Buio in sala
dal nostro inviato Francesca Pozzi
The aviator
Vita di un miliardario, di un eccentrico geniale, di un fascinoso
casanova, storia di un uomo giunto infine alla folle paranoia. Howard
Hughes è personaggio strabiliante ed al tempo stesso misterioso, uomo
simbolo del Sogno Americano e della rovinosa autodistruzione cui
sfrontatezza e sensibile genialità inevitabilmente portano. Martin Scorsese
si svela ancora indaffarato con una storia americana, carica dei suoi
splendori e degli inevitabili lati oscuri. THE AVIATOR è frutto di un
progetto pensato e fortemente desiderato da Leonardo Di Caprio, splendido
Hughes sullo schermo ed impegnato produttore esecutivo del lungometraggio.
Di Caprio da parecchio tempo era rimasto affascinato ed anche intimorito
dalla vita grande, contraddittoria del famoso miliardario. Simbolo
d'immensa ricchezza, galanteria ed eccentricità, Howard Hughes ha vissuto
da indiscusso protagonista gli anni più elettrizzanti delle due industrie
simbolo degli Stati Uniti: il mondo di Hollywood e l'aviazione civile. Il
lungometraggio sintetizza, in particolare, i venti anni che vanno
dall'ambiziosa realizzazione di Hell's Angels (1927) all'inaugurazione del
mastodontico aereo Hercules. Venti anni di una vita tra le più ricche ma
complessa, piena di avventura, di belle donne, anni pieni di lusso ma anche
di giorni rotolanti in una solitudine tra le più disperate. Sullo schermo a
volte è palese, a volte è invece solo sussurrato, il manifestarsi di una
malattia odiosa che s'insinua negli anni, nei giorni di una vitalità minata
da incidenti, malattie, incomprensioni e dal trascinarsi di un'infanzia
difficile poiché eccessivamente sensibile e geniale. Scorsese riproduce con
impressionante meticolosità scene aeree spettacolari, colori ed immagini
tipiche di un cinema lontano che va dagli anni '20 alla magnificenza degli
anni '50. Merito indiscusso va al cast tecnico per gli effetti speciali in
digitale. E come non rimanere impressionati davanti alla realtà delle
scenografie del maestro-perfezionista Dante Ferretti? Tra le più belle
locations ricreate spicca sicuramente quella del mitico nightclub The
Cocoanut Grove di Hollywood, frequentato da Hughes per vent'anni. Il lavoro
di Ferretti può far sentire, per qualche minuto, parte di quel mondo di
lustrini, tra ballerine in bilico su altalene appese al soffitto, musicisti
ed arredamenti sofisticati. Il cast artistico è imponente. Oltre ad un Di
Caprio notevole (sempre accompagnato da una ruga di espressione sulla
fronte che riesce a trasmettere un'ansia di vita costante), ci sono alcune
tra le bellissime donne della vita di Hughes: l'affascinante Cate Blanchett
interpreta il ruolo di Katharine Hepburn, mentre la dea degli anni '40,
Ava Gardner, è interpretata dalla bellissima Kate Beckinsale. Alec Baldwin
è sullo schermo Juan Trippe, proprietario della Pan Am e dunque diretto
antagonista di Hughes (nel 1939 Hughes diventa azionista di maggioranza
della TWA), mentre il bravissimo Alan Alda è il senatore del Maine Owen
Brewster, che tentò di infangare il suo nome. Incredibilmente somigliante
all'originale Errol Flyn è il sempre affascinante Jude Law. Sorprendente
ritrovare sullo schermo la tanta spettacolarità che THE AVIATOR mostra,
sorprendente come scoprire tratti di una vita così intensa. Tanta
perfezione blocca, a volte, le sensazioni; ma la bellezza di far rivivere
una vita grazie alla magia del cinema è già emozione. Una vita spesa al
massimo e consumata senza negarsi nulla, neanche lo straziante delirio
della follia. Di Caprio ha definito Hughes un uomo da tragedia greca ed ha
anche affermato, ammiccando, che per lui le donne erano come gli aerei:
voleva sempre l'ultimo modello, il più bello, veloce ed elegante.
Francesca Pozzi
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