Alta fedeltà
a cura di Andrea Valbonetti
Disquisire sulle sottili linee che differenziano un genere musicale da un altro, trovare le influenze letterarie all'interno dei testi e della poetica di un certo musicista, recensire un album o una singola canzone, scovare le storie più strane ed irriverenti che hanno caratterizzato la vita di un artista, descrivere le emozioni che solo certi autori sanno comunicare…
Scrivere e leggere di musica può essere appassionante quasi come ascoltarla.
Recensioni, curiosità e rimandi tra musica, letteratura e vita saranno le trame portanti di questa rubrica: un juke box virtuale da cui trarre preziosi spunti e consigli per arricchire la propria discografia.
Per inviare vostri articoli e proporre nuovi argomenti musicali da affrontare, scrivete a andrea.valbonetti@tiscali.it
|
Black sheep boy
And I think I know the bitter dismay
Of a lover who brought fresh bouquets
Everyday when she turned away
To remember some knave who once
Gave just one rose, one day, years ago.
Il terzo album di studio della formazione Americana Okkervil River, prodotto dall’etichetta indipendente Jagjaguwar, come recitano i credits sulla copertina del disco, è pronto a conquistare il mondo.
Come dargli torto?
Continuo ad ascoltarlo senza esserne mai completamente sazio….
Innanzitutto, prima di recensire questo disco, vorrei sottolineare alcuni elementi ricorrenti nella migliore musica d’autore americana degli ultimi anni che riguardano in pieno anche gli Okkervil River:
- la casa discografica che li produce, Jagjaguwar, è di Bloomington, Indiana. Ciò mi richiama subito alla memoria i fasti di un’altra etichetta indipendente, questa volta del Nebraska, che produce artisti molto interessanti, la Saddle Creek. Forse la musica indipendente d’autore germoglia meglio in stati di provincia lontani dalle roccaforti dello show business New York e Los Angeles?
- Band come gli Okkervil River riescono a fondere nella propria musica tre elementi essenziali: la capacità di scrittura dei testi, la tradizione musicale americana impregnata di folk e rock, la freschezza di suoni elettrici ed acustici, carichi allo stesso tempo di melodia e sentimento.
- La musica folk cantautorale caratterizzata da un struttura molto semplice sta riacquistando importanza ed è uno dei generi più innovativi e freschi utilizzati oggi. Quale genere più del folk, sebbene riadattato alle esigenze contemporanee, permette, infatti, di parlare al proprio pubblico di temi politici o in chiave intimista?
- Si tratta tendenzialmente di musicisti “letterati” che riempiono di citazioni non banali i propri dischi e che spesso aggiungono un impegno politico concreto al lavoro di musicisti.
Gli Okkervil River, nella formazione iniziale, sono un gruppo di ragazzi originari del New Hampshire, conosciutisi sui banchi di scuola, e trasferitisi a Austin, Texas, dopo un’adolescenza travagliata per il rifiuto delle istituzioni e delle norme sociali.
I futuri componenti della band, fra cui il leader Will Sheff, si ritrovano così in Texas, dove fondano gli Okkervil River, dal nome di un fiume fuori San Pietroburgo, citato in un racconto di Tatyana Tolstaya.
Tra il 2002 ed il 2003, dopo vari cambi di formazione, escono i primi due dischi di studio: Don’t fall in love with everyone e Down the river of Golden dreams, seguiti da Black sheep boy, uscito qualche mese fa, che contiene l’omonima canzone che dà il titolo all’album, cover di Tim Hardin, cantautore americano scomparso prematuramente nel 1980.

Le dieci tracce originali dell’album (la prima come detto è una cover) si inseriscono perfettamente nella scia musicale dei Bright Eyes, dei Wilco e dell’ultimo Lou Barlow solista. Si tratta, infatti, di ballate prettamente acustiche alle quali si accostano brani più graffianti ed elettrici in cui la voce di Will Sheff, potente ed incrinata al tempo stesso, si abbandona ad evoluzioni melodiche urlate come in For Real, traccia migliore del disco, e Black oppure a melodie sussurrate come in In a radio song. Ci sono poi ballate tipicamente folk, accompagnate anche dalla tromba, come A King and a queen, o brani da brividi a cuore aperto, come A stone. L’elemento comune di tutte le tracce è la forte tradizione cantautorale che è stata assimilata dagli Okkervil e che viene rielaborata con un suono più attuale e vivace ricco di chitarre, a differenza del precedente disco in cui le tastiere la facevano da padrone. La penultima traccia, So come back, I am waiting, riassume perfettamente la forza di Black sheep boy: una partenza lenta quasi sussurrata con chitarre acustiche, archi e melodia dolce, un crescendo di atmosfera fino alla rottura della voce di Will Sheff, autore di tutte le canzoni, che, accompagnandosi con sferzate elettriche, urla la sua poesia per tornare ad un finale più calmo e sonoramente riposante.
La scrittura di Sheff è visionaria, surreale e ricca di riferimenti letterari e musicali che si sciolgono in ambientazioni bucoliche e western, con personaggi quasi mitici come il ragazzo pecora nera presente nella copertina dell’album.

Un disco da acquistare assolutamente sia per gli amanti delle ballate folk, sia per gli amanti dell’alternative rock.
Ora non resta che da attenderli in Italia per poterli ascoltare ed apprezzare dal vivo.
|