Buio in sala
dal nostro inviato Clara Collalti
Dopo Mezzanotte
Un piccolo film indipendente, girato con un budget ai minimi storici. Un piccolo film che sa farsi grande attraverso l'interpretazione autoreferenziale di sé, del cinema. Dopo Mezzanotte è la terza pellicola di Davide Ferrario, già regista di Tutti giù per terra e del contestatissimo Guardami. Presentato (e applaudito) al recente Festival di Berlino, siamo andati a vederlo in anteprima al festival dell'Umbria Cinema è/& lavoro. E' un viaggio leggero ma consapevole nell'universo cinematografico, un'immersione quasi totale nei fotogrammi che l'hanno reso grande: e sta tutto lì, dentro a una citazione difficile da scordare ("una volta ho visto un film francese, c'erano due ragazzi che s'innamorano della stessa donna", "E com'è finita?", "Malissimo") che fa da sostrato alla carrellata di immagini pescate dal cinema del secolo scorso. Martino è il custode notturno della Mole Antonelliana, che ospita il Museo del Cinema: è un ragazzo strano, apparentemente scollato dalla realtà e chiuso in un acquario di sole intenzioni, di sensazioni e di pensieri che non si esprimono mai attraverso le parole, ma solo attraverso le immagini. Vive il proprio lavoro come il momento di pieno contatto con sé e con le proprie passioni. Quello che sta fuori poco importa, poco si confà al suo modo di vedere le cose. Il solo contatto con la vita vera è Amanda, la ragazza che lavora al fast food di fronte e che Martino riprende con una la sua telecamera a mano, reliquia del cinema di cui lui stesso si nutre, montando piccole sequenze alla Buster Keaton (un altro genio taciturno). Ma Amanda divide la vita con Angelo, uno di quei belli e dannati, anche un po' scapestrati, che una strada ancora non l'hanno presa davvero. Ruba auto, e per reggere i canoni del ruolo è anche un discreto tombeur de femmes. E' il caso, naturalmente, a rendere possibile l'incrocio di questi tre personaggi, di questi universi tappezzati di piccole diversità: Amanda è inseguita dalla polizia e nella corsa rocambolesca per fuggire è Martino a raccoglierla e portarla al sicuro dentro la Mole. Inizia così il loro percorso di conoscenza, fatto di smorfie e di imbarazzi, poi di accettazione, poi ancora di ri-conoscenza. La Mole diventa teatro di quella vita ovattata abitata da Martino, e per Amanda diventa difficile resistere alla tentazione del sogno. La convivenza tra i due è meravigliosamente scandita da una serie di gesti quasi impercettibili ma carichi di significato, di una tenerezza che ti rende complice dell'impaccio e della disabitudine di Martino alle cose di tutti i giorni.
Fuori c'è Angelo, però. In cerca di Amanda - nel frattempo si è dato da fare con la coinquilina di lei, professione shampista. I tre si ritroveranno sulla stessa linea di partenza, e proveranno a raggiungere un accordo per inscenare un grottesco e improduttivo ménage a trois. Sullo sfondo sempre Torino, magica e disincantata, lucida ma anche sporca del nero dei quartieri di periferia. E il cinema, questa magia bistrattata dai suoi stessi inventori (il cinema è un'invenzione straordinaria ma senza alcun futuro, dicevano i Lumière), panacea di tanti disagi, anche di quello che ci fa sentire un po' fuori, protagonisti di un'esclusione che non si sa mai se in fondo sia un disagio o il vero salvagente. Sembra che qui sia il cinema, a riscattare e dare senso a una vita intera. E poco importa se "i film ti fanno vedere un lato della realtà che non esiste, e ti fanno credere che esiste, facendotelo vedere dal lato sbagliato".
Finalmente libero da caserme e sparatorie televisive, Giorgio Pasotti da qui prova di essersi guadagnato sul serio il grande schermo. Convincenti anche Fabio Troiano e Francesca Inaudi. E la voce off di Silvio Orlando.
Clara
Collalti
Scrivi a claracol@tiscalinet.it
|