Speaker's Corner
Speaker's Corner
 
Buio in sala
   dal nostro inviato
Francesca Pozzi




  • Sideways - In viaggio con Jack
  • Alfie
  • Shark Tale
  • Provincia meccanica
  • Il mercante di Venezia
  • Ma quando arrivano le ragazze?
  • The aviator
  • Alla luce del sole
  • Exils
  • Che pasticcio Bridget Jones!
  • Tu la conosci Claudia?
  • Closer
  • The Polar Express
  • Occhi di cristallo
  • Prima del tramonto - before sunset
  • Nathalie
  • E' più facile per un cammello
  • I diari della motocicletta
  • La spettatrice
  • Il vestito da sposa
  • Monster
  • Dopo Mezzanotte
  • Andata + Ritorno
  • L'odore del sangue
  • L'amore ritorna
  • Non ti muovere
  • Agata e la tempesta
  • Mi piace lavorare
  • L'amore è eterno finchè dura
  • Ritorno a Cold Mountain
  • Something’ gotta give
  • Le invasioni barbariche
  • E' già ieri
  • Il Cartaio
  • In the cut
  • Lost in translation
  • Love Actually
  • Dogville
  • Prima dammi un bacio
  • Mystic river
  • Ora o mai più
  • Caterina va in città
  • Per sempre
  • Il miracolo
  • Paz
  • Amorfù
  • The dreamers
  • Buongiorno, notte
  • Intermezzo
  • Vajont
  • The Italian Job
  • Alla rivoluzione sulla due cavalli
  • L'anima di un uomo
  • La meglio gioventù
  • City of ghosts
  • Il cuore altrove
  • My name is Tanino
  • Perduto amor
  • Il posto dell'anima
  • Piazza delle Cinque Lune
  • I lunedì al sole
  • L'imbalsamatore
  • L'anima gemella
  • Respiro
  • Passato prossimo
  • Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni
  • Io non ho paura
  • The Hours
  • La finestra di fronte
  • Dolls, di Takeshi Kitano
  • Ricordati di me
  • Frida
  • La felicità non costa niente - di Mimmo Calopresti




























  • Realizzato da
    Visiant Outsourcing
    Speaker's Corner
    Buio in sala
    dal nostro inviato Clara Collalti




    Il miracolo
    Presentato in concorso alla 60° Mostra del Cinema di Venezia, Il miracolo è il terzo film del regista Edoardo Winspeare, nato a Klagenfurt e diplomato alla Scuola di cinema di Monaco, di origini inglesi e magiare ma salentino d'appartenenza.
    Bombardati dalle critiche anticipate che avevano annunciato un successo strepitoso e dalla promotion piuttosto efficace durante la settimana in Laguna, siamo andati a vedere questo film carichi oltremisura delle solite aspettative. Per poi restare, come spesso accade, vagamente perplessi. Spazziamo subito un dubbio, il primo: Il miracolo è un buon film, ed è l'ennesima conferma che un certo tipo di cinema italiano non è affatto scomparso, tutt'altro. Winspeare conferma il talento che già aveva mostrato nella sua precedente pellicola, Sangue vivo, specchio di una profonda conoscenza della sua terra, croce e delizia delle storie raccontate per immagini. Perché uomini e terra si fondono e poi si confondono, si sovrappongono e finiscono col perdersi tra i vicoli di una città al massimo stato di degrado sociale, ingrigita dal cemento che vela le distese di mare silenzioso.
    E' Taranto, la città raccontata. Ampi spazi anonimi sul porto, strade anguste che traboccano di poesia popolare ed emarginazione, di degrado industriale e abusi edilizi che deturpano cieli di mistica bellezza, di spalle al mare. La novità è che la storia ha un respiro più ampio rispetto alle prime due dal sapore strettamente salentino, e la pellicola è quasi interamente recitata in italiano. L'intreccio è semplice: c'è un bambino, e c'è la sua famiglia. Una bicicletta su cui percorre certe strade desolate del Sud (ricordate Michele Amitrano di Io non ho paura?) e poi l'incidente e i poteri miracolosi che questo sembra fargli scoprire. Tonio vede una luce mentre è disteso a terra, e vede il volto della ragazza che lo ha investito senza fermarsi. Quella luce miracolosa sarà il contraltare di quella dei tramonti sul mare di Taranto e dei raggi che filtrano tra i vicoli sgarruppati, attraverso precise scelte di regia. E sarà anche la speranza accesa tra la gente, affamata di futuro e di colori diversi, che sogna il miracolo e crede alla sua virtù riparatrice per riparare se stessa e la propria desolazione. Tonio impone le mani e salva inspiegabilmente un paziente in arresto cardiaco. Ci riprova con il nonno di un compagno di classe, ma non andrà così bene. E allora i suoi miracoli acquisteranno una dimensione diversa, probabilmente più intima. Il primo miracolo è la conquista della propria responsabilità, delle relazioni con la gente, con un padre e una madre che non sanno parlarsi. Con una ragazza che porta addosso le ferite di una vita intera e con la personale consapevolezza di non essere quello che gli altri credono.
    Il rischio di affondare nei soliti cliché era altissimo. E' per questo che il regista ha più volte ricordato di aver dato al suo film una sfumatura laica, in un mix ben equilibrato di folklore e psicologia. E di aver sapientemente evitato l'effetto-miracolismo alla Padre Pio, in difesa di un'idea laica di miracolo realizzato attraverso l'amore: "Io credo che quando c'è un amore autentico, una vicinanza affettiva, è anche possibile che si sprigioni una energia capace di cambiare le cose".
    E se il ritmo del film non sempre ci trattiene inchiodati allo schermo - pena una sceneggiatura che forse non si ferma abbastanza sui personaggi -, ci risveglia nella straordinaria semplicità dei minuti finali: una lunga sequenza-climax in cui il dolore simulato della processione popolare scorta la pena reale di Cinzia, piegata dal rifiuto. Tonio risale il corteo silenzioso controcorrente - non a caso -, facendosi spazio tra la folla che tocca la Madonna in attesa di un miracolo. Ma la direzione in cui vuole andare non è quella, e Winspeare lo grida attraverso le immagini e il vero miracolo finale, sospeso prima che lo si possa cogliere per davvero.
    Come per le pellicole precedenti, tutto il film è scandito dalla taranta - riproposta dall'Officina Zoè - che non è mai musica fuori scena ma si percepisce come un personaggio a sé, una sorta di io narrante dalle sonorità impalpabilmente struggenti.

    Clara Collalti

    Scrivi a claracol@tiscalinet.it