Buio in sala
dal nostro inviato Francesca Pozzi
The Polar Express
Natale, quale fertile periodo per il cinema mondiale o meglio, quale prosperoso
periodo per i botteghini dell'intero mondo. Per quanto riguarda la qualità,
il discorso cambia, e tanto. Ci potremmo costringere ad una delle abituali
trash-commedie che gli autori italiani si dilettano a propinare, o si potrebbe
rallegrare il nostro tempo con le pellicole di animazione che, in questo
caso, per fortuna l'America ci propone.
E a ben vedere THE POLAR EXPRESS non è un cartone animato, non è nemmeno
un'animazione creata totalmente al computer, è un'innovazione, incredibile.
Il regista-mago-premio Oscar Robert Zemeckis trasforma una favola cartacea
in una viaggio animato, utilizzando una sua tecnica d'avanguardia: la Performance
Capture, la quale attraverso un complesso utilizzo di sensori e macchine
da presa digitale non cattura più solo i movimenti degli attori (come la
motion picture) ma anche le loro espressioni, riuscendo così a trasformare
in veri attori i personaggi animati. La favola, tratta dal libro di Chris
Van Allsburg, narra la romantica storia di un ragazzino che non sa se credere
all'esistenza di Babbo Natale, vorrebbe farlo ma si trova circondato da
giovani amici disincantati e forse un po' cinici. La notte di Natale è sotto
le coperte del suo letto in trepidante attesa di sentire le campanelle della
slitta di Santa Claus, quando invece, quello che giunge alle sue orecchie
è un assordante rumore che fa tremar la casa. E' un treno, un treno magico
che lo scorterà, in compagnia di altri bambini, alla scoperta di quello
in cui vuole credere, lo condurrà al polo Nord da babbo Natale. Inizia un
lungo ed avventuroso viaggio, costellato di imprevisti, di fantastiche discese,
di salite vertiginose, di tormente di neve che avvolgono come immense coperte
per poi arrivare dove, tra elfi danzanti, solo la fantasia e il sogno divengono
sostegno per credere. Questo è il viaggio del bambino che tutti, dentro
di noi, coccoliamo perché rimanga innocente e aperto a voli pindarici che
solo l'immaginazione, purtroppo, può regalarci. Un lungometraggio fascinoso,
strabiliante, dolce quello che l'arte di Zemeckis e del grande Tom Hanks
ci regala. Hanks, il quale interpreta ben cinque ruoli, riesce a trasmettere
con ognuno dei personaggi un sentimento differente, facendo commuovere,
sorridere, pensare. Alcuni critici hanno definito lugubre il film, scordando
forse che il Natale è sì gioia, favola, serenità ma con un fondo di malinconia
che inspiegabilmente lo rende speciale.
Come speciale è sentir parlare gli Elfi in dialetto o vederli danzare allegramente,
nella scena finale, le più famose canzoni natalizie. Perché negarsi la possibilità
di guardare con gioia e stupore i nostri sogni di bambini? Per novantuno
minuti potremmo avere la possibilità di dimenticare ciò che realmente è
troppo spesso lugubre: la realtà.
Francesca Pozzi
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