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L'altra arte
   a cura di Myriam Latronico



1. Angelo Mazzoleni
2. Anna Dell'Anna
3. Furio Galli
4. Manuela Ferrando
5. Giuseppe Ferrando
6. Gisella Lipari
7. Fabrizio Ferretti
8. Amalia Labbruzzo
9. Damiano Gulluni
10. Teresa Tissone
11. Gianni Latronico
12. Liliana De Bellis
13. Gerardo Lando
14. Rossella Montagna
15. Amrita
16. Uliana Todoro
17. Benedetto Biundo
18. Massimiliano Schiavone
19. Vita Malvaso
20. Michele Arpino
21. Giuseppina Gravina
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24. Tonino Pianteri
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    L'altra arte a cura di Myriam Latronico


    FABRIZIO FERRETTI

    Autoritratto - tecnica mista su tela - cm. 40x30
        


    AUTORITRATTO

    Vittima
    innocente
    del sistema
    ti senti spiato
    perseguito incastrato
    dal sistema costituito
    instancabile nell'inventare
    nuovi balzelli tasse oneri
    d'insuperabile fantasia e
    d'immediata applicazione
    Ombre
    lunghe e
    spettrali or
    si addensano
    sui tuoi nobili
    lineamenti per
    approfondirli e
    incupirli in solchi
    ed in pieghe amare
    L ' incomprensione
    del volgo profano
    è nulla in confronto
    a chi vuole perfino
    sottrarti gli strumenti
    per esprimere il tuo
    inestimabile genio creativo


    Gianni Latronico


    E come promesso, torno per parlarvi di Fabrizio Ferretti, giovane artista romano, ribelle per natura, che, nonostante la formazione accademica, ha scelto un linguaggio artistico libero, immediato, istintivo, l'unico in grado di esprimere il suo dissenso, la sua assoluta indipendenza dalla cultura priva di senso veicolata dai mass media, la sua avversione alle regole, alle convenzioni sociali, ai dogmi, all'ordine apparente, al conformismo imperante.
    Seguace di Twombly, Warhol e Basquiat, ne calca le orme realizzando composizioni popolate da luci psichedeliche, colori vibranti, segni taglienti in primo piano, che, come un'ideale cortina, lasciano intravedere la doppia valenza insieme poetica e universale dei suoi dipinti.
    Nelle sue opere, possiamo scorgere una forma intellettualizzata di art brut, la ricerca di un modello di comunicazione che rievoca i tratti, i modi, l'ingenuità del disegno infantile, allo scopo utlimo di raccontare le ansie psichiche e i divari esistenziali comuni alla sua, e alla nostra, generazione.
    Fabrizio Ferretti ha scelto il pennello come megafono attraverso cui far sentire la sua voce; le sue tele urlano, protestano, si ribellano: sono un manifesto, un atto di denuncia contro il lassismo, l'ipocrisia, contro ogni genere di discriminazione e ogni forma di consumismo. E come il suo animo si dibatte tra essere e divenire, bene e male, euforia e disagio, così, nelle sue opere, vivide luci si oppongono a lunghe ombre: è questo lo sfondo da cui emergono le sue figure, immagini essenziali dell'uomo della strada, colto nella sua gestualità spontanea, nei suoi bisogni primordiali, nelle sue scelte istintive.
    E proprio questo costante riferimento antropomorfico svela, al di là dell'abile tecnica pittorica, l'altruismo e la sensibilità da cui scaturisce il profondo senso critico di Fabrizio Ferretti.
    A voi le immagini!

    Per vedere altre opere di Fabrizio Ferretti visita la galleria di Speaker's Corner »
    Myriam
    LA POTENTE ART BRUT DI FABRIZIO FERRETTI
    di Gianni Latronico

    Nel 1947, Jean Dubuffet sosteneva che l'art brut non era collegata a modelli culturali, estetici, artistici, bensì a un'esasperata espressione dell'alienazione mentale, in scarabocchi, ghirigori, segni insignificanti. In un'epoca di sfrenato consumismo e di indiscriminato meccanicismo, il capovolgimento dei valori ha travolto anche il vecchio concetto debuffetiano, trasferendolo dagli alienati ai colti, agli outsiders, che non accettano l'attuale establishment.

    Fabrizio Ferretti parteggia per i no global, considera la proprietà un furto ed il capitale un'arma, per stritolare gli ingenui gli indifesi, i vinti, in una realtà esistenziale: disumana, cinica ed invivibile. Egli ha il denaro in gran dispetto, è contrario al falso progresso e ritiene che l'arte sia l'unico mezzo idoneo, per la ricostruzione di tempi umani più accettabili e per la gioia di vivere.
    L'avanzare della desertificazione ambientale, della depressione psichica, del disagio sociale e dell'inquinamento atmosferico vanificano ogni velleità di tecnicismo avanzato o di imprese umanitarie. Nei primi piani di Fabrizio Ferretti appaiono codici a barre, liste di prezzi, codici fiscali, come barriere psichiche, ferree sbarre, muraglie invalicabili, ipocrite finzioni, inadatte alla comunicazione di massa ed agli scambi interpersonali.

    In rete, scadenze, rianimazione, pago bancomat, carne da macello, sul ciglio, elettrosmog, spazzatura, soldati di petrolio sono i titoli, che ripetutamente tornano nelle sue opere, per mostrare masse di gente assiepata, stralunata, depressa.

    Al di sopra dei colori psichedelici, delle sagome vuote, delle forme evanescenti si inerpicano segni deliranti di forche caudine, scavatrici meccaniche, martelli pneumatici, che appaiono estraniati, sospesi, annaspanti. Invano, il pennello cerca di fermare la massa nera del blob umano e terreno, per far scoprire angoli di paradiso, tra tante ombre e poche luci.

    Sembra che Dio abbia abbandonato l'uomo al suo destino, ai venti di guerra ed alle angosce esistenziali, tra le macerie di un mondo in sfacelo, senza possibilità di salvezza.

    Eppure, in tanta desolazione, spunta il fiore dell'arte, come panacea catartica, capace di curare le ferite del sistema, annientare il male dell'indifferenza e far trionfare la tranquillità dell'anima, tra le onde del mare in tempesta. Il ritmo del tempo ha il suono stridente del jazz, lo swing e lo spleen degli spirituals; ma, nel sottofondo, si avverte il canto allettante delle sirene e la melodia seducente delle ninfe, nella danza delle ore.

    Per maggiori informazioni su Gianni Latronico,
    visita il sito »» o scrivi a gianni.latronico@libero.it