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   dal nostro inviato
Francesca Pozzi




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    Buio in sala
    dal nostro inviato Francesca Pozzi




    Nathalie
    Un film parlato, come nella miglior tradizione francese. Prima e subitanea impressione che si rileva è il peso dato alle parole, a quelle pronunciate e sentite, a quelle silenti che solo occhi espressivi riescono a trasmettere. "? è un film sul desiderio e la fantasia e molto sul potere delle parole" così, Anne Fontaine, autrice e regista, definisce il suo Nathalie. Protagoniste due donne agli antipodi tra loro ed un uomo centrale più per la sua assenza che per una costante presenza.
    L'involontaria scoperta di Catherine, affermata e colta ginecologa, delle saltuarie relazioni extraconiugali del marito Bernard, sconvolge il tranquillo e sessualmente sopito matrimonio dei due. Tra loro è ancora vivo l'amore che li lega da circa venticinque anni, si è invece spenta la passione complice ineluttabile e necessaria di ogni relazione felice.
    Catherine, ferita ed in preda allo sconforto vuole indagare i motivi della ricerca estranea di piacere da parte del marito. Quasi per caso entra in un night e si ritrova, inconsciamente, ad assoldare un'entraîneuse perché si trasformi in un'esca-spia che a pagamento le consegni le chiavi della sessualità del marito ormai perse o smarrite. Questo il compito di Marlene, che sotto lo pseudonimo Nathalie e le mentite spoglie di una studentessa in lingue, corteggia Bernard. Fatalmente il piano d'azione trascende ed in breve le iniziali "innocenti" intenzioni si trasformano, sequenza dopo sequenza, in un gioco di ruolo tendenzialmente perverso e morboso. Catherine crede di riappropriarsi dell'intimità del marito tramite i racconti erotici di Marlene/Nathalie sugli incontri tra lei e Bernard. A tratti tra le due diversissime donne sembra crearsi una sorta di dipendenza. Marlene/Nathalie l'entraîneuse è dotata, come tutte le appartenenti alla categoria, di grande perspicacia ed intuisce da subito cosa Catherine, ancora innamorata del marito, cerchi e sia per denaro sia, forse, per sadico piacere, gioca alla complice confidente. Nathalie è da considerarsi una rivisitazione del classico tema della crisi all'interno di una coppia adulta arricchito però dell'originale escamotage di una prostituta-terapeuta che crea un'atmosfera piena di desiderio e sempre celato erotismo. Superbi gli interpreti, ben conosciuti come icone del fascino: Fanny Ardant (Catherine) incarna alla perfezione l'altera figura della raffinatezza borghese e parigina; Emmanuelle Béart (Marlene/Nathalie) personifica letteralmente la sensualità triste delle giovani prostitute e Gerard Depardieu (Bernard), fedifrago ed inconsapevole motore della narrazione, risulta eternamente presente nonostante le effettive poche inquadrature. Il lungometraggio è ben scritto, ben diretto ed elegantemente confezionato, i suoi elementi principali consistono nello svelamento delle emozioni sopite, nella riscoperta del desiderio e nella capacità/incapacità di gestire i sentimenti. Unica probabile nota stonata è riscontrabile nella lentezza di alcune scene, dove la sceneggiatura cede il passo a silenzi che si dilatano eccessivamente, lasciando "troppo" tempo per pensare e sminuendo così l'impatto emotivo necessario.
    Ultima cosa, un'inevitabile e naturale domanda: forse a causa della focosa irruenza della femmina italica ma chi, tra noi, avrebbe realmente usato freddo calcolo morbo-indagatorio come reazione ad un adulterio? Il savoir faire francese insegna. Il problema è chiedersi se insegni bene.

    Francesca Pozzi

    Scrivi a fra.po@inwind.it