Speaker's Corner
Speaker's Corner
 
L'altra arte
   a cura di Myriam Latronico



1. Angelo Mazzoleni
2. Anna Dell'Anna
3. Furio Galli
4. Manuela Ferrando
5. Giuseppe Ferrando
6. Gisella Lipari
7. Fabrizio Ferretti
8. Amalia Labbruzzo
9. Damiano Gulluni
10. Teresa Tissone
11. Gianni Latronico
12. Liliana De Bellis
13. Gerardo Lando
14. Rossella Montagna
15. Amrita
16. Uliana Todoro
17. Benedetto Biundo
18. Massimiliano Schiavone
19. Vita Malvaso
20. Michele Arpino
21. Giuseppina Gravina
22. Franco Carlucci
23. Flora Zornio
24. Tonino Pianteri
25. Angela Tinella
26. Dino D'aiuto
  • Speciale OP Art
  • Speciale donne
  • Speciale Art Brut

    Mostre e appuntamenti

    La galleria
    di Speaker's Corner


    Open Space  




































  • Realizzato da
    Visiant Outsourcing
    Speaker's Corner
    SPECIALE DONNE

    Donne e pittura: un connubio che dura da secoli

    Se le donne sono state fin dall’antichità oggetto, tema e fonte d’ispirazione per intere generazioni di artisti, non possiamo dire altrettanto per quanto riguarda il loro ruolo di protagoniste attive.
    Basta sfogliare un qualunque manuale di storia dell’arte per notare come sia costante nel corso dei secoli la presenza di opere ispirate alla figura femminile: dalle figurazioni lineari e stilizzate della ceramica greca di età geometrica alle immagini lievi ed evanescenti degli affreschi pompeiani di età romana, dall’eleganza della Venere di Botticelli al virtuosismo della Gioconda di Leonardo, dalle donne gonfie e deformi di Botero alle danzatrici sensuali e leggere di Matisse.
    Continuando a sfogliare il nostro manuale, però, spicca la quasi totale assenza di opere firmate da donne.
    Sembrerebbe che l’arte femminile sia una conquista recente, la risultante di una svolta generazionale, l’effetto di un moto di riscossa sociale, culturale e politico, più che artistico, che nel corso del Novecento ha portato le donne alla ribalta, alla conquista di un proprio spazio e alla legittimazione della propria autonomia.
    Non c’è ombra di dubbio: la produzione femminile resta marginale rispetto a quella maschile, che gode di un’ampiezza e una visibilità indiscutibili.
    Ma è davvero così?

    Riflettiamo ad esempio sulle antiche origini della tradizione cosmetica. Le donne hanno cominciato ad utilizzare pigmenti colorati, cere, spatole e pennelli già dal terzo millennio a.C., per ornare il proprio corpo, truccando occhi, labbra, gote. Nel Satyricon, Petronio ci racconta di come la cerussa venisse utilizzata dalle matrone per uniformare l’incarnato del viso, mentre tutti ricordiamo l’immagine ormai topica di Cleopatra, memorabile per gli occhi dipinti e i capelli scolpiti. Ma allora, al di là delle spiegazioni antropologiche, non è forse già questo il segno, il sintomo di una propensione latente alla creatività e al senso estetico?
    Se poi ripensiamo alle antiche forme dell’arte rupestre, chi può escludere che nell’età dei cacciatori-raccoglitori le donne abbiano giocato un ruolo attivo nella realizzazione di pitture parietali a scopo rituale e propiziatorio?

    Ovviamente queste sono ipotesi; di certo non abbiamo testimonianze attendibili anteriori al Rinascimento, quando in Europa la funzione della donna si esaurisce entro i limiti angusti della dimensione familiare. Nel Medioevo le più fortunate, donne dell’alta società, libere da incombenze domestiche, ebbero l’opportunità di dedicarsi all’arte del ricamo, realizzando arazzi e paramenti sacerdotali, o della decorazione per la produzione di pregiate miniature; ma dobbiamo aspettare gli inizi del Seicento per trovare la prima opera firmata da una donna, Artemisia Gentileschi, peraltro un caso rimasto isolato nei due secoli successivi.

    Oggi viviamo in un mondo diverso, plurale ed eterogeneo, fitto di profonde contraddizioni, risultato di molteplici storie e tradizioni, in cui il principio delle pari opportunità coabita con un’altra realtà, invisibile e sommersa, dove regna la solitudine, il silenzio e la rassegnazione di donne rimaste ai margini, succubi di surreali figure maschili e spesso prigioniere di una sorda e immensa mancanza di autostima.

    Cosa ve ne sembra? Quale pensate debba essere la sfida dei prossimi anni?
    Per quanto mi riguarda, la vera conquista non consisterà nell’affermazione di una sterile e triste supremazia sull’uomo, quanto piuttosto nell’estensione a tutte le donne del diritto alla parola e alla libertà di pensiero e azione, alla possibilità per ciascuna di vivere da protagonista la propria unica e irripetibile vita.

    Così, anche se l’8 marzo è trascorso, la festa finita, il sipario calato, ogni giorno vorrei dire auguri a ogni donna, a quante che ce l’hanno fatta, ma soprattutto a quante ci stanno provando: DON’T QUIT!

    Myriam

    Amalia Labbruzzo: una pittrice che dipinge solo donne»

    "Sguardi di donna": una mostra da non perdere »