Cosa
si nasconde dietro il volto rassicurante di un insegnante
che ogni giorno si confronta con la piccola grande personalità
dei suoi alunni? Cosa si cela dietro la compostezza,
l’ordine e il rigore, dietro il complesso sistema
di nozioni e saperi che il nostro prof cerca di trasmettere
ai suoi?
Dietro quella inesauribile capacità di ascoltare,
al di là della proverbiale pazienza, oltre il
rassicurante sorriso, si apre un abisso smisurato, un
microcosmo senza confini, un alveare immenso, dove frullano
idee a velocità alterne e imprevedibili, una
sorta di vulcano, a volte fumante, a volte inerme, ma
sempre in attività.
Così i pensieri, arrotolandosi su se stessi,
s’ingigantiscono, prendono corpo, spessore, calore,
vita, e, come un magma che si agita senza trovare spazio
sufficiente, all’improvviso cercano uno sfogo,
una via d’uscita, chiedono di essere liberati
dalle anguste pareti di una mente grande, grandissima,
ma pur sempre limitata, costretta entro i limitati spigoli
della ragione. E quando nemmeno lui se lo aspetta…
esplodono, fuoriescono sotto forma di melodie, immagini,
versi, parole scritte o cantate.
Ecco. Questo è Massimiliano Schiavone: musicista,
pittore, scrittore, poeta, semplicemente un artista,
prima ancora che un insegnante, un artista a tutto tondo,
che ha fatto dell’ispirazione e dell’arte
il suo mondo, il suo modo di pensare, di essere, di
vivere.
Nascono così le sue opere, come idee, annotazioni,
appunti del viaggio interiore che dura da una vita e
che prosegue senza meta, puntando oltre i confini del
sensoriale, del noto, del certo.
Le sue opere non sono esperimenti, non nascono da una
ricerca pensata, attenta e razionale; sono piuttosto
l’espressione di quel moto intimo e perpetuo che
non conosce sosta, sono la sintesi di ordine e disordine,
di un incessante irrisolto conflitto tra il bisogno
di rassicuranti certezze e il desiderio irrinunciabile
di emozioni nuove, tra realtà acerba e fertile
fantasia, tra obiettivi vicini e sogni lontani, tra
il piacere diluito derivante da abitudini consolidate
e il brivido intenso provocato da passioni fulminee.
E quando il violino e la penna non bastano ad esprimere
la mole di pensieri ed emozioni, allora subentra il
pennello: immagini dai contorni netti, prive di profondità,
lontane anni luce dai limiti del vero; si stagliano
sullo sfondo, animando strati di colore sovrapposti,
creando composizioni audaci, ma dense di una solitudine
estrema. Le coppie di elementi che spesso si ergono
a confronto, si specchiano, si guardano, si scrutano
senza raggiungersi mai, lasciando che il desiderio dell’incontro
si risolva per sempre in una lunga eterna infinita attesa.
Vi lascio allora agli spunti che le forme veloci, i
tratti repentini, le parole e i versi in sms riusciranno
a suscitare in ciascuno di voi.
Nel frattempo, rapito dalla lettura de Il violino nero
di Maxence Fermine (Bompiani), Max si sta dedicando
ad una nuova grande impresa: costruire il proprio personalissimo
violino, dar corpo a uno strumento in grado di tradurre
in suono la musica che aleggia nella sua anima. Chissà,
magari quando avrà raggiunto lo scopo, riuscirò
a farvi sentire anche on line le vibrazioni che scaturiscono
da un sogno compiuto.
Buona
Natale a tutti!
Myriam
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