Speaker's Corner
Speaker's Corner
 
Buio in sala
   dal nostro inviato
Francesca Pozzi




  • Sideways - In viaggio con Jack
  • Alfie
  • Shark Tale
  • Provincia meccanica
  • Il mercante di Venezia
  • Ma quando arrivano le ragazze?
  • The aviator
  • Alla luce del sole
  • Exils
  • Che pasticcio Bridget Jones!
  • Tu la conosci Claudia?
  • Closer
  • The Polar Express
  • Occhi di cristallo
  • Prima del tramonto - before sunset
  • Nathalie
  • E' più facile per un cammello
  • I diari della motocicletta
  • La spettatrice
  • Il vestito da sposa
  • Monster
  • Dopo Mezzanotte
  • Andata + Ritorno
  • L'odore del sangue
  • L'amore ritorna
  • Non ti muovere
  • Agata e la tempesta
  • Mi piace lavorare
  • L'amore è eterno finchè dura
  • Ritorno a Cold Mountain
  • Something’ gotta give
  • Le invasioni barbariche
  • E' già ieri
  • Il Cartaio
  • In the cut
  • Lost in translation
  • Love Actually
  • Dogville
  • Prima dammi un bacio
  • Mystic river
  • Ora o mai più
  • Caterina va in città
  • Per sempre
  • Il miracolo
  • Paz
  • Amorfù
  • The dreamers
  • Buongiorno, notte
  • Intermezzo
  • Vajont
  • The Italian Job
  • Alla rivoluzione sulla due cavalli
  • L'anima di un uomo
  • La meglio gioventù
  • City of ghosts
  • Il cuore altrove
  • My name is Tanino
  • Perduto amor
  • Il posto dell'anima
  • Piazza delle Cinque Lune
  • I lunedì al sole
  • L'imbalsamatore
  • L'anima gemella
  • Respiro
  • Passato prossimo
  • Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni
  • Io non ho paura
  • The Hours
  • La finestra di fronte
  • Dolls, di Takeshi Kitano
  • Ricordati di me
  • Frida
  • La felicità non costa niente - di Mimmo Calopresti




























  • Realizzato da
    Visiant Outsourcing
    Speaker's Corner
    Buio in sala
    dal nostro inviato Clara Collalti




    Mi piace lavorare
    Questo film doveva essere un documentario. E forse lo è anche nella sua versione definitiva. Mi piace lavorare è la pellicola che Francesca Comencini ha presentato all'ultimo Festival di Berlino, conquistando la vittoria nella sezione "Panorama": un docu-movie di denuncia, nato quasi per caso dalle suggestioni raccolte sulla piaga del mobbing. L'ultima figlia di Luigi Comencini resta folgorata dal problema, decide di puntarci una lente di ingrandimento sociale nella speranza di dilatarlo e renderlo appannaggio di tutti: dietro allo sportello anti-mobbing creato a Roma dalla Cgil raccoglie le dolorose testimonianze delle vittime delle ingiustizie professionali. Sono volti voci mani corpi esasperati che aspettando solo di raccontarsi. Il film è questo, frammenti di verità: è il senso di inadeguatezza che il mobbing può causare, la dignità rubata, l'intimità violata. Con l'aiuto di e la disponibilità di Luca Bigazzi, già al suo fianco per la realizzazione di "Carlo Giuliani, ragazzo", Francesca Comencini è riuscita a costruire un set e a produrre un film con un budget bassissimo e una serie di attori non professionisti raccolti dagli ambienti di lavoro. Un cast di persone comuni procurato direttamente dal sindacato, un fiume di gente inorgoglita dalla possibilità di poter utilizzare le ferie per testimoniare sul set il proprio disagio. Nei panni di Anna c'è una straordinaria e inedita Nicoletta Braschi. La Comencini ha raccontato la sua scelta con l'entusiasmo di poi: nelle sale usciva Pinocchio, sui giornali le fotografie dei protagonisti di questa favola rivisitata. La regista romana resta basita di fronte a un'immagine che ritrae la moglie di Benigni e in lei riconosce Anna, la sua impiegata schiva, seria, grande lavoratrice e mamma premurosa. La sceglie, e regala anche allo spettatore una testimonianza di grande autenticità. Poi pensa che la sovrapposizione tra finzione e realtà possa continuare e sceglie Camille, sua figlia, per interpretare Morgana, la figlia di Anna. "Una grande felicità", ha dichiarato, "ci conosciamo molto bene e per questo le scene con lei sembrano cosi vere. Sono simili a quelle che veramente accadono a noi. Anche le litigate, anche i rimproveri, anche le durezze. Anche la solidarietà, anche l'orgoglio, l'aiuto reciproco, anche l'amore. Io sono sua mamma, e lei è mia figlia. E questo è sacro". Nella storia di Anna e delle vessazioni subite Morgana è il perno risolutivo, forse l'unico vero motivo di sopravvivenza, e di vittoria. Perché il finale lascia spazio alla speranza (un assegno di risarcimento), ma solo apparentemente. Anna si gira tra le mani quel pezzo di carta, e si chiede che valore abbia realmente. Perché di mobbing, a ben vedere, si perde sempre.
    Privo di una sceneggiatura effettivamente dialogata, il film ha chiesto ai suoi attori per caso di portare sul set la propria esperienza, nient'altro. Interamente girato con la macchina a mano, rivela abilità tecnica ma anche quella sensibilità artistica e così spontanea che ha permesso anche agli operatori di catturare sfumature quasi impercettibili, confuse dentro immagini nitide o sfuocate.

    Clara Collalti

    Scrivi a claracol@tiscalinet.it