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Alta fedeltà
   a cura di
Andrea Valbonetti

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    Speaker's Corner
    Alta fedeltà
    a cura di Andrea Valbonetti


    Disquisire sulle sottili linee che differenziano un genere musicale da un altro, trovare le influenze letterarie all'interno dei testi e della poetica di un certo musicista, recensire un album o una singola canzone, scovare le storie più strane ed irriverenti che hanno caratterizzato la vita di un artista, descrivere le emozioni che solo certi autori sanno comunicare…
    Scrivere e leggere di musica può essere appassionante quasi come ascoltarla.
    Recensioni, curiosità e rimandi tra musica, letteratura e vita saranno le trame portanti di questa rubrica: un juke box virtuale da cui trarre preziosi spunti e consigli per arricchire la propria discografia.
    Per inviare vostri articoli e proporre nuovi argomenti musicali da affrontare, scrivete a andrea.valbonetti@tiscali.it



    Casa

    Forse perché
    Ho visto troppi telefilm
    E poi pretendo
    Che la mia vita sia così
    Succede anche a te


    Era l'estate del 1999 e lungo le strade della Corsica una piccola auto nera macinava quotidianamente chilometri tra strade sterrate, paesaggi mozzafiato e scorci di mare incantevole. In quell'auto sedevano tre ragazzi, due dei quali avevano appena superato la maturità e si erano decisi a partire per un viaggio catartico, di illusione giovanile, alla ricerca di ciò che sarebbe stato il loro futuro. Il terzo ragazzo, più grande, ma con le idee oltremodo confuse sulla propria vita, si era aggregato a loro all'ultimo momento. Osservandoli da vicino, però, sembrava si conoscessero da sempre.
    Affinità emotive, aspirazioni letterarie, delusioni sentimentali recenti e cocenti, voglia di vivere quel tempo irripetibile con tutta la passione dei vent'anni, radicavano l'esperienza di viaggio nel loro sangue tanto che oggi, a distanza di anni, ne portano ancora il segno. I tre ragazzi immaginari non si vedono più da tempo.
    Sono sicuro, però, che se ascoltassero insieme il suono della musica dei Negrita, dei Red Hot Chili Peppers, dei Wallflowers, di Ben Harper, ma soprattutto di Mao, sarebbero pronti a ripartire come se non si fossero mai separati in questi cinque anni trascorsi di silenzio e di vita nuova.
    È per celebrare il ricordo di questa storia che vorrei parlarvi di un disco da inserire nella vostra collezione di ascoltatori di musica onnivori: Casa di Mao.
    L'album esce nel 1997 e rispetto al precedente Sale (firmato Maoelarivoluzione) si caratterizza per un suono meno elettronico, ma decisamente più pop rock e di facile ascolto. Già dalla copertina del disco, una foto in bianco e nero con Mao in primo piano ed il resto della band sullo sfondo sfuocato, e dalla persistente bicromia del libretto e del cd stesso, si lascia intendere un proposito minimalista del disco.



    I suoni sono grezzi, sporchi e sinceri o lievi, delicati e veri. I testi, allo stesso, tempo raccontano di una quotidianità fatta di traffico cittadino, stanza disordinate, take-away cinesi, crisi interiori, amori nati o finiti, storie surreali di urbanità. Tutto ciò però è fatto attraverso parole semplici che non lasciano spazio alla drammatizzazione, ma a un'ironia e, in certi casi, a una malinconia di fondo. I testi tendono spesso a ripetere frasi o parole in modo continuo tanto che, a volte, questo gioco porta a sfumarne il significato, facendo rimanere in vita solo il significante. La stessa voce di Mao sa essere estremamente scanzonata e allegra, ma anche seria e intensa. Non si riesce bene a capire quanto ci stia prendendo in giro con queste canzoni e con questa musica o quanto stia comunicando messaggi sentiti.
    È il tipico disco da ascoltare in macchina quando fuori piove e si sta tornando a casa dopo una giornata di studio-lavoro particolarmente difficile. Oppure da mettere sul proprio stereo di casa quando il sole lascia spazio al blu intenso della sera mentre si sta seduti sul divano con una zuppa calda in mano, la luce soffusa di un abatjour e la tele accesa senza volume.
    Ecco un breve compendio di ciò che le tredici canzoni del disco possono significare:
    1. Stringimi: una musica dolce, parole rivolte ad un amico in crisi sdraiato su un letto in una stanza blu e disordinata per cercare di convincerlo ad aprirsi in un gesto di affetto e di comprensione umana. Quante scuse che ti fanno male/ Non ti serve raccontarmi/ È inutile/ Sono troppe le parole/ Stringimi.
    2. Bolla di sapone: suono decisamente rock, giro di chitarra dal suond low-fi, parole di rancore rivolte ad un soggetto femminile indefinito. Perché non c'è più spazio in questa stanza per chi/ Inventa favole sbagliate e tu/ Tu lasciati andare/ Io resto a sognare.
    3. Chinese take-away: suono rock'n roll, low-fi e allegro. Parole che descrivono una serata come le altre tra amici spiantati che vivono fisicamente e interiormente una dimensione urbana. Ci vediamo questa sera poi si mangia assieme/ Macchine scassate musica selezionata/ Mi alzo sempre troppo tardi per comprare qualche cosa/ Giù al bar per il giornale chi c'è c'è chi si rivede/ E sappiamo benissimo come andrà a finire/ Chinese take-away.
    4. Romantico: canzone pop, molto orecchiabile. Il singolo più famoso del disco e, probabilmente, il pezzo più conosciuto di Mao. Un ragazzo e una ragazza in viaggio su un auto tra bar e autogrill scoprono quanto stiano bene insieme e quanto il solo fatto di stare seduti vicini e di viaggiare insieme sia romantico. È romantico perché/ Mi diverto insieme a te/ Perché no/ Se ci va/ Questo gioco.
    5. Prima che sia troppo tardi: canzone rock'n roll con influenze punk, forte basso di fondo, suono molto rumoroso. Mi fermo ancora per guardarti fare il bagno/ Quando suoneranno le sirene voglio essere lontano.
    6. Sogni d'oro: suono liquido, atmosfera rilassata e conciliante. Io però preferisco stare qui/ Perché no/ Il pigiama è comodo.
    7. Pazzo di te: canzone d'amore, suond molto sincopato di chitarre elettriche ed acustiche e forte basso di fondo. Non volevo/ E invece sono pazzo di te/ Che cosa sarà stato/ Con cosa mi hai stregato/ Io prima stavo bene/ E ora sono malato.
    8. 8. Il mare di Tokyo: pezzo musicale, chitarra arpeggiata tipo bossa nova e basso. Mao accompagna con la voce solo attraverso uno "shallallalà" continuo. Tipica canzone che utilizzava in Kitchen, il programma di Mtv ideato e condotto insieme ad Andrea Pezzi, per riempire le pause prima e dopo gli stacchi pubblicitari o durante l'intervista al personaggio invitato per la serata.
    9. 9. La moglie del soldato: canzone rock melodica e orecchiabile, sempre forte basso di fondo, suono ritmato e avvolgente. Parole rivolte ad un soggetto femminile che ha saputo amare, ma ha anche sofferto, sinuosa malinconia. Tra le onde viaggia perché/ Muore di solitudine/ E mi accorgo che mi assomiglia un po'.
    10. 10. Colazione: canzone rock'n roll con influenze punk, forte suono grezzo di chitarre che ripetono continuamente lo stesso riff. Parole giocose e surreali. Un pezzo che sembra uno scherzo dadaista. A colazione va di moda/ Mangiare i sogni con le uova/ Mischiare insieme ai sapori un mucchio di colori.
    11. 11. Solo quando piove: canzone lenta e intimista. Riflessione su una delusione amorosa. La luce è stanca/ Il giorno no/ Io che passeggio tra le vie/ Solo quando piove/ Mi sento così/ Mi viene voglia ancora di chiamarti/ Tutto qua/ Ma non importa sai cos'è/ È solo un attimo e poi va/ Mi resta il gusto questo sì/ Ma non è amaro perché sa di sale.
    12. 12. Satelliti: suono dolce di chitarre acustiche, la canzone migliore del disco. Parole che riflettono sulla difficoltà della convivenza e di mantenere una relazione seria. Vivere con me è difficile/ Mi sveglio sempre troppo tardi e poi/ Ho il frigo vuoto di immagini/ Disegni e storie provo a evadere/ Senti non mi fare piangere che si scivola. Il ritornello è un crescendo in cui entrano le chitarre elettriche potenti: Vorrei/ Averti qui con me/ Ma senza stringere/ Vicini come due satelliti. Un pezzo che rivela tutta la forza immaginifica di Mao: La porta è un sogno che cigola. Il finale poi descrive in tre versi tutta la difficoltà di costruirsi una vita reale di coppia rispetto ai finti modelli perfetti e irraggiungibili che ci propina la televisione. Forse perché ho visto troppi telefilm/ E poi pretendo/ Che la mia vita sia così/ Succede anche a te.
    13. 13. Casa: pezzo musicale con cui chiudere in assoluta pace e dolcezza. Chitarra acustica, scroscio di pioggia, rumori di fondo e una voce che sussurra "ohm". Comunica l'idea di protezione che dà avere una casa in cui tornare.



    Spero di avervi convinto.

    DISCOGRAFIA ESSENZIALE:
    1996 Sale (Maoelarivoluzione)
    1997 Casa
    2001 Black mokette