Speciale
Op Art - Tra finzione e realtà
Cari
Speakerini,
torno
per presentarvi una corrente artistica per me significativa, in quanto
vicina al mio modo di intendere l’arte come esternazione di
un moto interiore.
Parliamo di Optical Art, riferendoci non tanto ad una tecnica pittorica,
quanto piuttosto ad un movimento di pensiero. Ma a parlarvene non
sarò io: questa volta ho deciso di infrangere la “regola”
e di cedere alla tentazione della “contaminazione virtuale”.
Vi presento allora una sorta di tavola rotonda, in cui sentirete la
voce di una donna e quella di un uomo, di Margherita De Napoli
e di Gianni Latronico, letteralmente presi alla sprovvista,
in quanto ignari ciascuno di ciò che avrà scritto l’altro!
D’altronde, questa rubrica non si chiamerebbe l’ALTRA
arte se non ci fosse ogni tanto l’elemento “sorpresa”
a renderla diversa anche rispetto a se stessa!
Il
doppio contributo mi è sembrato doveroso, quasi simbolico in
questo particolare momento: oggi, più che mai, sento la necessità
di ribadire il sogno di una cultura plurale, dove la parola di un
iracheno possa valere tanto quanto quella di un americano e l’opinione
di una donna tanto quanto quella di un uomo. E questo incontro virtuale
è solo un simbolo di quello che mi piacerebbe il mondo diventasse,
una grande agorà, un immenso luogo di incontro tra uomini e
donne, tra bianchi e neri, tra piccoli e grandi, tra musulmani e cristiani,
tra retaggi culturali diversi aperti al confronto, inteso come occasione
di scambio e di arricchimento reciproco!
Premesso
ciò, aprirò questa tavola rotonda con una provocazione.
L’Optical
Art è uno stile che mi fa venire in mente il Carnevale, quel
breve tempo di follia e finzione, di risate e capovolgimento della
realtà... in cui persino ai servi è concesso prendersi
gioco dei padroni.Nel frattempo, nei nostri cieli venti di guerra
continuano a soffiare. Ma non è uno scherzo!Proprio in questo
momento così assurdo nella sua tragicità, mi è
sembrato opportuno riproporre in chiave artistica il tema dell’illusione
e del paradosso: ecco allora un esempio di Optical Art.
Osserviamo
il Labirinto di Damiano Gulluni.
Cosa
si agita sotto le forme piatte, i colori contrastanti e i motivi
geometrici icasticamente ripetuti?Viceversa, cosa si nasconde dietro
l’illusione ottica di movimento che prende corpo dalla giustapposizione
di colori e dal susseguirsi di forme geometriche semplici e ripetitive?
Qual è la vera sostanza dell’opera? Ciò che
essa realmente propone nella sua limitata bidimensionalità
o ciò che l’occhio del fruitore sembra percepire?Dove
risiede il vero valore del dipinto? Nello studio precedente il momento
creativo? nella rigorosa precisione scientifica necessaria a concretizzare
sequenze concepite per ubbidire a ritmi predefiniti e compositi?
o piuttosto nell’effetto ottico finale e assolutamente soggettivo?
Ed
ecco a voi le presentazioni di Margherita e Gianni, ma la tavola rotonda
potrà allargarsi con i vostri contributi.
Se anche tu vuoi dire la tua, non esitare! scrivi>>
Myriam
Margherita
De Napoli |
Gianni
Latronico |
| L’Optical
art (Op Art) è arte in movimento; infatti l’essenza
dell’arte astratta percettiva è la creazione di esperienze
cinetiche mentali non reali, generata attraverso artifici sapientemente
costruiti attingendo agli studi della Gestaltpsychologie. Il destinatario
della Op Art riceve sollecitazioni visive che colpiscono la selva
di coni e bastoncelli da cui è formata la retina. discrepanze,
conflitti percettivi, ambivalenze (“principio di ambiguità
gestaltica”) catturano l’occhio dello spettatore che
viene pro-vocato affinché, corrispondendo alle intenzioni
dell’autore, divenga partner nel processo di costruzione
dell’opera, quasi completandola dinamicamente. E’
indicativo infatti il nome della mostra con cui nel 1965 questi
artisti si presentarono al Museum of Modern Art (MoMA di New York):
"The Responsive Eye". E così forme statiche -con
effetti ottici illusori- acquistano vita e mobilità, complice
il nostro stesso sguardo. Il visuale viene scomposto, scansionato
in moduli.Una ‘poesia visiva’ di Gianni Latronico
intitolata OP ART, tradotta in prosa, potrebbe essere letta come
il ‘manifesto’ di questa corrente
artistica: “La rigida geometria euclidea in arte è
superata da morbide linee sinuose di immagini asimmetriche di
sfere coni rettangoli triangoli e cilindri Con lieve brezza una
estrosa bizzarria un improvviso capriccio una ispirazione poetica
serpeggian tra le maglie del tessuto connettivo e sconvolgon il
sistema della tela di Aracne. Con maglie folli di fantasia lirica
si capovolge la clessidra cambiando il tempo in e t e r n i t
à”.Sembra che gli artisti vogliano sciogliere i contorni
del reale per fonderli e colarli nelle forme pure della Geometria.
Di fronte alla perdita di significato della realtà prende
il sopravvento un’ansia metafisica. L’uomo “poetico”
affonda nella propria interiorità e, con un’operazione
rammemorante, cerca di portare alla luce ciò che abbiamo
dimenticato: la nostra innata creatività.Dando colore alle
proprie passioni prova a sconfiggere la grigità che come
un’atmosfera nebbiosa vuole avvolgerci. |
L’Optical
Art è un genere d’arte astratta, che si esprime in
una pittura piatta, obbediente ad accurati schemi disegnativi,
che suscitano problemi ottici nell’osservatore.Questo nome
deriva dal termine “optical: ottico” appunto. L’Optical
Art si propone di esercitare effetti ottici, eccitanti e si è
posta in luce, come genere a sé stante, a partire dall’anno
1964.Secondo le teorie di Chevreul, colori, collocati sulla tela,
in modo tale da fondersi negli occhi del riguardante, vengono
a suscitare particolari effetti ottici. In obbedienza alle teorie
di questi ultimi, si ottiene un colore più puro e luminoso,
collocando frammisti, ma non impastati insieme, sulla tela il
giallo ed il blu, per ottenere il verde. A questa teoria, risalente
a Seurat ed ai postimpressionisti, si aggiunge il rinnovamento
della spiritualità del soggetto, con la ricerca di una
nuova forma. Colori in movimento sottendono il dinamismo interiore.L’opera
di Piet Mondrian sembra un’operazione matematica (linee,
piani, colori fondamentali), frutto del calcolo dei diversi elementi,
che strutturano la visione. Dietro il rigoroso formalismo dell’Optical
Art, c’è una visione etica dell’arte, seguendo
la chiarezza ed il rigore della razionalità. In seguito,
tale rigore si attenua, al contatto di Mondrian con il ritmo frenetico
americano “Boogie Woogie”. Egli colora le linee, che
dividono la superficie del quadro in piccoli rettangoli e quadratini
rossi, gialli e blu. Alla ricerca della pura espressione senza
rappresentazione sono anche: Wassily Kandinsky, Kasimir Malevic,
Robert Delaunay, Stuart Davis, Paul Klee, ecc. fino ad arrivare
ai moderni, di cui un fulgido esempio è fornito dal pittore
calabrese Damiano Gulluni. |
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