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L'altra arte
   a cura di Myriam Latronico



1. Angelo Mazzoleni
2. Anna Dell'Anna
3. Furio Galli
4. Manuela Ferrando
5. Giuseppe Ferrando
6. Gisella Lipari
7. Fabrizio Ferretti
8. Amalia Labbruzzo
9. Damiano Gulluni
10. Teresa Tissone
11. Gianni Latronico
12. Liliana De Bellis
13. Gerardo Lando
14. Rossella Montagna
15. Amrita
16. Uliana Todoro
17. Benedetto Biundo
18. Massimiliano Schiavone
19. Vita Malvaso
20. Michele Arpino
21. Giuseppina Gravina
22. Franco Carlucci
23. Flora Zornio
24. Tonino Pianteri
25. Angela Tinella
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    Speciale Op Art - Tra finzione e realtà

    Cari Speakerini,
    torno per presentarvi una corrente artistica per me significativa, in quanto vicina al mio modo di intendere l’arte come esternazione di un moto interiore.
    Parliamo di Optical Art, riferendoci non tanto ad una tecnica pittorica, quanto piuttosto ad un movimento di pensiero. Ma a parlarvene non sarò io: questa volta ho deciso di infrangere la “regola” e di cedere alla tentazione della “contaminazione virtuale”.
    Vi presento allora una sorta di tavola rotonda, in cui sentirete la voce di una donna e quella di un uomo, di Margherita De Napoli e di Gianni Latronico, letteralmente presi alla sprovvista, in quanto ignari ciascuno di ciò che avrà scritto l’altro!
    D’altronde, questa rubrica non si chiamerebbe l’ALTRA arte se non ci fosse ogni tanto l’elemento “sorpresa” a renderla diversa anche rispetto a se stessa!

    Il doppio contributo mi è sembrato doveroso, quasi simbolico in questo particolare momento: oggi, più che mai, sento la necessità di ribadire il sogno di una cultura plurale, dove la parola di un iracheno possa valere tanto quanto quella di un americano e l’opinione di una donna tanto quanto quella di un uomo. E questo incontro virtuale è solo un simbolo di quello che mi piacerebbe il mondo diventasse, una grande agorà, un immenso luogo di incontro tra uomini e donne, tra bianchi e neri, tra piccoli e grandi, tra musulmani e cristiani, tra retaggi culturali diversi aperti al confronto, inteso come occasione di scambio e di arricchimento reciproco!

    Premesso ciò, aprirò questa tavola rotonda con una provocazione.

    L’Optical Art è uno stile che mi fa venire in mente il Carnevale, quel breve tempo di follia e finzione, di risate e capovolgimento della realtà... in cui persino ai servi è concesso prendersi gioco dei padroni.Nel frattempo, nei nostri cieli venti di guerra continuano a soffiare. Ma non è uno scherzo!Proprio in questo momento così assurdo nella sua tragicità, mi è sembrato opportuno riproporre in chiave artistica il tema dell’illusione e del paradosso: ecco allora un esempio di Optical Art.

    Osserviamo il Labirinto di Damiano Gulluni.

    Cosa si agita sotto le forme piatte, i colori contrastanti e i motivi geometrici icasticamente ripetuti?Viceversa, cosa si nasconde dietro l’illusione ottica di movimento che prende corpo dalla giustapposizione di colori e dal susseguirsi di forme geometriche semplici e ripetitive? Qual è la vera sostanza dell’opera? Ciò che essa realmente propone nella sua limitata bidimensionalità o ciò che l’occhio del fruitore sembra percepire?Dove risiede il vero valore del dipinto? Nello studio precedente il momento creativo? nella rigorosa precisione scientifica necessaria a concretizzare sequenze concepite per ubbidire a ritmi predefiniti e compositi? o piuttosto nell’effetto ottico finale e assolutamente soggettivo?

     

    Ed ecco a voi le presentazioni di Margherita e Gianni, ma la tavola rotonda potrà allargarsi con i vostri contributi.
    Se anche tu vuoi dire la tua, non esitare! scrivi>>

    Myriam

    Margherita De Napoli
    Gianni Latronico
    L’Optical art (Op Art) è arte in movimento; infatti l’essenza dell’arte astratta percettiva è la creazione di esperienze cinetiche mentali non reali, generata attraverso artifici sapientemente costruiti attingendo agli studi della Gestaltpsychologie. Il destinatario della Op Art riceve sollecitazioni visive che colpiscono la selva di coni e bastoncelli da cui è formata la retina. discrepanze, conflitti percettivi, ambivalenze (“principio di ambiguità gestaltica”) catturano l’occhio dello spettatore che viene pro-vocato affinché, corrispondendo alle intenzioni dell’autore, divenga partner nel processo di costruzione dell’opera, quasi completandola dinamicamente. E’ indicativo infatti il nome della mostra con cui nel 1965 questi artisti si presentarono al Museum of Modern Art (MoMA di New York): "The Responsive Eye". E così forme statiche -con effetti ottici illusori- acquistano vita e mobilità, complice il nostro stesso sguardo. Il visuale viene scomposto, scansionato in moduli.Una ‘poesia visiva’ di Gianni Latronico intitolata OP ART, tradotta in prosa, potrebbe essere letta come il ‘manifesto’ di questa corrente artistica: “La rigida geometria euclidea in arte è superata da morbide linee sinuose di immagini asimmetriche di sfere coni rettangoli triangoli e cilindri Con lieve brezza una estrosa bizzarria un improvviso capriccio una ispirazione poetica serpeggian tra le maglie del tessuto connettivo e sconvolgon il sistema della tela di Aracne. Con maglie folli di fantasia lirica si capovolge la clessidra cambiando il tempo in e t e r n i t à”.Sembra che gli artisti vogliano sciogliere i contorni del reale per fonderli e colarli nelle forme pure della Geometria. Di fronte alla perdita di significato della realtà prende il sopravvento un’ansia metafisica. L’uomo “poetico” affonda nella propria interiorità e, con un’operazione rammemorante, cerca di portare alla luce ciò che abbiamo dimenticato: la nostra innata creatività.Dando colore alle proprie passioni prova a sconfiggere la grigità che come un’atmosfera nebbiosa vuole avvolgerci. L’Optical Art è un genere d’arte astratta, che si esprime in una pittura piatta, obbediente ad accurati schemi disegnativi, che suscitano problemi ottici nell’osservatore.Questo nome deriva dal termine “optical: ottico” appunto. L’Optical Art si propone di esercitare effetti ottici, eccitanti e si è posta in luce, come genere a sé stante, a partire dall’anno 1964.Secondo le teorie di Chevreul, colori, collocati sulla tela, in modo tale da fondersi negli occhi del riguardante, vengono a suscitare particolari effetti ottici. In obbedienza alle teorie di questi ultimi, si ottiene un colore più puro e luminoso, collocando frammisti, ma non impastati insieme, sulla tela il giallo ed il blu, per ottenere il verde. A questa teoria, risalente a Seurat ed ai postimpressionisti, si aggiunge il rinnovamento della spiritualità del soggetto, con la ricerca di una nuova forma. Colori in movimento sottendono il dinamismo interiore.L’opera di Piet Mondrian sembra un’operazione matematica (linee, piani, colori fondamentali), frutto del calcolo dei diversi elementi, che strutturano la visione. Dietro il rigoroso formalismo dell’Optical Art, c’è una visione etica dell’arte, seguendo la chiarezza ed il rigore della razionalità. In seguito, tale rigore si attenua, al contatto di Mondrian con il ritmo frenetico americano “Boogie Woogie”. Egli colora le linee, che dividono la superficie del quadro in piccoli rettangoli e quadratini rossi, gialli e blu. Alla ricerca della pura espressione senza rappresentazione sono anche: Wassily Kandinsky, Kasimir Malevic, Robert Delaunay, Stuart Davis, Paul Klee, ecc. fino ad arrivare ai moderni, di cui un fulgido esempio è fornito dal pittore calabrese Damiano Gulluni.