«IL
SIGNORE DEGLI ANELLI»? UN POEMA EPICO
Tratto
da Sette - Corriere della Sera
«Viaggeremo
leggeri, andiamo a caccia di orchi». Così Aragon, principe
errante, chiudeva il primo atto del Signore degli Anelli (il film), mentre
Frodo, l'hobbit dal cuore puro, si avviava con il fido Sam verso la montagna
del Male. L'attesa è stata lunga e non valeva leggere (rileggere)
Tolkien, perché cinema e narrativa sono due cose diverse, c'era
la voglia di vedere il paesaggio con figure, creato con pazza fantasia
da Peter Jackson. La pazienza è premiata: Le due Torri, potente
trasfigurazione del capitolo di mezzo (il più oscuro), procede
fra terribili battaglie e strane apparizioni, fatali ritorni (Gandalf
e Gollum) e nuovi incontri (Treebeard, pastore d'alberi) con la forza
del capolavoro. Quando la porta della città proibita si serra dietro
a Frodo (vivo, ma prigioniero del Nemico) cominciamo di nuovo ad aspettare
che la lotta continui. Altro che sequel, siamo davanti a uno dei più
arditi poemi epici tentati dal cinema.
Claudio
Carabba