L'altra arte
a cura di Myriam Latronico
TERESA TISSONE
Nudo di donna
Dimensioni: 70x40
Tecnica: Olio su tela
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NUDO DI DONNA
Tra
tanti
volti e
busti di
donne sole
or qui splende
davanti a me
un… flessuoso
nudo di donna
in pieno fiore
Ha lo slancio di
una dolce donzella
proprio al suo primo
unico appuntamento
e l’ardore della sposina
nella sua prima notte
in luna di miele
Un tripudio di
svolazzi luci
e bei colori
in movimento
ne rispecchiano
la florida bellezza
e l’interiore armonia
Ha la febbre nel cuore
palpitante di gioia e
l ’ ansiosa attesa
negli occhi neri
Gianni Latronico
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Tratti indefiniti, tinte evanescenti, svolazzi accademici
danno corpo e forma ai volti corrucciati e assorti,
lieti e pensierosi, intensi ed aperti di Teresa Tissone.
Vi presento così l’arte e l’opera
di una donna che ha lottato per difendere la propria
femminilità e affermare il proprio diritto alle
pari opportunità: eppure, nei suoi ritratti,
il femminismo non viene espresso in toni arroganti,
atteggiamenti spavaldi, gesti estremi, bensì
in un intimismo raccolto, in una protesta silenziosa,
in un’atmosfera discreta e sospesa.
I
suoi sono nudi castigati e pudichi, aggraziati e intensi,
eterei e sfumati, senza pose audaci, movenze scomposte,
atteggiamenti osè, ma raccolti in un alone
di mistero, di grazia e di poesia. L’intensità
dei sentimenti è commisurata all’incisività
del cromatismo lirico ed alla chiarezza della diafana
luminosità, nella composizione strutturale,
nel tratteggio dei lineamenti e nel magico tocco finale.
I colori scarni ed essenziali, le
luci splendenti e psichedeliche, le forme suadenti
e accattivanti indagano l’animo femminile, in
un sottile gioco di toni tenui, ritmi accentuati e
nuances oniriche.
L’eterno femminino aleggia nei
visi, dai tratti sempre innocenti, gitani o angelici,
mai volgari, sfacciati o diabolici. Gioia e dolore
si alternano nell’intensità dello sguardo,
con una profondità che va dritta al cuore,
per non lasciarlo mai più.
Mentre
altre pittrici sono tormentate dalla scalata al successo,
Teresa è assillata dalla fine che fanno i suoi
quadri. Li segue passo passo e, nel timore di perderli
per sempre, li ricrea, mutatis mutandis. Così,
ridipingendoli, non se ne separa mai, ma continua
a farli vivere nell’immortalità della
sua anima bella e nell’eterna scintilla dell’arte
pura.
Per vedere altre opere di Teresa Tissone
visita la galleria di Speaker's Corner»
Myriam
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L'ARTE TUTTA FEMMINILE DI TERESA TISSONE
Gianni
Latronico
L’arte di Teresa Tissone affonda le radici nella sua lontana infanzia,
in tempi di fame e di carestia, quando la beltà splendeva nei suoi
occhi ed il terrore in quelli delle deportate, delle vedove, delle mamme
senza più figli, già dispersi o in guerra.
Incoraggiata dalla
madre, nella sua precoce vena artistica, lei ritraeva quei volti afflitti,
quelle facce stralunate, quei visi sconvolti, visti di sfuggita, per un
attimo e fermati all’istante, sulla carta, per l’eternità.
L’immediato dopoguerra li ravvivava poi, di speranza ed infine,
la successiva ricostruzione li illuminava della gioia di vivere in pace
e tranquillità.
Lei adeguava umori, segni e colori al cambiamento
dei tempi, degli eventi e delle espressioni che riportava fedelmente sui
quaderni, a quadretti o a righi. A forza di ritrarre diversi stati d’animo,
vi si identificava a tal punto, da non poterne più fare a meno.
Con il passare del tempo, alla grafica faceva subentrare
il disegno ornato, ai fogli sostituiva i cartoncini prima e le tele dopo,
arricchendoli di sfumature, svolazzi e arabeschi. Per Teresa Tissone,
la pittura diventava chiave di lettura delle emozioni, del subconscio
e dei sentimenti femminili, in ogni stagione ed in ogni situazione.
Con trepidazione seguiva
lo sbocciare, la crescita e l’affermazione del movimento femminista,
nei lineamenti forti, marcati, decisi di donne in carriera e di zingare,
ormai padrone del mondo. Le pari opportunità la mettevano in condizione
di uscire dal guscio della famiglia, per aprirsi alla recita a soggetto,
alla partecipazione a fotoromanzi ed a comparse in televisione, con Corrado,
Buongiorno, Gassman.
Dopo la parentesi
dello spettacolo, Teresa Tissone riprendeva i pennelli, per tornare all’universo
femminile, con nuove esperienze, rinnovato entusiasmo, nuovo ardore e
tecnica raffinata. I suoi ritratti andavano a ruba, tanto da non poterli
più esporre in casa o in galleria, per sottrarli alla sua vista,
evitando così il dispiacere del distacco ed il dolore della perdita.
Nonostante
li avesse ammucchiati in un salone, rivolti al muro, al momento di ogni
singola consegna era sempre una tragedia. Allora, per sfuggire all’angoscia,
doveva precipitarsi nello studio, a creare un’altra opera d’arte,
che fosse più grandiosa della precedente, per farle dimenticare
lo strappo e per spingerla a nuove imprese, ma sempre nell’ambito
del pianeta donna. Lei analizza l’altra metà del cielo con
slancio, passione, trasporto ed immedesimazione, tanto che ogni suo ritratto
ha in sé l’impronta personale dell’autrice, la coscienza
collettiva dell’eterno femminino ed il segno universale della vera
arte.
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