Buio in sala
dal nostro inviato Clara Collalti
INTERMEZZO
Intermezzo preautunnale. Che ha il sapore un po' nostalgico di certi momenti, tanto saturi di buon cinema da non riuscire a seguirli come si vorrebbe. L'estate, ripeto, non è l'occasione ideale per chi ama il cinema. O forse solo un certo tipo di cinema, e allora gli spettatori che anche d'estate trovano pane per i loro denti perdoneranno questa sosta così prolungata. Ma chi scrive ha preferito aspettare, piuttosto che riempire di parole inadatte qualche foglio, aspettare che qualcosa si svegliasse di nuovo, che qualcosa tornasse a vibrare, che facesse di nuovo sognare.
Il 27 Agosto si è aperta la 60º edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Avrei voluto raccontarvela da là, affacciata sul Lido, imbevuta di emozioni e della prefessionale mondanità che in genere scorta l'evento. E invece vi scrivo da qui, da una scomoda poltroncina che maledico, e con lei l'imprevisto che come da copione non si è fatto attendere - un giorno forse capirò perché alla vigilia di certe occasioni l'imprevisto sia un'ineluttabile costante...
Settimana prossima Milano dedicherà alla Mostra una settimana di proiezioni no-stop. E allora le suggestioni più forti saranno catturate là, in differita di una manciata di giorni. Senza la possibilità che la star del momento ti confonda a fine giornata con un addetto ai lavori e ti offra un caffè, d'accordo. Ma chi sta seguendo le notizie e la cronaca spiccia dal Lido non si è certamente lasciato sfuggire la qualità di certe proposte. Ci sono almeno due o tre titoli che vale la pena di ricordare, e di aspettare. Sono tutti italiani, almeno di matrice, a dispetto di chi ha ancora voglia di urlare che il nostro cinema giace sepolto sotto un cumulo di macerie: il primo si intitola Buongiorno notte, e la regia è di quel Marco Bellocchio che nella stagione passata ci aveva regalato un film di grande spessore, L'ora di religione. Accolto dal pubblico con grande entusiasmo, ha seminato qualche perplessità tra i critici più accaniti. E poi Il miracolo, del salentino Edoardo Winspeare, che critica e pubblico hanno invece accolto con una valigia piena di applausi e consensi. Incanta, sorprende, lascia ancora una volta basiti il ritorno alle atmosfere pargine di Bernardo Bertolucci, che chiude nuovamente in un appartamento i suoi protagonisti - The dreamers - sfidando il ricordo del suo più grande successo. E mentre fuori impazza la rivoluzione, mentre il mondo sembra cercare un'altra direzione, i sognatori vivono la loro iniziazione.
C'è un mondo da scoprire, scoprendo Venezia, ma le pellicole da citare sarebbero troppe. Si farà qui solo una spunta rapida e arbitraria: Monsieur Ibrahim e i fiori del corano, Zatoichi di Takeshi Kitano, Woody Allen per il suo Anything Else, Nicole Kidman e Anthony Hopkins insieme per The human stain, Sofia Coppola e Amos Gitai, e ancora Il ritorno di Cagliostro di Ciprì e Maresco e Segreti di stato di Paolo Benvenuti. Aspettando insieme che sia il momento di parlarne.
Clara
Collalti
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