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Alta fedeltà
   a cura di
Andrea Valbonetti

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    Alta fedeltà
    a cura di Andrea Valbonetti


    Disquisire sulle sottili linee che differenziano un genere musicale da un altro, trovare le influenze letterarie all'interno dei testi e della poetica di un certo musicista, recensire un album o una singola canzone, scovare le storie più strane ed irriverenti che hanno caratterizzato la vita di un artista, descrivere le emozioni che solo certi autori sanno comunicare…
    Scrivere e leggere di musica può essere appassionante quasi come ascoltarla.
    Recensioni, curiosità e rimandi tra musica, letteratura e vita saranno le trame portanti di questa rubrica: un juke box virtuale da cui trarre preziosi spunti e consigli per arricchire la propria discografia.
    Per inviare vostri articoli e proporre nuovi argomenti musicali da affrontare, scrivete a andrea.valbonetti@tiscali.it



    Jens Lekman

    And if I’ll be your psychologist,
    Who would be the psychologist’s
    Psychologist?

    E’ ormai da un po’ di anni che i paesi scandinavi propongono una serie di giovani cantautori raffinati e convincenti. Mi riferisco ad esempio al successo della musica dei Kings of Convenience o alla dolcezza delle canzoni di Sondre Lerche. Sulla scia di questi nuovi artisti accomunati dal cantare in inglese, dall’essere lontani dal canone della rock star e dallo scrivere musica che oserei definire “tranquilla e serena”, si può collocare con tutto rispetto Jens Lekman, nuovo astro nascente della musica indipendente svedese che, dopo anni di auto registrazioni ed ep a ristretta circolazione, ha dato alla luce nel 2004 il suo primo vero album, intitolato “When I Said I Wanted To Be Your Dog”.
    Si tratta di un disco distribuito anche negli Stati Uniti dalla Secretly Canadian, per intenderci l’etichetta degli Early Day Miners e di Antony & The Johnsons. Proprio grazie al passaggio alla casa discografica americana, la musica di questo artista poco più che ventenne è arrivata anche in Italia.
    Il disco d’esordio di Jens Lekman, come indicato nel booklet, è da considerarsi come una collezione di canzoni composte tra il 2000 ed il 2004. È una sorta di raccolta, con nuovi arrangiamenti e piccoli aggiustamenti, del meglio della produzione di Lekman che non aveva trovato luce fino ad oggi se non su registrazioni di piccolo cabotaggio. La possibilità di ascoltare canzoni che rappresentano un arco temporale di diversi anni e che non sono state originariamente pensate per costruire un progetto organico di album unitario ha sicuramente il vantaggio di offrire un ampio spettro delle capacità del musicista svedese. Dall’altra parte, ovviamente, manca una struttura portante del disco che si caratterizza per una frammentarietà di stili ed intenti.
    Al primo ascolto sono rimasto spiazzato.
    Avendo acquistato il disco a scatola chiusa, infatti, (mi ha aiutato solo un piccolo trafiletto su una rivista in cui si decantavano le doti cantautorali di Jens) mi ero convinto che si trattasse di una sorta di David Gray o di Damien Rice svedese, ovvero di un autore di musiche intense, spesso tristi, quasi folk, in cui prevalgono su tutto chitarra acustica e voce. La copertina del disco credo aiuti molto a determinare questa impressione ingannevole.
    Invece, con mia grande sorpresa, le prime quattro canzoni ti lasciano completamente basito e colpito positivamente per la loro originalità.
    Se Happy Birthday, Dear Friend Lisa e You Are The Light (by which I travel into this and date), sembrano uscite dal repertorio degli Abba ed appartengono completamente al pop più scanzonato e quasi ballabile, Tram # 7 to Heaven e Do You Remember The Riots? sembrano uscire da un locale fumoso dell’America e dalla voce di un crooner degli anni’50.
    Dopo avere superato la sorpresa ed il principio di diffidenza (al primo ascolto mi sono veramente chiesto “ma che disco ho comprato?”) e proseguendo nell’ascolto delle restanti tracce (in totale sono 11 canzoni) mi sono convinto sinceramente di trovarmi di fronte ad un grande talento di composizione sia per quanto riguarda l’originalità dello stile musicale, sia per i testi.
    La seconda parte del disco prosegue con canzoni di forma più cantautorale in cui il suono della chitarra è accompagnato molto spesso da piccoli campionamenti che arricchiscono la struttura molto semplice, diretta ed immediata della musica di Lekman. Si possono così ascoltare gemme come If You Ever Need a Stranger (to sing at your wedding), Julie, Psychogirl o ancora la canzone che dà il titolo al disco When I Said I Wanted To Be Your Dog.
    Nel complesso si tratta di canzoni molto intime che ci raccontano di matrimoni, di primi innamoramenti, di ragazze psicotiche, di sentimenti puri e privati. L’eccezione è rappresentata dal pezzo più particolare del disco: la traccia numero tre Do You Remember The Riots? è una canzone a due voci a cappella che racconta del G8 nell’estate del 2001 a Gotheborg (città natale di Jens).
    La voce di Jens è forte, calda e profonda e si sposa perfettamente con le armonie e le atmosfere di queste canzoni fuori dal tempo che per la loro semplicità estrema appaiono veramente originali.
    Sono convinto che si tratti di un esordio importante e di un disco da avere nella propria discografia soprattutto ora che si veleggia verso la primavera. Un disco da domenica pomeriggio al parco, da gelato in bicicletta o da accompagnamento per una scampagnata. Un disco di atmosfere un po’ crepuscolari, ma cariche di vita, di dolcezza e di positiva calma.