Speaker's Corner
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Buio in sala
   dal nostro inviato
Francesca Pozzi




  • Sideways - In viaggio con Jack
  • Alfie
  • Shark Tale
  • Provincia meccanica
  • Il mercante di Venezia
  • Ma quando arrivano le ragazze?
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  • Exils
  • Che pasticcio Bridget Jones!
  • Tu la conosci Claudia?
  • Closer
  • The Polar Express
  • Occhi di cristallo
  • Prima del tramonto - before sunset
  • Nathalie
  • E' più facile per un cammello
  • I diari della motocicletta
  • La spettatrice
  • Il vestito da sposa
  • Monster
  • Dopo Mezzanotte
  • Andata + Ritorno
  • L'odore del sangue
  • L'amore ritorna
  • Non ti muovere
  • Agata e la tempesta
  • Mi piace lavorare
  • L'amore è eterno finchè dura
  • Ritorno a Cold Mountain
  • Something’ gotta give
  • Le invasioni barbariche
  • E' già ieri
  • Il Cartaio
  • In the cut
  • Lost in translation
  • Love Actually
  • Dogville
  • Prima dammi un bacio
  • Mystic river
  • Ora o mai più
  • Caterina va in città
  • Per sempre
  • Il miracolo
  • Paz
  • Amorfù
  • The dreamers
  • Buongiorno, notte
  • Intermezzo
  • Vajont
  • The Italian Job
  • Alla rivoluzione sulla due cavalli
  • L'anima di un uomo
  • La meglio gioventù
  • City of ghosts
  • Il cuore altrove
  • My name is Tanino
  • Perduto amor
  • Il posto dell'anima
  • Piazza delle Cinque Lune
  • I lunedì al sole
  • L'imbalsamatore
  • L'anima gemella
  • Respiro
  • Passato prossimo
  • Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni
  • Io non ho paura
  • The Hours
  • La finestra di fronte
  • Dolls, di Takeshi Kitano
  • Ricordati di me
  • Frida
  • La felicità non costa niente - di Mimmo Calopresti




























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    Speaker's Corner
    Buio in sala
    dal nostro inviato Clara Collalti




    I diari della motocicletta
    Andare alla scoperta delle radici del mito prima che diventasse tale è sempre affascinante e misteriosamente curioso. E' un percorso che restituisce senso a molte cose, che riconsegna agli eventi una dimensione più umana e tangibile, che scoperchia debolezze e indecisioni, le stesse sulle quali poggiano forza e determinazione. Nel 1952 Ernesto Guevara ha ventitré anni, studia medicina a Buenos Aires. E' figlio di una borghesia argentina vagamente al riparo da questioni sociali imbarazzanti, ancora distante dal simbolo universale che poi incarnerà. Alberto Granado di anni ne ha ventinove, professione biologo, nel cassetto un sogno ancora irrealizzato: un viaggio a cavallo della "poderosa" Norton 500 attraverso l'America Latina, toccando Cile, Perù, Colombia e Venezuela. Otto mesi di luoghi e persone, di visi volti suggestioni sconosciute, di scomode scoperte che risvegliano il germe degli uomini che entrambi sarebbero diventati, anni dopo. Guevara e Granado salgono su una motocicletta in un rigurgito adolescenziale buono per sanare l'inquietudine comune, inconsapevoli di quello che andranno a trovare, di quello che di sé sapranno scoprire: quando la "poderosa" li abbandona sulle Ande, i due amici decidono di continuare a piedi perché in fondo la sete di sapere è più forte del disagio contingente. L'abbandono della motocicletta è probabilmente la chiave di svolta di questa storia, il fazzoletto intriso di significato e di spietata realtà da masticare: Guevara e Granado conoscono povertà e indigenza, osservano un continente diverso da quello che immaginavano: le miniere di rame cilene, l'Amazzonia peruviana, la Colombia e le sue manifestazioni giovanili, fino al lebbrosario di San Pablo, dove si fermeranno. Basato sugli scritti dei due amici che quel viaggio lo hanno raccontato sedimentandolo nell'immaginario collettivo di una generazione, I diari della motocicletta è stato fortemente voluto dal suo produttore Robert Redford e da Gianni Minà, proprietario dei diritti dei diari e da anni piegato alla realizzazione del progetto cinematografico (il cui prodromo è esattamente un documentario da lui firmato, In viaggio con Che Guevara). Walter Salles ne fa un atipico road movie, ben intriso di certi luoghi comuni cui è difficile sottrarsi ma con l'inedita capacità di fare ricadere il valore propedeutico del viaggio sulla formazione sociale e politica dei due protagonisti. La fotografia dei due amici è giovanilisticamente malinconica, e Guevara emerge come un ragazzo inquieto che ha già maturato un profondo senso della giustizia, pur privo di quella formazione politica in grado di alimentare il pensiero e poi l'azione. L'interpretazione che se ne dà ha tratti piuttosto messianici, d'accordo. Ed è forse questo (l'inevitabile) sfumatura che lascia un poco a desiderare (Ernesto tocca i lebbrosi con fare taumaturgico, attraversa un fiume insidioso mai affrontato, arrivando illeso dall'altra parte…). Ma il film è il prologo di quello che sarà, e i nostalgici apprezzeranno. Nelle settimane immediatamente a venire, Ernesto Guevara sarebbe rientrato in Argentina, si sarebbe laureato per poi ripartire e raggiungere l'amico in Venezuela. Si sarebbe imbattuto nella repressione dello sciopero dei minatori in Bolivia e nel colpo di stato di Messico e Guatemala, nei giovani cubani che preparavano la rivoluzione contro Batista. Si sarebbe unito a loro, diventando dopo quattro anni il comandante Che Guevara. A dargli volto e voce è qui il messicano Gael Garcìa Bernal, bello almeno quanto il personaggio che interpreta (e che adora), già protagonista per Almodovar de La mala educacion. Sorprendente la somiglianza fisica tra Granado e il suo alter ego sullo schermo Rodrigo de la Serna. Chi avrà la pazienza di aspettare la fine dei titoli di coda se ne accorgerà.

    Clara Collalti

    Scrivi a claracol@tiscalinet.it