ma dotato di visibilità soltanto in seguito ad essa. Notevole diffusione
presso i lettori hanno raggiunto George Lucas, autore del ciclo delle
"guerre stellari"; Robert Erwin Howard, inventore del personaggio
di Conan il Barbaro; la noiosetta narrativa di Terry Brooks, cui si
deve il "ciclo di Shannara"; Michael Moorcock con il suo "ciclo di
Elric"; eccetera. Di quel genere possiamo dire che esso non si solleva
mai dalla mediocrità, e che il modello tolkieniano risulta irraggiungibile.
Ciò che in Tolkien è un mondo compiuto e autonomo, parallelo al "nostro"
mondo, autosufficiente, così ben congegnato nelle sue parti costitutive
da farci credere che l'autore non l'abbia costruito bensì scoperto
grazie a un passaggio segreto, nella "fantasy" post-tolkieniana è
uno scenario che, terminato lo spettacolo, ogni volta viene smontato
e riposto senza lasciare il segno. In quelle volonterose variazioni
letterarie, la singola narrazione è un segmento: il suo percorso rettilineo
s'interrompe, ne usciamo, non c'interessa più ricostruirlo nella memoria.
Passiamo a un'altra narrazione, e l'effetto si ripete. La lettura
di Tolkien si configura, invece, in una forma circolare e chiusa:
un orizzonte entro il quale quel mondo persiste, lasciando
nel lettore una traccia incancellabile, avvolgendolo e imprigionandolo.


La diversità e unicità di questo scrittore ci obbliga a domandarci
quale sia il posto occupato da Tolkien nella letteratura in lingua
inglese. Da dove viene, Tolkien ? In che cosa sono riconoscibili le
sue premesse ? Nella sua introduzione all'edizione italiana del Signore
degli anelli, Elémire Zolla ha indicato alcuni antecedenti. Sono
scrittori "inglesi" in quanto usano la lingua inglese, ma quasi tutti
hanno caratteristiche di eccentricità, spesso legate a un fondo culturale
di origine celtica. In quell'origine è l'antica vocazione a rappresentare
orrori soprannaturali e visioni magiche, o, in alternativa, la coltivazione
di miti archetipici. Più che inglesi, quegli scrittori sono in maggioranza
di radice gallese o irlandese. Del resto, origine eccentrica rispetto
al mondo propriamente britannico è quella di Tolkien, nato in Sudafrica
e con una buona dose di antico sangue tedesco, propriamente sassone.
Zolla non trascura, naturalmente, quel primo grande presagio tolkieniano
che è il romanzo Phantastes (1858; poi apparso con il titolo
Anodos) di George MacDonald (1824-1905), dove la scoperta di
un oggetto magico ricorda l'anello che Bilbo, Gollum, Frodo e innumerevoli
altri si contendono, così come tolkieniano è il presentarsi di esseri
fantastici nella quotidianità della vita di campagna. Non manca il
gallese John Cowper Powys (1872-1963), autore di Wolf Solent
(1929) e di A Glastonbury romance (1932). Zolla fa entrare
nel novero anche un cultore di forze tenebrose, studioso di vampirologia,
occultista, satanista, e dunque virtualmente avverso alla visione
tolkieniana di un trionfo del bene sul male, della limpida solarità
sui dèmoni oscuri, ma compatibile con la poetica tolkieniana grazie
alla sua ipersensibilità nei confronti del mondo invisibile: Alphonsus
Joseph-Mary Augustus Montague Summers (1880-1948), il cui terribile
libro The vampire (1928) si accorda stilisticamente con le
pagine di Tolkien su Mordor, sull'occhio di Sauron, sulle miniere
di Moria, sui cavalieri neri e sugli Orcs. Il grande talento mitografico
accomuna a Tolkien, come osserva Zolla, Robert Graves (1895-1985),
del quale, aggiungiamo, devono essere chiamati in causa non tanto
i celebri romanzi storici quanto le Collected short stories
edite postume nel 1991. Soprattutto, Zolla indica a ragione colui
che più si avvicina a Tolkien nell'invenzione narrativa e negli intenti
etici ed estetici: il nord-irlandese Clive Staples Lewis (1898-1963),
autore di libri perfetti e amati (come avviene per Il signore degli
anelli) da lettori di tutte le età e di vari livelli di cultura: Out
of the silent planet (1938), Perelandra (1943), Chronicles
of Narnia (1950-1956).
Noi, da parte nostra, non vorremmo escludere dal novero altri scrittori,
in cui i temi dell'orrore soprannaturale, della magia che investe
la vita di campagna, della ricerca di un oggetto simbolico, assumono
spesso colori che splendono come tolkieniani preannunci. Non trascuriamo
Theodore Francis Powys (1875-1953), fratello di John Cowper, con i
suoi mirabili Unclay (1931) e God's eyes a-twinkle (1953);
lo scozzese Arthur Conan Doyle (1859-1930), che nell'ultima parte
della sua vita, abbandonato il personaggio di Sherlock Holmes, si
dedicò alle scienze occulte e ai miti celtici; il mite, amabile e
terrificante Montague Rhodes James (1862-1936), il più raffinato inventore
di orrori soprannaturali che abbia avuto la moderna letteratura inglese
da quando egli pubblicò Ghost stories of an antiquary (1904);
il gallese Arthur Machen (1863-1947), nato a Caerleon-on-Usk che si
dice essere stata la prima antica sede di re Artù, con le pagine da
brivido di The great god Pan (1894) e The white powder
(1897); il coltissimo e tenebroso americano del Rhode Island, Howard
Phillips Lovecraft (1890-1937), nei cui romanzi e racconti dedicati
al mito di Cthulhu e di Yog Sothoth sono davvero sorprendenti i punti
di contatto con la zona oscura e spaventosa che occupa l'oriente della
tolkieniana Terra di Mezzo. Sopra costoro si libra, angelico e perturbante,
l'ineludibile genius loci: Lewis Carroll alias Charles Lutwidge Dodgson
(1832-1898), l'autore di Alice's adventures in Wonderland (1865).
È notevole una curiosa costante di carattere professionale. Nella
letteratura in lingua inglese, vuoi per ragioni d'indole storica vuoi
per singolare destino, gli scrittori deliziosamente fantastici e sovente
terrorizzanti non sono, di norma, né autodidatti geniali e talentosi
né autori cresciuti nella redazione di un giornale o formati come
suol dirsi "alla dura scuola della vita" in prosaici mestieri. Quel
genere letterario vuole accademici (come Tolkien, che fu professore
di discipline difficili e preziose, per pochi eletti), colti uomini
di chiesa, topi di biblioteca, archivisti eruditissimi. MacDonald
fu pastore della Chiesa congregazionista, Summers si fece cattolico
(altro connotato di rilievo…!) e fu prete dal 1909, C. S. Lewis fu
docente a Oxford, storico della letteratura, studioso del medioevo
e del rinascimento inglesi, M. R. James fu professore a Eton, bibliotecario,
filologo, latinista e grecista. Lovecraft, simile a Leopardi, non
esercitò mai alcun lavoro ma visse la sua breve vita seppellito sotto
l'immensa mole dei suoi libri e dei suoi terrori.
È stato utile e, per altri versi, doveroso nominare questi scrittori.
Che in qualche misura essi di offrano anticipazioni della poetica
tolkieniana, è indubbio. È certo, tuttavia, che la loro esistenza
non è necessaria né tanto meno sufficiente a spiegare il "fenomeno
Tolkien". Tolkien resta un esempio di eccezionale e autonoma creatività,
in cui la singolarità della visione, il talento imaginifico e la forza
della fantasia danno un esito il cui segreto è, lo diciamo con scandalosa
semplicità, una personalità d'artista nutrita di storicità e di cultura
ma indipendente dai condizionamenti storici e da ciò che chiamiamo
"lo spirito dei tempi".


John Ronald Reuel Tolkien nacque domenica 3 gennaio 1892 a Bloemfontein,
capitale del Libero Stato d'Orange, uno dei territori di cui allora
si componeva, in forma federale ed eterogenea, il Sudafrica. L'origine
della famiglia era tedesca, propriamente sassone. Uno degli antenati
dello scrittore emigrò dalla Sassonia in Gran Bretagna nella prima
metà del secolo XVIII, quando gli Hannover germanici sostituirono
gli Stuart scozzesi sul trono britannico. Sembra che il cognome sia
stato originariamente Tollkiehn, variante arcaica del tedesco moderno
Tollkühn. Se così è, il significato è curioso, poiché toll
in tedesco significa "pazzo" e kühn "ardimentoso" ma anche
"temerario": qualcosa di abbastanza simile a Parsifal, il "puro
folle". Il nonno e il padre dello scrittore emigrarono dall'Inghilterra
al Sudafrica verso il 1890, in cerca di miglior fortuna. Arthur Tolkien,
padre di John Ronald e impiegato in una banca di Bloemfontein , aveva
conosciuto già in terra inglese Mabel Suffield, giovane religiosissima,
missionaria della Chiesa unitaria in Africa, ma difficoltà economiche
dilazionarono il matrimonio che fu celebrato il 16 aprile 1891 a Capetown,
dopo che Arthur aveva ritrovato Mabel in Sudafrica. John Ronald si
rivelò subito fragile e di salute cagionevole, tale da non sopportare
il clima caldo e secco. Nell'aprile 1895, per dolorosa necessità,
la famiglia si divise: Mabel, insieme con John Ronald e con l'altro
figlio Hilary nato nel 1894 e anch'egli malaticcio, ritornò in Inghilterra,
a Birmingham, con la speranza che la salute dei bimbi si rafforzasse
tanto da poter sopportare il clima sudafricano, o che Arthur trovasse
a Birmingham una sistemazione soddisfacente. Ma i tre non rividero
mai più Arthur, che morì di peritonite nel febbraio 1896. La sua famiglia
ne ebbe notizia poco dopo l'attivo in terra inglese.
I Tolkien presero dimora a Sarehole, un paesino alla periferia di
Birmingham. Là John Ronald crebbe, assorbendo in sé la sostansa e
l'immagine di un luogo collocato fuori dalla storia, in cui non c'erano
fabbriche né automobili né ricchi imprenditori né lotte sindacali,
ma soltanto prati, piccole fattorie, passeggiate nei boschi, contadini
amanti della buona compagnia e della meditazione, e un vecchio mugnaio
perennemente intento al lavoro. Come Tolkien disse molti anni più
tardi a un intervistatore, "l'idea degli Hobbit me l'hanno data gli
abitanti del villaggio e i bambini […], gli Hobbit sono esattamente
quel che mi sarebbe piaciuto essere ma non sono mai stato […] la Contea
è assai simile a quel mondo in cui per la prima volta ho assunto consapevolezza
di quanto mi circondava".
In una biografia di Tolkien meritano maggiori dettagli gli anni di
formazione, quelli in cui furono poste le premesse a una straordinaria
fantasia creativa e a una forte vocazione intellettuale. Nell'età
adulta, l'esistenza dello studioso fluì tranquilla e regolare, segnata
da pochi mutamenti. Donna di grande intelligenza e di eccellente cultura,
Mabel Suffield curò personalmente la prima educazione dei figli, fra
i quali John Ronald rivelò subito un'insolita precocità. A sette anni
conosceva il latino e il greco, aveva familiarità con la matematica
e la letteratura inglese. A nove anni, padroneggiando varie lingue
moderne, cominciò a inventarne di nuove. Alla madre va ascritto il
merito di avere istillato in lui la passione per le narrazioni fantastiche,
per le leggende e per le fiabe. John Ronald amò particolarmente le
narrazioni fiabesche di George MacDonald, di Lewis Carroll e dei fratelli
Grimm Lo affascinò La mort d'Arthur di Thomas Malory, e questa
lettura lasciò traccia nel tentativo, compiuto nell'adolescenza, di
scrivere un poema epico su re Artù. Al principio del nuovo secolo,
Mabel Suffield si convertì al cattolicismo, influenzata dal clima
di forte rinascita cattolica il cui centro era la vicina Birmingham,
e la cui figura dominante era il cardinale John Henry Newman (1801-1890).
Divenuto primate d'Inghilterra nel 1879.. Nel 1903, l'undicenne Tolkien
vinse una borsa di studio per poter frequentare gratuitamente, come
interno, la King Edward VI School di Birmingham, il migliore ginnasio-liceo
della regione. Il trasferimento obbligato a Birmingham, città industriale
e con gravi problemi d'inurbamento, fu traumatico per l'adolescente,
e se ne avvertono gli echi nell'ultima parte del Signore degli
anelli. Una tragedia fu, nel novembre 1904, la morte della madre,
malata di diabete. Preparata alla morte, priva di qualsiasi risorsa
economica, Mabel Suffield aveva disposto con testamento che la tutela
dei figli sarebbe sata assunta da un sacerdote cattolico oratoriano,
amico di famiglia: padre Francesco Saverio Morgan. Nel 1910, conclusi
gli studi liceali, Tolkien ottenne una borsa di studio "parziale"
per entrare all'Università di Oxford, e fu ammesso all'Exeter College.
Negli studi universitari, furono subito chiare le sue predilezioni:
la poesia epica norrena con la più antica redazione dell'Edda,
la letteratura inglese medievale, quella anglo-sassone più di quella
anglo-normanna. Proprio allora cominciò a prender forma nella mente
di Tolkien il progetto di creare un mondo parallelo e in sé coerente,
con una propria mitologia e un proprio sistema linguistico di pura
invenzione (ma, come sa qualsiasi lettore di Tolkien, allusivo a reali
lingue celtiche e germaniche considerate nelle loro forme arcaiche).
Venne la prima guerra mondiale: molti studenti di Oxford partirono
per i fronti di Francia e delle Fiandre, di molti fu tristemente annunciata
la morte. Nel 1915, Tolkien affrontò gli esami finali, e ottenne il
diploma di prima classe in lingua e letteratura inglese. Subito dopo,
decise di partire per il fronte, e il 7 luglio 1915 fu nominato sottotenente
di complemento del 13° battaglione della riserva dei Lancashire Fusiliers.
Fu dislocato in una zona di aspri combattimenti, nei pressi di Verdun:
là, nei rari momenti liberi, cominciò a elaborare ciò che più tardi
sarebbe divenuto il romanzo fantastico The Hobbit. Durante
una breve licenza, sposò Edith Mary Bratt, nata nel 1889, da poco
convertita al cattolicismo, con la quale aveva una castissima relazione
sentimentale da sette anni. Ritornato al fronte, partecipò alla battaglia
della Somme. Si ammalò gravemente, e nell'ottobre 1918 fu rimpatriato
e dislocato al Ministero del Lavoro, dove rimase sino all'estate 1919.
Libero da ogni vincolo alle dipendenze dell'esercito, Tolkien prese
alloggio con la moglie a Oxford. La vita familiare fu felice: Edith
Mary e John Ronald ebbero figli che dopo la morte di lui si sono sentiti
depositari del lascito paterno: in particolare, John e Priscilla furono
vicini al padre negli ultimi istanti, e Christopher è stato il curatore
degli scritti postumi. Nel 1921, il ventinovenne Tolkien fu nominato
lettore d'inglese, e dal 1925 al 1959 fu professore di letteratura
inglese a Oxford, occupando così uno dei ruoli più prestigiosi nel
mondo accademico britannico. La sua vita fu segnata da vivi affetti
familiari: per i nipotini, Tolkien usava dipingere le celebri cartoline
di Babbo Natale spedite da un immaginario Polo Nord con i "francobolli"
ideati fantasiosamente e colorati a mano: oggi, parte preziosa della
sua opera pittorica. La sua vita di studioso, durante la quale egli
si presentò al mondo universitario con scritti filologici e linguistici
di alto valore scientifico, fu improvvisamente trasformata nel 1937
dall'apparizione del primo romanzo che fondò il mito della Terra di
Mezzo, The Hobbit. Da allora, il pubblico dei lettori, già
numeroso e destinato a crescere oltre misura, attese trepidante lo
sviluppo della saga, che nel 1954-1955, con la pubblicazione della
trilogia The Lord of the Ring, divenne uno dei più clamorosi
"casi" nella storia della letteratura mondiale. Da allora, fino alla
conclusione del suo impegno accademico e ancora negli anni successivi,
Tolkien unì il lavoro scientifico nel suo campo professionale con
l'elaborazione di altri scritti destinati ad ampliare, illustrare
e perfezionare i contorni e le linee interne della grande narrazione
mitica. Il lavoro, lasciato in gran parte incompiuto, fu riorganizzato
e reso pubblico da Christopher, e ciò vale anche per la pubblicazione
dell'opera grafica e pittorica nata dalla fantasia tolkieniana.
La vita privata, mai turbata da nubi, fu ferita, negli ultimi anni,
dal grandissimo dolore che colpì Tolkien con la morte della moglie.
Edith Mary morì ottantaduenne a Bournemouth, per una malattia intestinale,
il 29 novembre 1971. John Ronald Reuel Tolkien le sopravvisse due
anni: morì domenica 2 settembre 1973 nell'ospedale di Bournemouth,
nella contea di Dorset, per una polmonite complicata da ulcera gastrica.
Segnaliamo tre biografie di Tolkien edite anche in lingua italiana.
La prima è di DANIEL GROTTA, The biography of J. R. R. Tolkien,
Running Press, Philadelphia 1976; traduzione italiana di Francesco
Saba Sardi, Vita di J. R. R. Tolkien, Rusconi, Milano 1983.
La seconda è HUMPHREY CARPENTER, Tolkien: a biography, Allen
& Unwin, London 1977; traduzione italiana di Paolo Pugni, La vita
di J. R. R. Tolkien, Edizioni Ares, Milano 1991. La terza è di
Michael White, Tolkien: a biography, Little, Brown and Company,
Great Britain 2001; traduzione italiana di Luisa Saraval, la vita
di J.R.R. Tolkien, Bompiani, Milano, 2002.


Molto vasta è la produzione scientifica di Tolkien per quanto riguarda
le edizioni critiche di testi medievali e i saggi filologici. Ricordiamo
soltanto le edizioni di A spring harvest (1915: probabilmente,
il primo lavoro di lui che sia stato pubblicato), e di Beowulf
(1940).
Il romanzo che aprì la saga della Terra di Mezzo è The Hobbit,
or There and back again, con illustrazioni di J. R. R. Tolkien,
Allen & Unwin, London 1937; traduzione italiana di Elena Jeronimidis
Conte, Adelphi, Milano 1973.
La prima parte di The Lord of the Rings, intitolata The
Fellowship of the Ring ("La compagnia dell'anello") fu edita da
Allen & Unwin, London 1954. Lo stesso editore pubblicò sempre nel
1954 la seconda parte, The Two Towers ("Le due torri"), e nel
1955 la terza, The Return of the King ("Il ritorno del re"),
La prima parte fu edita in lingua italiana, senza seguito e con irrisorio
esito di pubblico e di vendite, poassando quasi inosservata (La
compagnia dell'anello, traduzione italiana di Vicky Alliata di
Villafranca, Astrolabio/Ubaldini, Roma 1967). La traduzione dell'intera
trilogia, completata da Vicky Alliata di Villafranca, fu edita, a
cura di Quirino Principe e con introduzione di Elémire Zolla, tre
anni dopo in volume unico (Il signore degli anelli, Rusconi,
Milano 1970; oggi, edito da Bompiani, Milano 2003, in edizione riveduta
per quanto riguarda la traduzione).
L'editore Rusconi ha pubblicato altre opere di Tolkien uscite in edizione
originale durante la vita dell'autore. Indichiamo le date delle edizioni
italiane, e, tra parentesi, i titoli originali:
Albero e foglia (Tree and Leaf), traduzione di Francesco Saba
Sardi,1976 (è il celebre saggio sulla natura della fiaba). Edizione
originale, Allen & Unwin, London 1964, 19672, 19753.
Le avventure di Tom Bombadil, (The Adventures of Tom Bombadil), traduzione
di Bianca Pitzorno e Maria Teresa Vignoli, 1978. Edizione originale,
id., 1962.
Il Silmarillion (The Silmarillion), uscito postumo nel 1977 a cura
di Chrstopher Tolkien, traduzione di Francesco Saba Sardi, 1978 (è
la sistemazione organica del mito delle origini, una sorta di Bibbia
o di Edda tolkieniana). Edizione originale, id., 1977.
Racconti incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo (Unfinished
tales of Númenor and Middle-earth), a cura di Christopher Tolkien,
traduzione di Francesco Saba Sardi, 1981. Edizione originale, id.,
1980.
Racconti ritrovati (The book of lost tales), a cura di Christopher
Tolkien, traduzione di Cinzia Pieruccini, 1986. Edizione originale,
id:, 1983.
In edizione italiana, con rielaborazione, correzione e ampliamento
del testo originale redatto da Christopher Tolkien, l'editore Rusconi
ha pubblicato una preziosa selezione dell'opera pittorica di Tolkien:
Immagini, a cura di Quirino Principe, 1978.
Tutte queste opere di Tolkien sono ora disponibili nelle edizioni
Bompiani.
