Speaker's Corner
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Mozart e dintorni
   a cura di Marco Marinelli



Bach, ovvero si, la, do e…
1a parte
2a parte
3a parte

Chopin in tre puntate
1. Chopin, il pianista
2. Il tempo di Chopin
3. Guida all'ascolto:
  1a parte
  2a parte
  3a parte


Mozart in tre puntate
1. Amadeus
2. La vita di Mozart, come un film
3. Flauto Magico, Requiem e misteri massonici



























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Speaker's Corner
Mozart e dintorni
a cura di Marco Marinelli


Chopin in tre puntate


Chopin, il pianista
Dita lunghe
Di nobiltà non si vuole quasi più parlare. E chi saranno mai i nobili di questi tempi? Certo Chopin è un nobile della tastiera, elegante, restio al compiacimento e ai virtuosismi esteriori, molto più sobrio di Liszt suo contemporaneo "di rilievo" nonché amico nel periodo parigino. E' un destino che questa rubrica chiamata "Mozart e dintorni", già iniziata con il grande Amadeus, debba proseguire con un altro giovane di talento cui il Cielo ha concesso una vita breve, sufficiente però per lasciare un segno indelebile nella storia della musica e del pianismo in particolare. Fryderyk Franciszek nasce nel 1810 a Varsavia e muore nel 1849 a Parigi. Solo 39 anni, spesso mi domando guardando una delle rare immagini (sarà uno dei primi dagherrotipi?) quanto siano lunghe le dita di Chopin. Devono essere certamente dita affusolate, forti e gentili allo stesso tempo, capaci di un'estensione notevole, una di quelle aperture di mano che ti consentono di eseguire agilmente le decime più o meno come il vecchio Marzorati o come Karim Abdul Jabar, non so se mi spiego.

"Il pianista"
Roman Polanski si è tolto un sassolino intellettuale, ha realizzato un film che qualche tempo fa ha riscosso un certo successo presso le persone sensibili (gli altri essendo occupati in varie attività di battaglia negli stadi): stiamo parlando de "Il pianista", ovvero Wladyslaw Szpilman (dalle cui memorie è tratto il film), interpretato da un Adrien Brody che sembra votato da sempre alla parte, con un physique du rôle davvero invidiabile, perfettamente ebreo polacco, assolutamente romantico e persino capace di suonicchiare il pianoforte. Tutti ricordano la scena centrale del film quando l'ufficiale tedesco scopre tra le rovine un uomo stremato dalla fame ma ancora lucido e sufficientemente coraggioso. L'ufficiale gli domanda chi sia e lui risponde "un pianista", il tedesco accenna un sorriso beffardo: si tratterà di una delle solite trovate ebraiche per sfuggire alla morte e lo invita ad entrare in una stanza dove, tra le macerie della distruzione e della guerra, campeggia un legnoso gran coda scampato alle offese delle bombe, leggermente impolverato ma ancora perfettamente accordato, un vero miracolo. Potrebbe compiersi una delle sommarie esecuzioni tedesche cui siamo abituati dalla Shindler's List fino alla "Vita è bella", ma Wladyslaw si siede, le mani gelate, rattrappite, passano pochi istanti che possono rappresentare la vita, accenna l'arpeggio lento e sognante della Ballata 23 in sol minore (Gabriella è la ballata 23, va bene?), si interrompe, rischia di grosso, poi si riprende, l'arpeggio si eleva all'unisono verso la salvezza, poi un accordo arpeggiato, le dita si stanno miracolosamente e inesorabilmente sciogliendo, siamo nella guerra e nella sofferenza ma la musica sgorga come una sorgente inaspettata e meravigliosa, e comincia il tema principale, proteso sempre verso l'etereo e allo stesso tempo involuto e ripiegato su se stesso. All'improvviso, dopo il trillo con la sinistra (le mani sono ferite, la giacca strappata), parte uno dei classici disegni alla Chopin per antonomasia, una scala veloce prima verso l'alto e poi verso il basso a ritrovare la nota focale da dove ripartire per uno sviluppo armonico a più voci. Le dita ora volano verso la salvezza, l'ufficiale deve sedersi e deve anche smorzare il sorriso beffardo, perfino un nazista diventa un essere umano, qualcosa di grande sta accadendo tra le rovine dell'umanità, la platea del cinema è silenziosa, tutti "devono" ascoltare, alcuni pensano che "ca… hai visto che era un pianista, nazista di m…" ma sono quelli che dovevano essere allo stadio e poi hanno accompagnato per errore la zia. Gli altri forse, poco avvezzi alla musica classica, si domandano di chi sarà mai quella musica, quelli che lo sanno già annuiscono saccenti: ma signori… è Chopin.

La ballata 23 in sol minore
Si tratta di uno dei brani più difficili da suonare in assoluto, vi sono alcuni accordi centrali per i quali, non bastando già le cinque dita, è necessario pigiare due tasti con il pollice della mano destra. Ricordo una ragazza sarda e di bassa statura del Conservatorio Verdi alla quale, dopo aver notato la brevità delle sue dita chiesi come facesse ad eseguire la "Ballata" e lei non mi rispose, si mise semplicemente a ridere o meglio a riddere con due d. Ora, se non mi sbaglio, fa la Business woman in qualche grossa azienda internazionale dove se dici che ti piace Chopin ti fanno fare il portapacchi a vita. George Sand, invece, amante un po' comandina del buon Chopin parla di "mani di velluto" quando vuole descrivere come il suo si avvicinasse alla tastiera, io dico che le mani di Chopin assomigliano a quelle di Benedetti Michelangeli, detto Arturo, che suona piuttosto bene, e non mi si accusi di usare il presente. Il buon Arturo è un virtuoso che di Chopin conosce tutti i reconditi pensieri musicali, li conosce a tal punto che si permette di stravolgerli facendo diventare leziosa una polacca eroica e femminile una mazurca maschile. Pollini, invece, è uno che sa la matematica, è capace di suonare con i guanti e qualche accordatore finito a casa sua giura di averlo visto assorto tra i versi di Omero e del tutto indifferente ai colpi di martello resisi necessari per riparare la gamba di legno del suo Steinway. Ma Chopin vive anche in ogni principiante che comincia a suonare e sente questi accordi ricchi e pastosi, e resta affascinato dagli arpeggi dalla visione orchestrale del pianoforte. Nel pianoforte di Chopin ci sono tutti gli strumenti, fiati corde, trombe, timpani, ottavini, e non a caso nei concerti per pianoforte e orchestra (un paio) l'orchestra gioca un ruolo accessorio direi che la parte strumentale è timida quasi come se Chopin non volesse inquinare la purezza melodica del suo panismo. Questioni di nobiltà musicale, ma dove sarà finita oggi la nobiltà?

Prossime due puntate:
Il tempo di Chopin
Breve guida all'ascolto
Marco Marinelli

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