Speaker's Corner
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    Speaker's Corner
    Buio in sala
    dal nostro inviato Clara Collalti




    THE HOURS
    Spesso il risvolto fascinoso e tecnicamente azzeccato di un film è il frutto più o meno cosciente della fusione di alcuni elementi fondamentali, primo tra tutti una buona scrittura che funzioni da sostrato, o semplicemente da collante.
    Nasce così The Hours, il dramma ispirato alla scrittura e alla vita di Virginia Woolf che Stephen Daldry - già Billy Elliot - ha portato sullo schermo direttamente dalle pagine dell'omonimo romanzo di Michael Cunnigham.
    A metà degli anni Trenta era la stessa Virginia Woolf a testimoniare in un'intervista radiofonica il mestiere di scrittore, demiurgo di parole già usate, spesso violentate dalla vita quotidiana, capace di dischiuderle e liberarne un significato che potremmo chiamare interiore. Verrebbe da dire che regista, scrittore e sceneggiatore (David Hare) hanno fatto esattamente questo, dando voce e colore a un intreccio di vita e dolore carico di rimandi, di allusioni visibili e invisibili.
    Tre donne, e tre storie che si sovrappongono fino a confondersi e scivolare l'una nell'altra, senza mai perdere di vista il filo che le tiene unite con una forza a tratti sovraumana.
    Mrs. Dalloway è il trait d'union di questo congegno narrativo che si apre con l'episodio del suicidio di Virginia Woolf, inghiottita dall'acqua e dalla fragilità dei suoi anni più gravi, disturbati da follia e depressione. Dentro di lei cresce il romanzo che in una Los Angeles anni cinquanta sta leggendo Laura Brown, soffocata dall'ordinarietà della propria esistenza, ridotta probabilmente a un semplice ruolo. E Mrs. Dalloway si fa chiamare Clarissa Vaughan, editor in una New York contemporanea alle prese con l'organizzazione di una festa in onore di Richard, amico e scrittore malato di Aids.Tutte e tre immerse inequivocabilmente nel loro mondo, ma con il desiderio represso di sganciarsi dal ruolo che la vita stessa ha scelto per loro e forse prima di loro, di guadagnare terreno sulla strada dell'indipendenza: da sé, dagli affetti vincolanti, da una felicità raggiunta che gli episodi riveleranno posticcia. Tre vite che si snodano parallelamente senza mai perdere di vista il loro legame sotteso (il romanzo e le sue proiezioni), capace di portare in superficie paure impalpabili e invisibili che nella realtà si trasformano in disagi tanto concreti quanto scomodi. Rilegate da una sceneggiatura perfetta che non ricorre alla voce off, cucite dal regista attraverso un gioco sottile di continuità visiva e mentale per cui i gesti e i pensieri di una traducono o proseguono quelli di un'altra, senza l'impiego spesso pericoloso dei flash back. E il risultato è una rete finissima di allusioni che cementano in un unicum atemporale una sola storia, presentata sotto volti e drammi apparentemente differenti. Sfuggendo il pericolo di trasformare i propri punti di forza in debolezze (due suicidi reali e uno inscenato, la patina tragica che avvolge tutta la storia, la scoperta dell'identità di Richard e del continuum narrativo, il rischio di restare una "pellicola per signore") The Hours vive di un'intensità straordinaria, della capacità sottilissima di dare forma all'ansia del quotidiano e di un'ordinarietà quasi ovvia raccontando un dolore che alla fine è di tutti, che dietro e dentro tutto può manifestarsi. Lungo le ore di un'intera giornata e dell'insoddisfazione che la accompagna, scandita dalle musiche di Philip Glass che gonfiano le immagini di solenne inquietudine, già a partire dai titoli di testa.9 nomination all'Oscar per un cast d'eccezione: Nicole Kidman nei panni di Virginia Woolf, trucco pesante e naso posticcio che non tradiscono intensità e fierezza del volto e del piglio professionale che in fondo riconosciamo (mancina, ha dovuto imparare a scrivere con la mano destra); Julianne Moore, che concede al dolore prepotente di Laura tratti quasi discreti, silenziosi, apparentemente lontani dalla tragedia che vive. E infine Meryl Streep, che con una prova di spiazzante talento torna a fare terra bruciata intorno a sé, sprigionando un fiume di emozioni che coinvolgono e conquistano, aderendo perfettamente a quelle del suo personaggio.

    Clara Collalti

    Scrivi a claracol@tiscalinet.it