Buio in sala
dal nostro inviato Clara Collalti
L'amore è eterno finchè dura
All'ingresso del cinema un fiume vivente di gente premuta contro le transenne. Manca un'ora all'anteprima milanese dell'ultimo film di Carlo Verdone, L'amore è eterno finché dura. Dentro, una folla agitata e composta in attesa di vederli arrivare. Puntualissimi appaiono sulla porta, qualcuno trattiene il respiro, le luci perdono intensità. Carlo Verdone fa capolino e la folla esplode in un boato di applausi, è seguito da Laura Morante e Stefania Rocca, le due attrici fortemente volute per la sua storia. Sta lì, a un passo da te, lo guardi mentre impacciato parla del film che sta per iniziare e ti accorgi che è una persona tappezzata di piccole manie, di piccole paure che lo rendono incredibilmente vero e umano.
Nel circo mediatico delle interviste rilasciate in questi giorni di estenuante promotion (molto simile a quella dell'ultimo Muccino) Carlo Verdone ha ricordato più volte di essere cambiato, di essere entrato in una fase della vita disponibile alla riflessione e alla verità di certe storie. E ha trovato anche il coraggio di dirlo, con maturità, di costruirci sopra un film morbido e delicato. Questa volta nel centro del mirino ci sono i cinquantenni, ci sono Gilberto e Tiziana che si scoprono dopo 17 anni di matrimonio a fare i conti col calo del desiderio che, statistiche alla mano, pare per tutti un passaggio obbligato. Lui cerca nuovi stimoli nella formula grottesca dello speed-date, tre minuti di approccio cronometrato con tanto di arbitro che fischia la fine del rendez-vous e raccoglie voti e pagelle. La moglie lo scopre, e lo butta fuori di casa. Apparentemente vittima della libido repressa del marito, la si ritrova in realtà protagonista di un tradimento ancora più retrodatato, per giunta col migliore amico di lui. E allora compare l'altro modello di coppia teorizzato e un po' sbeffeggiato dal regista: Andrea e Carlotta sono belli giovani dinamici iperattivi, ma quando lui si rivela un cuoco ingolfato di manie di perfezionismo e organizzazione a lei non resta che innamorarsi di Gilberto, amorevolmente ospitato sul divano di casa.
E' un film elegante. Divertente e malinconico, capace di riservare uno sguardo attento alle dinamiche che governano la corruzione dei sentimenti. C'è un'ironia sottile che non dimentica mai la propria matrice: Verdone osserva la coppia, denuda le sue fragilità e poi le affronta. O almeno ci prova, perché di fronte alla precarietà dell'esercito degli "irrisolti" sembra impossibile trovare il libretto delle istruzioni della vita, tanto meno le sue soluzioni. Restano tracce leggere della vecchia ipocondria e delle nevrosi incollate ai personaggi: qui è come se tutto fosse più vero e pacato del solito, anche il finale più adulto, davanti al quale non si deve ridere per forza (ma si può fare tesoro della preziosa teoria delle istrici…). Scritto riveduto e corretto per tredici volte, con l'aiuto del talento di Francesca Marciano, L'amore è eterno finché dura lascia allo spettatore un senso di ritrovata serenità, anche nelle scelte stilistiche (uniche sbavature, quelle strappate a concessioni di "mucciniana" memoria legate ai personaggi più giovani - la figlia e il fidanzato: certe cose c'è chi già le fa, e forse meglio).
Doveroso concedere respiro alla scelta delle due attrici. Da un lato l'ardire d'aver chiamato a sé la musa del cinema d'autore, Laura Morante, straordinaria anche nel suo lato (malin)comico e nei siparietti a due col regista. C'è chi giura che siano il riflesso di quello che probabilmente è accaduto nella realtà, in seguito ai primi incontri professionali raccontati da Verdone al pubblico di Via Solforino - in una vineria piuttosto chic di Roma, lui terrorizzato dalla compostezza (apparentemente) severa di lei cerca le parole per raccontarle il copione e naturalmente non le trova e quando le trova sono quelle sbagliate; lei arrotola sigarette sottili e lo guarda muta, in un atteggiamento da censura che ricorda certi presidi incorruttibili. E poi la casa di lei, lo spettro di Nanni Moretti, il personaggio di Tiziana completamente ribaltato in una nottata di lavoro surreale, un paio di soluzioni di scrittura risolte dalla penna di lei…
Buona prova anche di Stefania Rocca, che merita il giusto riscatto dai pareri un po' duri incassati per la pellicola di Dario Argento. Probabilmente ha bisogno di indovinare i personaggi giusti, e qui indossa un vestito che le scivola addosso con eleganza.
Clara
Collalti
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