Speaker's Corner
Speaker's Corner
 
Alta fedeltà
   a cura di
Andrea Valbonetti

Le classifiche di Alta fedeltà »

  • David Gray in concerto
  • The Decemberists
  • Cantautori e poesia
  • Turin Brakes
  • Fischio d'inizio
  • Kings of convenience
  • Black sheep boy
  • La terra dell'abbondanza
  • Fare l'amore
  • Tramonti tra monti
  • Patrick Wolf
  • Jens Lekman
  • Bright Eyes
  • Inside Out
  • Emoh
  • Tom McRae
  • Occhi luminosi
  • Campus live: Milano
  • Buena Vista Social Club
  • REM - "Around the sun"
  • De André e Lee Masters
  • O
  • Casa
  • Una musica può fare
  • Cure senza controindicazioni



























  • Realizzato da
    Visiant Outsourcing
    Speaker's Corner
    Alta fedeltà
    a cura di Andrea Valbonetti


    Disquisire sulle sottili linee che differenziano un genere musicale da un altro, trovare le influenze letterarie all'interno dei testi e della poetica di un certo musicista, recensire un album o una singola canzone, scovare le storie più strane ed irriverenti che hanno caratterizzato la vita di un artista, descrivere le emozioni che solo certi autori sanno comunicare…
    Scrivere e leggere di musica può essere appassionante quasi come ascoltarla.
    Recensioni, curiosità e rimandi tra musica, letteratura e vita saranno le trame portanti di questa rubrica: un juke box virtuale da cui trarre preziosi spunti e consigli per arricchire la propria discografia.
    Per inviare vostri articoli e proporre nuovi argomenti musicali da affrontare, scrivete a andrea.valbonetti@tiscali.it



    Campus Live: Milano

    Ma Sara
    Mi devo laureare
    Forse un giorno ti sposerò
    Magari in chiesa
    Dove tua madre sta aspettando
    Per piangere un po’


    Sabato 11 dicembre 2004.
    Mazda Palace di Milano gremito all’inverosimile.
    Sono le ventuno e quindici circa e dagli spalti si alzano cori che inneggiano con ritmo “Antonello, Antonello”.
    Passa ancora qualche minuto e poi buio in sala.
    Effetti di luci sul palco.
    Il pubblico fa sentire la propria felicità ed il concerto inizia.
    A distanza di cinque anni mi sono ritrovato per diverse circostanze ad essere tra gli spettatori di un concerto di Antonello Venditti, uno dei cantautori storici della musica italiana. Il suo primo album, Theorius Campus, in cui, per contenere i costi, alternava le sue canzoni con quelle di De Gregori, infatti, risale al 1972.
    Devo ammettere che sono affettivamente legato all’artista romano perché, fin da piccolo, i miei genitori, veri appassionati,mi hanno fatto ascoltare la sue canzoni.
    Crescendo, poi, sono ritornato ad apprezzare, ciclicamente, i pezzi di Venditti soprattutto durante gli anni del liceo e dell’università.
    Il concerto milanese dell’11 dicembre viene a coronamento dell’uscita di una raccolta dal vivo intitolata Campus Live, in cui Venditti e la Super Band, costituita da otto amici-musicisti storici e nuovi del cantautore, hanno deciso di rivisitare i brani più famosi di oltre trent’anni di carriera togliendo il suono classico del pianoforte ed inserendo la forza di tre chitarre. Il risultato è sicuramente apprezzabile e, nella maggior parte dei casi, è stata data una veste completamente nuova e più aggressiva a canzoni che, nonostante l’età, rimangono vive ed attuali.
    La serata è partita con Che fantastica storia è la vita, la canzone più riuscita dell’ultimo omonimo disco di studio, uscito nel 2003 e poi è proseguita con una scaletta che avrà sicuramente accontentato tutto il pubblico più o meno appassionato presente nel palazzetto. Tra i 28 brani suonati, infatti, spiccavano tutte quelle canzoni che sono entrate a far parte del nostro patrimonio culturale e musicale.
    Le canzoni di Venditti fondamentalmente raccontano storie.
    Affrontano temi della vita di tutti i giorni attraverso personaggi che potremmo essere noi ascoltatori o chiunque conosciamo. Ci sono alcuni topos biografici che hanno segnato la vita dello stesso cantautore e che sono diventati il suo tratto distintivo come le emozioni per i primi amori, gli anni del liceo, la paure e le difficoltà di crescere. Sono tutti temi generazionali che rimangono sempre attuali e questa è la forza di pezzi come Piero e Cinzia, Notte prima degli esami, Sara.
    Ci sono poi brani più adulti che affrontano l’amore ideale e fisico, gli scontri e le delusioni di ogni storia amorosa. Mi riferisco a Dimmelo tu cos’è, Amici mai, Ricordati di me, Ci vorrebbe un amico.
    Ancora le canzoni che raccontano del rapporto simbiotico tra l’autore e la sua città natale, Roma, o alcuni pezzi più riflessivi come Alta Marea o l’inedito Addio mia bella addio.
    Il pubblico era fortemente coinvolto e Venditti in forma smaliante nella sua classica tenuta: Ray Ban, jeans slavato, camicia bianca fuori dai pantaloni e giacca.
    L’unica nota un po’ stonata della serata sono stati gli interventi extra musicali che ogni tanto rivolgeva al pubblico come se il palco fosse un pulpito.
    Va bene dialogare con gli spettatori per renderli partecipi. Il concerto dovrebbe sempre essere un momento attivo in cui l’artista ed i fan si incontrano veramente per uno scambio di emozioni. Il fatto è che alcuni interventi durante la serata suonavano retorici e decisamente qualunquisti. Frasi come: “In questo paese ci sono due cose di cui non si può parlare: il calcio e la politica” o interventi del tipo: “Oggi tutto è di quinta, sesta serie. In politica rimpiango Berlinguer e Almirante. Nella musica italiana non ci sono più artisti come Battisti o De Andrè”, servono ad accendere nell’immediato gli animi di un pubblico eccitato per la presenza del proprio cantautore preferito, ma suonano un po’ vuote e da imbonitori. D’accordo, sono dichiarazioni che potrebbero contenere un fondo di verità, ma non si possono semplificare così questioni importanti su cui ci sarebbe da dibattere in modo approfondito o comunque che andrebbero affrontare in un’altra sede più appropriata.
    Torniamo però a parlare di musica.
    Il concerto è durato circa due ora e mezza e sono stati interpretati i brani che ognuno desidera ascoltare quando va ad un concerto di un artista dalla carriera trentennale: i classici storici.
    L’esperienza di ringiovanimento delle canzoni senza l’ausilio del pianoforte è perfettamente riuscita e, ancora una volta, si è dimostrato, valutando la presenza di un pubblico eterogeneo di genitori, bambini e giovani, che i grandi cantautori, per fortuna, sono senza tempo e travalicano le generazioni.