Buio in sala
dal nostro inviato Francesca Pozzi
Alla luce del sole
Padre Pino Puglisi era un uomo ed un prete. Un uomo massacrato sulla porta di casa il 15 settembre 1993, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Il regista Roberto Faenza si fa portavoce del sogno di don Puglisi, un sogno da donare ai bambini, per una vita migliore, speranza difficile, lunga e sottile. Una fede ed un credo inflessibili privi di corruzione quelli di questo coraggioso sacerdote. Il lungometraggio parla in particolare dei suoi ultimi due anni di vita, anni in cui si snoda tra miserie e vessazioni mafiose l'ostinato lavoro di chi crede sia possibile rinascere, cambiare un destino malevolmente scritto da altri. Quegli stessi altri che di mestiere fanno i boss, i mafiosi, per i quali Faenza non dimostra alcuna compassione, semplicemente perché indegni di qualsivoglia sentimento. Don Pino Puglisi è un uomo solo, lasciato solo, dalle Istituzioni, dalla civiltà, forse dalla stessa Chiesa. L'impegno sociale in cui il sacerdote s'immerge è ance quello di ottenere i servizi primari totalmente assenti al Brancaccio (come l'impianto fognario). La costruzione di un Centro di accoglienza è con ogni probabilità la scintilla che scatenerà la persecutoria vendetta mafiosa. Don Pino è una minaccia, è un uomo che tenta nel suo quartiere di creare una coscienza sia religiosa che civile in aperto contrasto con le leggi vigenti, le leggi della mafia.
Incendi dolosi, minacce, un vuoto incolmabile si crea attorno al prete-martire ed infine, poi, una morte cruenta, un atto di vile giustizia mafiosa. Un martirio, quello di don Pino, reso struggente dall'intensità interpretativa di Luca Zingaretti, il quale con fierezza ha affermato che "misurarsi con lui è stato come cibarsi di qualcosa di estremamente positivo?". Poi, sullo schermo, incontriamo occhi, tanti malinconici occhi e sono dei numerosi bambini e ragazzi che il coraggioso prete ha letteralmente salvato o cercato di salvare. Ragazzi cui nessuno prima aveva spiegato che esiste il diritto di scegliere, a cui nessuno aveva spiegato che esiste sempre un'alternativa alla violenza, alla miseria, alla mafia. Il periodo storico che l'Italia vive in quei primi anni novanta è tumultuoso, costellato di avvenimenti cruenti, è, infatti, il periodo in cui la mafia sferra i suoi più crudeli attacchi al cuore dello Stato. Sono gli anni delle barbare uccisioni dei giudici Falcone e Borsellino, degli attentati a Firenze, Milano e Roma, dell'attacco sfrontato alla Chiesa. Culmine di tanta violenza è proprio l'uccisione di padre Puglisi, la quale indigna tutti, uomini dello stato, del mondo clericale e la gente, quella del quartiere Brancaccio e dell'Italia tutta.
Cinema civile, e pensare che nessuno voleva finanziarlo, perché poco appetibile per il pubblico di oggi, è decisamente avvilente.
Fortunatamente una determinata produttrice (Elda Ferri) ed un tenace regista sono riusciti a realizzare un lungometraggio capace di rinvigorire l'intima coscienza civile di tutti, raccontando senza remore il sacrificio di un parroco speciale che di sé ha lasciato immagini indelebili. E noi, negli occhi commoventi di tante giovani vite, rintracciamo la speranza, sentimento che nessuno può rubare o uccidere.
Francesca Pozzi
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