But I will find you still,
Move in for the kill…
You cut her hair
Un paio di anni fa dopo avere ascoltato alla radio un’anteprima del nuovo album di Tom McRae, il secondo, intitolato Just like blood (2003), rimasi colpito dalla musica di questo artista inglese che si può collocare nella tradizione cantautorale. Feci alcune ricerche per saperne un po’ di più e scoprii alcuni tratti essenziali e fondamentali della sua biografia. Nato a metà degli anni Settanta nel Suffolk, figlio di due vicari della chiesa inglese e cresciuto in un paese di circa duecentocinquanta anime senza grandi attrazioni, McRae fin da bambino si avvicina alla musica come unica via di distrazione e di fuga. Canta, infatti, nel coro della chiesa, suona la chitarra della madre e ascolta i dischi delle sorelle maggiori (U2 e Kate Bush su tutti). A diciotto anni decide di trasferirsi nella grande città, Londra, per studiare e per dare una forma più concreta alla sua voglia di suonare e di comporre musica. Fonda varie rock band, senza essere completamente soddisfatto. Il suo vero progetto, infatti, è sviluppare il proprio talento cantautorale attraverso un progetto di musica acustica che permetta di comunicare senza filtri delle emozioni a chi ascolta. Non dandosi per vinto, come racconta in un’intervista, scopre tra le note di un disco di Elvis Costello il nome del suo ingegnere del suono, Roger Bechirian, e riesce a contattarlo per farsi dare un aiuto nella registrazione di un demo. Appena i due si incontrano ed iniziano a registrare vari demo, Bechirian, intuendo le doti di McRae, si propone di diventare il suo manager e di trovargli un contratto. La promessa viene mantenuta e nel 2000 è pubblicata la prima opera di Tom McRae che nel frattempo si è già creato una certa fama ed elogi dalla critica, esibendosi in locali e club londinesi.
Dopo aver letto queste notizie, decisi che, per iniziare, avrei acquistato la sua prima opera, intitolata Tom McRae, per assaporare in primis gli esordi dell’arista britannico.
La confezione del disco è già un segnale importante del tipo di musica che si potrà ascoltare: una copertina in cui il nero fitto dello sfondo è schiarito da una foto di profilo del cantautore che, attraverso un gioco di luci, di bianchi e di grigi, ne segna il profilo comunicando un’atmosfera cupa e misteriosa. Il retro, invece, mostra, una foto notturna di un ponte londinese. Dal nero si stagliano i contorni del ponte, illuminato da lampioni dal sapore ottocentesco, e le acque nere del fiume in cui si colgono i riflessi della luce artificiale.
Il booklet a sua volta è completamente nero salvo per il bianco dei testi ed il cd è grigio e nero. Un monocromatismo sicuramente non casuale. Ascoltando il primo brano, che al tempo stesso è il singolo del disco, You cut her hair, infatti, si ha subito la percezione dell’atmosfera oscura, malinconica e riflessiva del disco.
Lo stile di McRae non è immediato.
La sua musica anche se ha una base acustica cerca continuamente spunti e suoni innovativi per rendere fresco un approccio alla canzone molto tradizionale e classico e per arricchire di vita le canzoni. Nell’album è possibile ascoltare un sincretismo di suoni che fondono l’aspetto elettronico a quello acustico. Non solo chitarre, tastiere e sintetizzatori, ma anche violoncelli che si integrano alla perfezione in un arrangiamento ricco e armonioso.
Dal punto di vista testuale McRae cerca la perfetta fusione tra parole e musica. Il suo lavoro con le parole è profondo e simile a quello della poesia. Ogni canzone, sostiene l’autore, serve per fissare un istante, un’emozione e un ricordo. Si tratta di fotografie artistiche che cercano di osservare le persone e che sono spesso ispirate alla vita urbana. La città, per chi è cresciuto nella campagna inglese, infatti, diventa un punto di osservazione interessante ed un pozzo infinito di spunti di riflessione.
Come dicevo, non si tratta sicuramente di una musica che si disvela completamente al primo ascolto. In un’intervista l’artista inglese dice che uno dei suoi album preferiti è The bends dei Radiohead perché richiede diversi ascolti per essere apprezzato. Anche il primo disco di McRae necessita di particolare cura, tempo e dedizione. Se ci si ferma all’apparenza la musica dalle tonalità scure, la sua voce acuta, che in certi frangenti si avvicina al falsetto, e la struttura delle canzoni possono indurre a bollare l’album come troppo ricercato e difficile. Lo stesso McRae all’uscita del disco si mostrava convinto del fatto che le sue canzoni non sarebbero passate molto per radio, né avrebbero venduto molto, però, avrebbero fatto innamorare il pubblico con il tempo. Ad un ascolto più approfondito, infatti, emergono, come dal nero della copertina, quei tratti di luminosità e di ricerca di sonorità delicate e d’atmosfera.
Il disco si compone di ballate acustiche ed essenziali come 2nd law, Draw down the stars o la splendida I ain’t scared of lightning e di pezzi dal gusto più ricercato e più spiccatamente pop come End of the world news o ancora Hidden camera show. Si distinguono poi alcuni pezzi più oscuri e inquietanti come You cut her hair o The boy with the bubblegun. Il capolavoro della prima opera di McRae però si intitola Sao Paulo rain, una canzone delicata in cui la melodia è trafitta da un testo dalle tonalità cupe.
Il giudizio complessivo è sicuramente positivo perché pur prendendo a riferimento una serie di artisti come Nick Cave, Nick Drake, Ben Chrisopher e Jeff Buckley, Tom McRae riesce a sviluppare un proprio stile cantautorale che si conferma in pieno anche con il secondo album Just like blood.
Concludo con il consiglio di abbinare l’ascolto del primo disco di Tom McRae alla lettura di un libro di Amélie Nothomb intitolato Mercurio. Una storia di mistero ed inquietudine che, partendo da una serie di ingredienti apparentemente semplici, classici e quasi stereotipati, riesce a sviluppare un intreccio insolito e mozzafiato per offrire una riflessione sulla relatività dei sentimenti, sulla potenza e sull’esclusività dell’amore che può trasformare ciò che è bene in apparenza in un male sublime e ciò che in apparenza è male nel bene più assoluto.
Discografia
Album di studio
2003 – Just like blood
2000 – Tom McRae