Speaker's Corner
Speaker's Corner
 
Buio in sala
   dal nostro inviato
Francesca Pozzi




  • Sideways - In viaggio con Jack
  • Alfie
  • Shark Tale
  • Provincia meccanica
  • Il mercante di Venezia
  • Ma quando arrivano le ragazze?
  • The aviator
  • Alla luce del sole
  • Exils
  • Che pasticcio Bridget Jones!
  • Tu la conosci Claudia?
  • Closer
  • The Polar Express
  • Occhi di cristallo
  • Prima del tramonto - before sunset
  • Nathalie
  • E' più facile per un cammello
  • I diari della motocicletta
  • La spettatrice
  • Il vestito da sposa
  • Monster
  • Dopo Mezzanotte
  • Andata + Ritorno
  • L'odore del sangue
  • L'amore ritorna
  • Non ti muovere
  • Agata e la tempesta
  • Mi piace lavorare
  • L'amore è eterno finchè dura
  • Ritorno a Cold Mountain
  • Something’ gotta give
  • Le invasioni barbariche
  • E' già ieri
  • Il Cartaio
  • In the cut
  • Lost in translation
  • Love Actually
  • Dogville
  • Prima dammi un bacio
  • Mystic river
  • Ora o mai più
  • Caterina va in città
  • Per sempre
  • Il miracolo
  • Paz
  • Amorfù
  • The dreamers
  • Buongiorno, notte
  • Intermezzo
  • Vajont
  • The Italian Job
  • Alla rivoluzione sulla due cavalli
  • L'anima di un uomo
  • La meglio gioventù
  • City of ghosts
  • Il cuore altrove
  • My name is Tanino
  • Perduto amor
  • Il posto dell'anima
  • Piazza delle Cinque Lune
  • I lunedì al sole
  • L'imbalsamatore
  • L'anima gemella
  • Respiro
  • Passato prossimo
  • Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni
  • Io non ho paura
  • The Hours
  • La finestra di fronte
  • Dolls, di Takeshi Kitano
  • Ricordati di me
  • Frida
  • La felicità non costa niente - di Mimmo Calopresti




























  • Realizzato da
    Visiant Outsourcing
    Speaker's Corner
    Buio in sala
    dal nostro inviato Clara Collalti




    Ritorno a Cold Mountain
    Forse ci si poteva aspettare di più, per una produzione da 80 milioni di dollari, una lavorazione infinita con attori da sogno e un intero paese ricostruito fra i boschi della Romania. Ma leggendo gli umori che traspirano a proposito del kolossal di Anthony Minghella ancora non si capisce se lo scarto stia nelle "sole" sette nomination conquistate (escluse le due più prestigiose…) oppure nella reazione controversa e confusa del pubblico. Ritorno a Cold Mountain ha diviso spettatori e critica: da una parte i nostalgici alla Via col vento, audaci sostenitori di questa Odissea moderna; dall'altro i puntini sulle "i" di quanti, in ogni circostanza, si aspettano sempre qualcosa di diverso.
    Il film è l'adattamento in pellicola del bestseller di Charles Frazier, vincitore nel 1997 del National Book Award: due ore e trentacinque minuti difficili da sintetizzare in poche righe. La storia è quella di Ada e Inman, lei signorina per bene arrivata a Cold Mountain per assecondare la salute del padre, lui giovane e timido soldato in partenza per la guerra di Secessione americana. Si conoscono, ma solo per sfiorarsi prima che la guerra li separi marchiandoli del solo ricordo di un bacio. E' la storia di un epico viaggio d'andata che vuole un ritorno, di un'attesa logorante che segna e insegna la vita. E degli ostacoli che separano Inman dal volto di Ada, consumato in una fotografia. La storia di due sradicati dalla guerra e forse un po' anche dalla vita, ha detto il regista, che scoprono l'amore e il suo essere irrimediabilmente connaturato alla morte. Ada aspetta, si perde nella propria incapacità pratica di gestire la realtà e si salva con l'arrivo di un personaggio buffo ma saldamente ancorato alla terra, Ruby.
    Minghella non ha perso stile ed eleganza, e neppure quella leziosa capacità di affabulare che già ci aveva conquistati nelle pellicole precedenti. Qui c'è però un valore aggiunto, che non avrebbe avuto ragion d'essere senza l'aiuto di uno scenografo come Dante Ferretti: i fotogrammi che aprono il film sono quelli che raccontano il massacro di Petersburg, datato 1864, in cui i nordisti fecero brillare quintali di esplosivo sotto le postazioni dei sudisti accampati all'interno di un cratere. Settemila i morti, vibrante l'orrore che le immagini restituiscono. Ma più che la guerra in questo film c'è l'amore, e non riconoscerlo nonostante le dichiarazioni d'intenti dello stesso regista sarebbe un errore: Minghella racconta la guerra attraverso le sue conseguenze, rivela la disperazione dell'uomo davanti al deserto delle motivazioni ideali che a volte trascinano. Ma è l'amore, il solo motore degli eventi. In qualunque modo lo si voglia o sappia declinare, l'amore è il perché del ritorno, di un'attesa difficile da accettare e anche comprendere, pur attraverso lo schermo. E' lo stesso amore a ben vedere la causa delle critiche e degli appunti che il film ha raccolto: prima tra tutte quella di aver riportato alla mente e agli occhi una pellicola come Via col vento, e gli scomodi paragoni di circostanza. E poi la (presunta) debolezza di non sapersi completamente identificare in un racconto bellico e tanto meno in un sentimentale mélo, lasciando i personaggi privi di caratterizzazioni qualificanti ma allo stesso tempo così facilmente etichettabili.
    Qualche impressioni sugli interpreti: Nicole Kidman e Jude Low sono strepitosamente belli e incarnano da sé una valida ragione per sedersi e restare a guardarli per ore. Ma convincono poco: lei meno di tante altre prove, e sarà perché quell'aria capricciosa sotto le pettinature perfette in ogni circostanza la rende così poco credibile (e un po' sacrificata…). E la faccia meravigliosamente magnetica di lui non sempre basta a movimentare e giustificare una certa impasse comunicativa. Candidatura all'Oscar come comprimaria per Renée Zellweger, piaciuta a tutti (non a chi scrive…) nelle fattezze contadine. Non ci resta che attendere il 29 Febbraio.

    Clara Collalti

    Scrivi a claracol@tiscalinet.it