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Alta fedeltà
   a cura di
Andrea Valbonetti

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    Alta fedeltà
    a cura di Andrea Valbonetti


    Disquisire sulle sottili linee che differenziano un genere musicale da un altro, trovare le influenze letterarie all'interno dei testi e della poetica di un certo musicista, recensire un album o una singola canzone, scovare le storie più strane ed irriverenti che hanno caratterizzato la vita di un artista, descrivere le emozioni che solo certi autori sanno comunicare…
    Scrivere e leggere di musica può essere appassionante quasi come ascoltarla.
    Recensioni, curiosità e rimandi tra musica, letteratura e vita saranno le trame portanti di questa rubrica: un juke box virtuale da cui trarre preziosi spunti e consigli per arricchire la propria discografia.
    Per inviare vostri articoli e proporre nuovi argomenti musicali da affrontare, scrivete a andrea.valbonetti@tiscali.it



    La terra dell'abbondanza

    It’s expensive being poor
    Because everything
    Costs more

     

    Ogni tanto mi capita di riflettere sulla capacità che artisti di differenti discipline, ma uniti da una sorta di affinità elettiva, di amicizia e di sensibilità comune, hanno di influenzare a vicenda le proprie opere.
    Un paio di mesi fa stavo guardando l’ultimo film di Wim Wenders, The Land of Plenty uscito nelle sale nel 2004, una storia poetica che vuole mettere un punto alle riflessioni sfilacciate e roboanti sull’America negli anni del Terrore che negli ultimi quattro anni hanno riempito e svuotato le nostre vite. Mentre scorrevano le immagini il primo pensiero è andato subito alla splendida canzone di Leonard Cohen, pubblicata proprio nel 2001 nell’album Ten New Songs, che costituisce uno dei brani portanti della colonna sonora del film.
    La domanda alla quale ho deciso di non trovare un risposta ufficiale è: film e canzone sono nati in modo slegato oppure appartengono ad un progetto condiviso?
    Mi piacerebbe pensare che due sensibilità artistiche come Cohen e Wenders abbiano maturato due progetti, uno musicale ed un cinematografico, nelle loro teste e che in un secondo momento siano confluiti, quasi per magia, sotto lo stesso titolo.
    Una voce comune, una coscienza sociale condivisa da parte di due artisti con vocazione impegnata che si ritrovano per inviare un forte messaggio di pace e speranza a noi spettatori dell’arte ed attori nel mondo.

    Don't really know who sent me
    To raise my voice and say:
    May the lights in The Land of Plenty
    Shine on the truth some day.

    I don't know why I come here,
    Knowing as I do,
    What you really think of me,
    What I really think of you.

    For the millions in a prison,
    That wealth has set apart -
    For the Christ who has not risen,
    From the caverns of the heart -

    For the innermost decision,
    That we cannot but obey -
    For what's left of our religion,
    I lift my voice and pray:
    May the lights in The Land of Plenty
    Shine on the truth some day.

    I know I said I'd meet you,
    I'd meet you at the store,
    But I can't buy it, baby.
    I can't buy it anymore.

    And I don't really know who sent me,
    To raise my voice and say:
    May the lights in The Land of Plenty
    Shine on the truth some day.

    I don't know why I come here,
    knowing as I do,
    what you really think of me,
    what I really think of you.

    For the innermost decision
    That we cannot but obey
    For what's left of our religion
    I lift my voice and pray:
    May the lights in The Land of Plenty
    Shine on the truth some day

    La Terra dell’Abbondanza è una nazione traboccante, un vaso di Pandora, un mostro dalle mille bocche ringhianti e dai mille cuori.
    Un paese di diffidenza e di solidarietà, di solitudini e di condivisione, di futuro e medioevo, di caos e silenzio, di tolleranza e guerra preventiva, di ingenuità disarmante e cocciuta insensibilità, di miopia politica e di forza carismatica, di mode svuotate e di artisti geniali, di frontiere controllate e di sorveglianti impotenti, di luci e di black out, di effetti speciali e di neorealismo, di pozzanghere sempre colme d’acqua e di deserti ricchi di pietra, di anime alla deriva e di derive senz’anima, di bottiglie nascoste e di armi esibite, di stragi scolastiche e di scuole di pensiero, di libertà religiosa e di relitti spirituali, di paura e di eccessiva sicurezza, di filo spinato intorno ai cimiteri e di panchine vuote in mezzo ad una strada solitaria, di motel scalcinati e di storie infinite che quei motel potrebbero raccontare, di agglomerati urbani megagalattici e di catapecchie ai margini dell’esistenza, di crack finanziari e di fumatori di crack, di speculatori senza scrupoli e di indigenza, di reduci ammalati e di malati senza assicurazioni per curarsi, di guerre in corso e di pace proclamata, di nemici immaginati e di nemici reali, di multinazionali sfrontate e di lobbisti amorali, di panini grassi e di cibo ammalato, di sprechi senza fine e di inquinamento incontrollato, di auto enormi e di monumenti all’asfalto, di giustizia intransigente e di un sistema giudiziario spietato, di presidenti ignoranti e di politici senza carisma, di paranoia guerrafondaia e di movimenti per la pace, di intellettuali raffinati e di parole che soffiano nel vento, di musicisti disperati e di canzoni come preghiere, di democrazia avanzata e di assenza di stato sociale, di capitalismo rovinoso e di rovine familiari, di povertà crescente e di analfabetismo di ritorno, di egocentrismo storico e di bullismo adolescenziale, di notti stellate sotto i canyon e di sagome modellate dei grattacieli, di pensionati plastificati che giocano a golf e di bambolone in costume su spiagge dorate, di sofferenza e intimo disagio, di luoghi comuni e di pensieri individuali, di generalizzazioni e di tradimento, di onde oceaniche e colori illimitati, di senza tetto e di sussidi familiari, di fusi orari e terre desolate, di amore e di ginestre che sopravvivono al fuoco e alla tempesta.…..
    Possano le luci nella Terra dell'Abbondanza splendere un giorno sulla verità.

    Un film di Wim Wenders non può che essere accompagnato da una grande colonna sonora proprio perché le canzoni e la musica costituiscono sempre uno dei protagonisti nei suoi film.Nel caso di Land of Plenty, oltre alla già citata partecipazione di Leonard Cohen, sono presenti una serie di canzoni che per atmosfera, voce del cantante e spirito si avvicinano notevolmente al concentrato di emozioni della musica dei Radiohead e dei Coldplay più introspettivi.
    Queste le tracce contenute nel disco:

    The land of plenty – Leonard Cohen
    The weight of the world – Thom & Nackt
    Where I end and I begin – Thom & Nackt
    Expensive being poor – T.V. Smith
    Stand up! – Die Toten Hosen
    A lovely tune – Thom & Nackt
    Looking for water – David Bowie
    Dream king – Thom & Nackt
    Seven – Mamasweed
    The priest – Beangrowers
    Capo of good hope – Thom & Nackt
    This is not Berlin – Thom
    The letter – Leonard Cohen
    My absent friend – Thom & Nackt
    The beautiful occupation – Travis