Speaker's Corner
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Buio in sala
   dal nostro inviato
Francesca Pozzi




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  • Agata e la tempesta
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  • L'amore è eterno finchè dura
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  • Le invasioni barbariche
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  • Love Actually
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  • Prima dammi un bacio
  • Mystic river
  • Ora o mai più
  • Caterina va in città
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  • Alla rivoluzione sulla due cavalli
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  • Il cuore altrove
  • My name is Tanino
  • Perduto amor
  • Il posto dell'anima
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  • L'anima gemella
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  • Dolls, di Takeshi Kitano
  • Ricordati di me
  • Frida
  • La felicità non costa niente - di Mimmo Calopresti




























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    Speaker's Corner
    Buio in sala
    dal nostro inviato Clara Collalti




    Love Actually
    Gli aeroporti e le stazioni sono luoghi depositari di un fascino quasi mistico, al quale è difficile resistere. Sono luoghi di scambio, in cui milioni di vite e di mani e di occhi si incontrano e si scontrano, si abbracciano o si respingono, si ritrovano o semplicemente si allontanano. Alcuni si sfiorano soltanto, altri nemmeno sanno di esistere. La sala arrivi internazionali di un aeroporto londinese è il primo fotogramma di Love Actually, ultima creatura del più abile e popolare sceneggiatore british, Richard Curtis, qui anche alla sua prima regia. C'è una voce off a spiegarci il senso di quello che andremo a vedere, a ripeterci - nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato - che omnia vincit amor. Perché l'amore è dappertutto.
    Nel rigoroso rispetto delle norme non scritte che uno sceneggiatore del suo calibro deve tenere sempre in mente, tra impennate di pubblico natalizie, facce da fotoromanzo e cliché in cui lo spettatore possa sentirsi a tutti gli effetti parte del film, Curtis realizza una pellicola corale e tratteggia una serie di personaggi che con l'amore (davvero) hanno a che fare.
    Si serve di una parata esclusiva di star che, nell'ordine, rappresentano tutto lo scibile e le possibile combinazioni in fatto di cuore: il Primo Ministro inglese alle prese con una stagista provocante (Hugh Grant ancora una volta irrinunciabile pedina di Curtis), uno scrittore tradito che si rifugia in Francia e si innamora della sua cameriera portoghese (Colin Firth, già Bridget Jones), la moglie che sospetta e poi scopre il tradimento del marito (strepitosi Emma Thompson e Alan Rickman), la timida impiegata che non sa dichiararsi al collega più bello (Laura Linney), la coppia di neosposini con l'amico alle costole (lei è Keyra Knightley, astro nascente del cinema internazionale), il rockettaro d'altri tempi che tentadi riciclarsi (Bill Nighy), il vedovo che dispensa consigli a un bambino innamorato (Liam Neeson), lo scapolo che salpa per l'America per cercare la donna della sua vita - o trovarne almeno una.
    Di primo acchito pare che nessuno di loro abbia a che fare con l'altro, ma è divertente doversi ricredere quando si scopre che, al contrario, hanno tutti più o meno a che fare con tutti e la storia si inserisce a pieno titolo nel prototipo accattivante di commedia natalizia - anche nella finzione. Gradevole, anche se lascia dietro di sé il rimpianto di film cult come Quattro matrimoni e un funerale, dello stesso autore più ispirato o forse più inconsapevole di sé. Tutto è bene quel che finisce bene, comunque, perché dolori frustrazioni sogni e aspirazioni finiranno col rovesciarsi nel grande bacino dell'amore, panacea di tutti i mali. Agli scivoloni buonisti e di sarcasmo mal utilizzato si strizza l'occhio se si pensa ad alcune scene divertenti e finissime e ad altre che somigliano a frecciatine perfettamente calibrate: Hugh Grant-Primo Ministro che balla scendendo le scale a Downing Street, l'incontro col Presidente USA che ha la faccia ripulita di Billy Bob Thorton (primo, è inutile che ci facciano credere che prima o poi un Premier così capiterà anche a noi; secondo, Thorton ci piaceva di più in versione motociclista tatuato...), l'imbarazzante episodio della promiscuità americana che ricorda (nemmeno troppo vagamente) certi scandali nella Sala Ovale, questo orgoglio britannico che tenta di sbucare ma sembra restare vittima della presunta sudditanza dell'Inghilterra - anche la Bibbia in fatto di sentimenti è rappresentata da Kate e Leo a prua del Titanic… E infine quel circuito che si accende e ci tiene seduti lì, a vedere come andrà a finire, che ci riporta nello stesso aeroporto da cui tutto era iniziato e ancora ci salva dallo spettro più invadente, la noia.
    Love actually sarà anche una commedia un po' preconfezionata, ma non annoia.
    E questo può bastare.

    Clara Collalti

    Scrivi a claracol@tiscalinet.it