Buio in sala
dal nostro inviato Francesca Pozzi
Closer
Difficile, estremamente, parlare e scrivere di questo teatrale lungometraggio. "Closer", prima di essere un film, è una famosa produzione teatrale scritta da Patrick Marber (la sceneggiatura stessa del film è sua) dal 1997 rappresentata in giro per il mondo con un immenso successo. Il lungometraggio è opera del regista premio Oscar per "Il laureato" (1967) Mike Nichols che torna raccontando una nuova storia sui temi a lui più cari da sempre, quelli dell'amore di coppia, delle passioni mai automatizzate da regole. Per comprendere e vivere cosa si presenta davanti ai nostri "ingenui" occhi, forse, dovremmo anticipatamente sapere che i dialoghi teatrali sono traslati in modo diretto, infatti, così come sono giungono incomprensibili ed assurdi alle nostre orecchie. L'intreccio è come una catena dotata di soli quattro anelli; Dan incontra Alice, Dan incontra Anna, Alice incontra Anna, Dan-cupido fa incontrare Anna e Larry e questi infine incontra Alice.
Il cast è notevole e le interpretazioni importanti e ben riuscite. Jude Law è Dan, romanziere costretto ai necrologi, è il romantico e sentimentalmente scapestrato; Julia Roberts è Anna, affermata fotografa che riesce fatalmente e confusamente ad avere tutto e tutti ma con occhi sempre velatamente tristi. Natalie Portman è Alice (o Jane) tutto sembra ruotare intorno ad una sua bugia, è bella e sensualmente sfrontata; Clive Owen è Larry che rappresenta lo stereotipo dell'orgoglio maschile, animalesco e rude. Sconosciuti che si incontrano e si corteggiano sotto quieti occhiali e fiammeggianti chiome. Mezze verità che si captano nell'aria, incontri che a tratti sembrano forzati, un uomo e una donna in una stanza e di conseguenza l'ovvio. Sconosciuti che si incontrano tra fluttuanti pesci grazie a spinti scherzi telematici…ed ovviamente è amore.
Scambi di coppie e ancor peggio scambi d'amore, alternanze di sentimenti e passive accettazioni che imbarazzano per la semplicità del caso e per l'uso di frasi sempre sospese a mezz'aria che ingannano per l'eccessivo suono aulico e la boriosa pienezza. Ed il film finisce, si esce dal cinema e si ripensa alle immagini ed impressioni archiviate dalla nostra mente e si trova, forse, una (o la) chiave di lettura, totalmente personale, privata. Coinvolge l'augurio che il mondo rimanga così com'è, "normale", perché spesso e fortunatamente non si ha il coraggio di affrontarsi, di seguire i sentimenti e le passioni che non hanno regole e educazione. Correre il rischio può, infatti, far realizzare che è tutta una grossa bugia che quattro anni possono essere leggeri quanto una bolla d'aria…belli ma fragili e destinati inevitabilmente all'oblio. Affascinante l'uso dei tempi, non c'è cronologia, esistono situazioni, eventi e spiegazioni che s'incastrano tra loro secondo ritmi scanditi unicamente dal necessario. Sarebbe stato un piacere assistere alla produzione teatrale italiana di "Closer", con Luca Barbareschi, Claudia Gerini e Gian Marco Tognazzi; forse senza il filtro cinematografico sarebbe stato più facile sentirci parte di una storia eccessivamente surreale su pellicola.
Francesca Pozzi
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