L'altra arte
a cura di Myriam Latronico
MICHELE ARPINO
Sirtaki
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Cari Speakerini,
torno per proporre alla vostra attenzione le opere di un giovane artista, Michele Arpino.
Finora ho sempre presentato artisti che ho avuto l'occasione di conoscere personalmente, di cui ho potuto apprezzare le opere, toccare con mano il concretizzarsi dell'ispirazione, l'idea tradotta in supporti, materiali, colori, pigmenti, tramite cui ho potuto scrutare dettagli, intravedere frammenti d'anima sparsi, cogliere solitudini profonde e incolmabili.
Quando ho cominciato questa avventura battezzata L'altra arte, mi sono data una regola: non scrivere di ciò che non conosco. L'arte è un tema complicato e presentare un artista è operazione complessa: richiede osservazione, studio, occhio critico, ma anche immedesimazione, rispetto e una profonda comprensione. Dietro ogni stile, dietro ogni opera c'è una storia, un percorso, una evoluzione, una trama intrisa di tormenti, attese e speranze tradite e, contemporaneamente, la voglia di scioglierla, tesserla, e poi scioglierla di nuovo, comunque di domarla, e poi il perenne ossimoro per cui il bello è brutto e il brutto è bello, come ripeteva Lady Macbeth in delirante esitazione tra il rispetto dell'onore e il fascino del potere, tra l'ordine e il disordine.
Per questo ho esitato prima di presentarvi Michele Arpino. Perché non lo conosco. Semplicemente.
Eppure, nelle sue immagini ho riconosciuto una poesia già nota, una musica familiare, un moto convulso di repulsione e desiderio, un'ironia neppure tanto velata, la voglia di infrangere regole e contorni per ridefinire un nuovo ordine, il disincanto di un bambino che in fondo teme di diventare adulto, come se questo passaggio potesse essere eluso o anche soltanto rinviato, l'atteggiamento vagamente punk di chi non accetta le verità assolute, gli imperativi imposti e categorici, di chi sceglie di prestare attenzione a tutto ciò che è marginale o non codificato.
E' per tutto questo che ho scelto di fare un'eccezione (le regole sono fatte per essere violate, no?) e di scrivere di lui, trentenne barese, scrittore, poeta, fumettista, disegnatore. Nella galleria potrete osservare i suoi acquerelli, misti a china e tempera bianca, scrutarli, decifrarli, reinventarli.
Le forme spesso aguzze, il ripetersi di elementi decorativi apparentemente fini a se stessi, colori vivaci costretti entro margini cupi, la prevalenza di tonalità oscillanti tra il rosso e il blu, la presenza sporadica del verde, dispensato con parsimonia, quasi a illuminare l'opera, a segnalare i rari momenti positivi di una vita trascorsa a lottare contro ogni ordine precostituito, i contorni rigorosamente marcati di nero, un non-colore che entra prepotentemente nell'opera a determinare nuovi confini, le immagini incastrate tra loro, il susseguirsi convulso di segni: è questo, in sintesi, il tessuto da cui emerge il pensiero di Michele Arpino, un artista che ama definirsi "pensatore a tempo pieno".
E prima di lasciarvi alle sue opere, concludo riportando le parole dell'autore:
"Ho cominciato a fare arte da quando ho capito di non poterne fare a meno.
Ed ho capito di non poterne fare a meno da quando ho cominciato a farla.
Tutto il resto è ignoto".
Myriam
Contatti: michele.arpino@email.it
Sito: www.michelearpino.populus.ch
Per vedere altre opere di Michele Arpino visita la galleria di Speaker's Corner »
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