Il tempo di Chopin Il tempo è tutto
Ma il tempo visto da vicino è come un grafico di borsa che si muove apparentemente senza direzione, mentre se si allontana lo sguardo dal monitor appaiono subito i trend, le direzioni e gli eventi che ne provocano l'inversione, il cambiamento. Succede così anche per la vita ordinaria, viviamo gli eventi in "contemporanea" ma non siamo in grado di valutarne i contorni perché ne siamo troppo compresi, "involved" direbbero gli inglesi. È su questo argomento che fioriscono le concezioni ortodosse del "distacco" mutuato dalle tradizioni orientali ed estremo orientali e quelle eterodosse del fatalismo e del suo pseudo-contrario il "meccanicismo individuale". Cosa mai possa significare questa breve introduzione con Chopin si dimostrerà ora con calma.
Le coincidenze storiche della vita di Chopin
Chopin nasce nel 1810 a Varsavia mentre Beethoven in Germania compone l'Egmont. Ma il 1810 è anche l'anno in cui nasce Schumann, un altro grande romantico, mentre nel 1811 si udranno i vagiti imperiosi di Liszt e, nel 1813, quelli riflessivi di Kierkegaard. Sempre nel 1813 nascono Wagner e Verdi. Bastano queste poche osservazioni anagrafiche per capire l'entità dell'esplosione demografica e sentimentale di questo periodo. E' il momento dell'artista geniale, tormentato, una creatura eccezionale capace con la sua sensibilità accorata e passionale di rendere partecipe il pubblico dei tormenti della sua vita interiore. Una vita passata a contraddire e sacrificare se stessi, imponendosi dunque un difficile "per aspera ad astra" dal quale scaturiscono nostalgia, lacrime e dolori. La concezione dell'arte comincia a sposare l'introspezione individuale e dei moti dell'anima. Si comincia a provare per la prima volta un progressivo disinteresse per tutto ciò che si presenta come metafisico e sovra-individuale.
Eccezionale, veramente…
Gli artisti sono creature eccezionali, vivono in un tempo talvolta breve (quasi a indicare che la qualità non può essere confusa con la quantità), si ammalano spesso, e se non sono sordi come Beethoven hanno la tisi come Chopin e quando non si ammalano per motivi di forza maggiore sono loro stessi a farsi del male come Schumann che si danneggia irrimediabilmente la mano dopo una serie di estenuanti e assurdi esercizi di divaricazione delle dita pensati per migliorare la sua tecnica pianistica. Nonostante tutta questa inconsapevole (ma siamo sicuri che davvero fosse inconsapevole?) vena autodistruttiva (non per tutti valida se si pensa che Verdi morì ricchissimo avendo persino modo, con i suoi vigneti, di dare spazio a una sua vena imprenditoriale), il valore delle loro opere è senza dubbio indiscutibile, almeno così a noi appare. E sarà forse perché noi stessi oggi dovremmo definirci come eredi di un certo nichilismo a sua volta figlio (sempre forse) di quella tendenza autodistruttiva e autoanalitica di stampo ottocentesco. Del resto ci sono ancora salotti concepiti in modo ottocentesco in giro, e il pubblico degli attempati che segue le sinfonie di Beethoven è irrimediabilmente sopra i sessanta e possiede con ottima probabilità un mobile stile impero o desidererebbe comunque possederne uno. Ma il periodo di Chopin è anche quello non soltanto degli artisti eccezionali ma degli strateghi fuori dal comune, è, infatti, il momento di Napoleone che sposa, proprio nel 1810, Maria Luisa d'Asburgo che gli assicura un erede, Napoleone II. E' il momento dunque di quelli che sembrano grandi ma che poi, a ben vedere, non sono così sentimentali come potrebbe dirsi a prima vista. Nel 1815 Napoleone assaggerà l'amara sconfitta di Waterloo che avrà certamente occupato i suoi incubi più tristi nell'esilio dell'Elena fino alla sua morte nel 1821 proprio l'anno in cui Hegel scrive i suoi Lineamenti di filosofia del diritto e in Gran Bretagna viene varata la prima nave costruita interamente in ferro. Quando la bottiglia di champagne si frantuma in mille pezzi sulla prua del nuovo orgoglio marino Chopin ha 11 anni, sta ancora studiando ma per poco perché nel 1829 avrà già concluso i suoi studi, a 19 anni. Giusto in tempo per comprarsi un motorino.
Nulla è per caso
Allo stesso tempo nulla è per caso. Le coincidenze storiche ci fanno capire l'ambito attorno al quale si svolgono gli eventi contraddicendo l'assunto un po' scolastico che il genio sia come un geyser improvviso che sbuffi dalle viscere della terra non si sa come soprattutto non si sa quando. Del resto in una tale concezione casualistica costituisce più di un alibi per chi non voglia vedere quanto sia importante il contorno, quell'ambito di qui abbiamo già parlato, l'humus che determina e favorisce la manifestazione artistica. Abbiamo visto come, all'anagrafe, un'intera generazione di musicisti, portati poi, con il passare del tempo, a manifestare sfaccettature e intuizioni musicali del tutto diverse, abbia avuto origine in un preciso momento. Proviamo a determinare ancora una volta questo momento con un'immagine extramusicale che arricchisca tuttavia la scenografia in modo sapido. Nel 1814 un certo signor G. Stephenson inventa la locomotiva vapore e così è ancora più facile immaginare il piccolo Chopin attaccato ad un enorme gran coda e con le gambe penzolanti incapaci di arrivare ai pedali mentre si produce a soli 4 anni in esercizi molto difficili mentre il mondo, là fuori, è tutto intento a inventare macchine per il trasporto siano esse a vapore o di ferro. Direi che si tratta di un dettaglio visivo di non poca importanza oltre che essere un'immagine estremamente poetica ed evocativa.
Prossima puntata: Breve guida all'ascolto Marco Marinelli