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L'altra arte
   a cura di Myriam Latronico



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    L'altra arte a cura di Myriam Latronico


    DAMIANO GULLUNI

    Labirinto
        

    IL LABIRINTO

    Nel tuo labirinto
    ora io sono entrato
    in….punta.…di….piedi
    per scoprirti solo in un
    remoto angolo nascosto
    nell’ansiosa attesa del filo
    della dolce Arianna
    persa dietro al
    suo Teseo e
    incurante
    del tuo
    S. O. S
    Il mio
    a r r i v o
    improvvisato
    ti ha ammutolito
    ma la mia lunga mano
    ti ha riscaldato l’anima
    e ti ha infervorato il cuore
    togliendoti l’iniziale totale
    soggezione e sfiducia nel
    prossimo vicino e lontano
    Una forza oscura mi
    voleva allontanare
    per sempre da te
    ma un arcano
    incantesimo
    mi legava
    ai begli
    schemi
    ai bei colori
    s q u i ll a n t i
    ai piani e volumi
    rotolanti e iridati
    dalla sorgente viva
    dell’ispirazione artistica

    Gianni Latronico

    Qual è il filo conduttore che lega i pieni e i vuoti tra cui oscilla l’op art di Damiano Gulluni?
    Qual è lo scopo ultimo dei suoi molteplici labirinti, dove i colori si alternano ritmicamente fino a catturare lo sguardo dello spettatore per farlo scivolare ripidamente in un vortice veloce e senza fine?
    E cosa si nasconde, invece, dietro i palazzi, dietro quel susseguirsi di edifici schematizzati e ironizzati attraverso la ripetizione di archetipi, dove il vuoto prende corpo nel vivace cromatismo che si staglia sul candido sfondo bianco?
    Per scoprire l’arte del pittore calabrese, è fondamentale seguire i corsi e ricorsi che hanno segnato la sua evoluzione, dall’infanzia alla laurea in architettura, dal disegno ornato al disegno tecnico, dall’arte concettuale all’arte geometrica.
    I suoi paesaggi interiori ripropongono l’eco del canto delle sirene; le sue illusioni ottiche seguono il filo di Arianna; le sue fantasie poetiche si rifanno all’idillio naturalistico dell’Arcadia. La linea morbida e sinuosa fa da contorno ad alte muraglie, grattacieli imponenti e antichi templi greci; ma in tanto ordine costituito, il capriccio e l’estro sopraggiungono improvvisi nei cerchi quadrati, nei bordi luminosi, nelle onde concentriche di piani, coni, sfere e cilindri. La luce diffusa, il cubismo lineare, il ritmo spaziale suggeriscono l’impressione di colori, forme, segni in movimento, come un flusso di cangianti emozioni.

    La costruzione di complicati labirinti e la sublimazione del paesaggio urbano nascondono la ricerca incessante del movimento, di un moto che porti l’artista e insieme lo spettatore alla fuga dalla realtà, all’incursione in una dimensione altra, psichica e onirica, dove lo spazio e il tempo si perdono nell’infinito.
    L’alternanza di fasce di colore disposte in sequenze ordinate alla ricerca continua del movimento convive con il ricorso di linee leggere, fragili, giocose, che tentano di ricostruire il mondo circostante e penetrare il segreto delle cose.

    Ma le sue opere non svelano la realtà: lasciano intravedere diversi aspetti di mondi possibili; non esistono in sé e per sé, ma acquistano un senso compiuto solo ed esclusivamente nella mente di chi le guarda.
    Il potere dialogico della sua arte sta proprio in questa capacità di innescare nello spettatore un processo interattivo, di eccitare e stimolare la sua fantasia, lasciandolo libero di sognare e di instaurare con l’opera un dialogo assolutamente interiore, personale e, proprio per questo, insindacabile.

    E allora?
    A voi la libera interpretazione!


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    Myriam


    Per saperne di più visita la pagina personale dell'artista o il sito
    e-mail dgulluni@inwind.it

    BINARI VIRTUALI - Premessa di Margherita De Napoli

     

    LA GEOMETRIA MORBIDA NELL’ARTE DI DAMIANO GULLUNI
    Gianni Latronico
    Nella corrente dell’espressionismo astratto, di volta in volta, Damiano Gulluni è stato classificato nell’arte concettuale, spirituale, ottica, senza riferimento alcuno al soggetto trattato all’impronta né alla tecnica adottata all’istante.

    Minimalista e massimalista, informale e concreto, analitico e descrittivo, poliedrico di natura, egli si eleva al disopra di ogni etichetta e di ogni –ismo, per andare controcorrente e tradurre la sua percezione visiva in arte pura e semplice, senza fronzoli né complicazioni.

    Essendo alla perenne ricerca dell’araba fenice, della luna nel pozzo, dell’isola che non c’è, la sua ambizione è di esprimere l’assoluto, il sublime, l’eterno in una geometria morbida, che smussa gli spigoli della realtà e ammorbidisce le varie angolazioni della verità. La sua anima ribelle si espande in molecole di colore, in lame di luce, in pigmenti di sogno, dislocati in vari piani dimensionali ed inseriti in diversi moduli concentrici.

    L’incontro con le teorie coloristiche di Chevreul, esemplificate in Seurat, accentuate in Matisse e sublimate in Mondrian, lo hanno portato a una continua evoluzione stilistica e ad una perenne stilizzazione contenutistica.

    Damiano Gulluni è andato sempre oltre, nello scarnificare, ridurre, semplificare la forma, accendendo le tinte ed accentuando il movimento, fino a sconcertare il fruitore, per respingerlo ed attirarlo, atterrirlo ed allettarlo, intenerirlo e soggiogarlo alfine. Memore della sua laurea in architettura, attualmente effonde nell’optical art tessere di mosaici bizantini, elementi formali arabi e fusioni strutturali, in una linea sinuosa, intrigante, senza soluzione di continuità.

    I segni si intersecano, si intrecciano, si compenetrano in un luogo mistico, in un ambiente ideale ed in un tempo bergsoniano, che prescindono dalla materia, dall’oggetto, dal caos. Lo spazio ritmico, la scansione mobile, i piani sovrapposti si ammorbidiscono nel flusso armonico di categorie interiori, che ricordano l’oggetto della sensazione visiva e lo superano nella profondità dell’accessione spirituale.

    Dopo il crollo delle torri gemelle americane, svettano i magnifici grattacieli di New York, in un clima surreale; ma, in cima alle loro cuspidi, non hanno pannelli, radar, antenne, bensì la mezza luna dell’Islam ed il sole pieno dell’avvenire, in un ideale abbraccio di oriente ed occidente. La scelta del colore, del disegno, dell’habitat non corrisponde mai alla realtà effettuale, ma sempre a mutevoli stati d’animo, a sfondo malinconico, mesto, triste, però ravvivato da un costante ottimismo, insito nelle cangianti nuances.

    Il jazz, il rhythm an’ blues ed la musica soul si alternano al canto libero, alle melodie soffici ed alle dolci sinfonie, per esprimersi totalmente nella danza delle ore e nel tempo illimitato, di carattere interiore. Avendo il dono dell’infinito, Damiano Gulluni è un pittore maledetto alla Modigliani, con il tormento dell’artista di razza, con la genialità ed il talento dei grandi maestri. L’alito del vento, il raggio del sole, l’azzurro dell’acqua si insinuano nel tessuto connettivo dei suoi effetti ottici, per riempirli di linfa vitale, di movimento sussultorio e di poesia visiva.



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