Buio in sala
dal nostro inviato Clara Collalti
ILARIA ALPI - IL PIU' CRUDELE DEI GIORNI
Sa che stanno per ucciderla.
Si accascia sul sedile dell'auto, poi si solleva di nuovo, si protegge con le mani, nel gesto più naturale che ci sia, anche nelle situazioni più assurde. Come potesse bastare.
Muore il 20 Marzo 1994, Ilaria Alpi, assassinata a freddo a Mogadisco insieme al collega Miran Hrovatin, vittima di un agguato che a distanza di nove anni lascia ancora troppe falle scoperte, troppi dubbi da sanare, troppe coincidenze che alimentano il sospetto. E il terrore di saperlo realtà, d'intuire con spietata lucidità che due persone che scoprono troppo su un traffico di rifiuti tossici in cambio di armi tra l'Italia e la Somalia possono diventare scomode presenze.
Questa volta non è solo un film, ciò che si vorrebbe testimoniare. Ma la responsabilità di affondare le mani in una questione del genere non compete a chi scrive. Chi scrive è soltanto uno spettatore, sdoppiato nel ricordo della tragedia umana e nella sua ripercussione cinematografica. Attenta, spietata, vera, e di cui poco si vuole dire - se non sottolineare la tenacia del regista Ferdinando Vicentini Orgnani e dell'intero gruppo di lavoro, l'impavido tentativo di riportare in superficie una faccenda spigolosa di cui non è mai stata compiuta una convincente ricostruzione, sulla quale molti si sono fatti un'idea e di cui troppi probabilmente sanno senza azzardarsi a dire. E ancora gli occhi intensi e profondi di Giovanna Mezzogiorno, che ci consegnano tutta la forza e l'irrequieta determinazione di questa giornalista che ha perso la vita rastrellando la verità.
Si vorrebbe solo ricordare l'agghiacciante coincidenza che porta questo film nelle nostre sale, oggi, mentre un'altra spaventosa guerra riempie i giornali, mentre la televisione ci parla attraverso i volti delle inviate che con coraggio la raccontano a noi, comodamente seduti in poltrona. E allora pensi che potrebbe valere la pena di andare a guardarlo, il film, perché vale sempre la pena di andare a cercare nel passato tracce di quello che si vive anche ora, perché probabilmente vale la pena costringersi a riflettere sulla possibilità di poter esercitare la propria libertà, anche quando è travestita da lavoro.
Pensi che un film a volte può servire. A scuoterti un po', ad azionare un meccanismo un po' arrugginito. Può servire nel bene e nel male a chi cerca ancora risposte. E a chi ha paura di darle.
Clara Collalti
Scrivi a claracol@tiscalinet.it
|
|