Buio in sala
dal nostro inviato Clara Collalti
Ora o mai più
Grinzane Cinema è un appuntamento che gli appassionati in genere non dimenticano. Il festival di Stresa che celebra la convergenza tra cinema e letteratura ha consegnato quest'anno la vittoria al film di Marco Bellocchio e ha proposto una rosa di interventi da brivido. Venerdì sera, al termine di un incontro con Fernanda Pivano in cui ha fatto capolino anche Louis Sépulveda, i cinefili più incalliti hanno potuto assistere a una tavola rotonda con la delegazione di Fandango, la casa d'arte rappresentata dal suo straordinario produttore, Domenico Procacci. Con lui il regista e i protagonisti di Ora o mai più, il film proiettato in anteprima che sarà nelle sale dal 14 Novembre. Lucio Pellegrini (E allora mambo e Tandem) ritorna con una pellicola che all'indomani della sua presentazione al Festival di Locarno fece molto discutere, e lo farà ancora perché ciò che racconta sono i fatti di Genova 2001, o meglio la vita di alcuni ragazzi che si intreccia quasi inevitabilmente con i fatti di Genova 2001. Parla timido alla platea attentissima, e ci tiene a sottolineare che il suo non è un film politico, anche se è un po' difficile credergli, seppur in buona fede: la politica c'è, sta sullo sfondo ma c'è, è il tessuto entro e sopra il quale gira la commedia, girano le storie, girano David e Luca, Viola e Giovanna.
Studente di fisica alla Normale di Pisa, David non ha troppa dimestichezza con le cose di tutti i giorni, con quella quotidianità spiccia fatta anche di bandiere e contestazioni che invece surriscalda l'ambiente che gli sta intorno: però un giorno se ne accorge, e poco importa che lo faccia perché ciò di cui si accorge sono in realtà gli occhi di Viola. David viene irrimediabilmente risucchiato dall'attivismo di un collettivo di ragazzi guidati da Luca, così distante da certi meccanismi propri della sua vita eppure così affascinante, buono per capire cosa c'è dietro quello che si vive superficialmente senza quasi averne percezione. E allora la crisi cresce sulla necessità della scelta, gli esami o la lotta, l'ultimo appello per potersi laureare o il coro di Genova - ma anche l'amore o l'onestà dell'amicizia. Nuove persone, nuove domande, nuove risposte da trovare, e in fretta. Pellegrini ha avuto il coraggio di provare a parlare di un evento che ha stravolto le carte del nostro paese, forse anche qualche coscienza. Lo ha fatto due anni dopo, nella speranza di non sollevare troppa polvere da terra, travestendo il film da romanzo di formazione capace di portare soggettiva testimonianza di un momento di profonda trasformazione sociale e generazionale. Senza pretese di pubblica e scomoda denuncia, con la sola consapevolezza della documentazione che quando diventa immagine si trasforma però in qualcosa di pericoloso e poco maneggevole. Il regista mostra al pubblico uno degli episodi allora tenuti più al sicuro dai media, quello dei pestaggi nella caserma di Bolzaneto. E non perde occasione per ricordare che ciò che si vede è frutto di un lungo e faticoso lavoro di studio e documentazione, tra giornali, tv e testimonianze raccolte da chi aveva visto, sentito, o subìto. In certi momenti risulta un po' difficile unire i lembi del film, come spaesati tra i luoghi comuni propri della commedia generazionale e i picchi di violenza e concitazione che ci vengono mostrati. E forse per questo si resta sospesi nel giudizio insieme al protagonista e al regista stesso, non capendo fino in fondo quale parte sentire più nostra.
David è Paolo Bonvicini, giovanissimo attore per caso (ricordate Corrado Fortuna, Tanino per Paolo Virzì?) alla sua prima prova da attore, impacciato e introverso, bravissimo. Con lui c'è uno dei volti chiave di una generazione in pellicola, l'ex Ovosodo Edoardo Gabbriellini, e Violante Placido nel ruolo della preda fascinosa - e anche un po' fastidiosa, per la verità. Camilla Filippi, Sara Carati per Marco Tullio Giordana, e il televisivo "non giovane", volto storico di Mtv.
Clara
Collalti
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