Andar per costumi: un neologismo. Un termine che vuol dare l'idea di movimento, l'ing degli inglesi.
Come afferma Goethe : "Pensare è più interessante di conoscere, ma non così interessante come guardare".
"Man watcher" sono, secondo una definizione del noto antropologo Desmond Morris, gli osservatori dei comportamenti umani, gli studiosi de "la scimmia nuda", cioè l'uomo.
"Tutto il mondo è paese" dice un famoso proverbio, quindi osservando con occhi attenti e curiosi il nostro paese sapremo qualcosa del mondo che ci circonda. Questa rubrica sarà così uno sguardo sulle mode e gli atteggiamenti che imperversano in questo scorcio di III millennio.
Agosto, un freddo mese di solitudine
“Agosto è il mese più freddo dell’anno” recita il verso di una canzone e sembra un paradosso fino a quando ascoltandola non si comprende che il gelo riguarda l’animo di chi rimane solo durante il mese più caldo. Il senso di solitudine brucia di più nei canonici giorni del divertimento. Cosa fai quest’estate? E' il ‘tormentone’ che a volte comincia già dopo le vacanze di Pasqua. Questa smania di evasione mi fa pensare a quel signore che per potersi permettere la libertà lavorò tanto che la sua vita divenne una prigione. Sembra che tanti si sentano agli ‘arresti domiciliari’ fino a quando non scatta l’ora delle agognate ferie.
L’industria del ‘divertimentificio’ si mette moto, fioccano le promesse di paradisi incontaminati, oasi di relax e benessere in resort da sogno, miraggi di piacere ‘low cost’ in pacchetti ‘all inclusive’. Chi rimane a casa si sente tagliato fuori e guarda il mondo dalla finestra della tv, si affaccia sul rutilante luna park dove tutti paiono allegri e frizzanti. La luce rossa di una telecamera può far miracoli, è come una droga, tutti sorridono e ballano salvo poi tornare a stufarsi fino al prossimo cocktail, al successivo party. Nella folla si nasconde meglio lo spettro della solitudine. Da cosa fuggono infatti quei ragazzi che per divertirsi hanno bisogno di pasticche e alcool?
Anche fare a botte può essere un diversivo per procurarsi ‘emozioni forti’ così come il balconing(tuffarsi dalla finestra di un albergo in una piscina), altrimenti che ‘movida’ è se non sballi?
E tutto questo perché se non per trovare l’eccitazione che metta la museruola alla mordace Noia? Un mostro che “sbadigliando inghiottirebbe il mondo” secondo Baudelaire. E’ il bisogno di andare su di giri che spinge a doparsi, vogliono adrenalina per ‘sentirsi vivi’ anche se rischiano la pelle. Se poi il video è caricato su Youtube gridano al mondo ‘ci sono anch’io, se mi guardate so di esistere’. Il brivido della visibilità appaga per un attimo e la paura della solitudine echeggerà nell’anima dopo l’uso delle chimiche bacchette magiche. Ma in quanti tentano d’insonorizzare così le inquietanti “voci di dentro”?
Regaliamo un trattato sulla dissimulazione
Leggendo i testi delle intercettazioni effettuate sulle comunicazioni telefoniche dei protagonisti dell’ultimo scandalo nella Sanità pugliese, quello legato al business delle protesi ortopediche, il primo moto dell’animo è un misto d’indignazione e rabbia, ma subito dopo, riflettendo, sopravviene un senso di sconforto. Questo scandalo non è il primo né sarà l’ultimo, negli episodi di Malasanità cambiano gli ‘attori’ e i luoghi, ma lo stile è il medesimo ed è riconoscibile in ogni angolo dello Stivale.
Potremmo dire che non è il camice che fa il medico. Alcuni luminari della medicina evidentemente devono aver buttato alle ortiche il giuramento d’Ippocrate. Ricordo le parole del Dr. Siegfried Iseman dall’Antologia di Spoon River: “Dissi, quando mi consegnarono il diploma,dissi a me stesso che sarei stato buono e saggio e caritatevole col prossimo;dissi che avrei trasportato il Credo cristiano nella pratica della medicina!”. Quanti begli ideali, una volta si parlava di vocazione, missione, ma la realtà è che in fondo, sono solo degli ‘operai’ e i malati che scorrono sulla ‘catena di montaggio’, solo umanità ferita bisognosa di un pezzo di ricambio.
Altro che medicina con l’anima, quella è retorica, qui si pensa agli affari!
Viene alla luce -e spaventa- una visione cinica che ignora la grammatica dei sentimenti, parole come empatia o compassione sono lontane anni luce e sensibilità è ormai una parolaccia impronunciabile.
Ciò che fa male leggere nei dialoghi intercettati è l’indifferenza davanti al corpo-in-pena del paziente, usato come mezzo per far quattrini. Ascoltandoli, comprendiamo che malgrado la ricchezza degli status symbol posseduti, il “Re è nudo”.
Sicuramente genera maggior sconcerto il fatto che ad essere coinvolti siano i tutori della salute, ma non meno deplorevoli sono i casi di Malauniversità(la necessità di un ‘codice etico’ la dice lunga), di Malapolitica, di Parentopoli&Co. La cosa che colpisce è la disinvoltura telefonica, parlano senza farsi nessuno scrupolo e poi una volta scoperti: “non è come sembra, posso spiegare” -dicono- come balbetta il marito sorpreso a letto con l’amante. Forse è vero, bisogna che sia mantenuto, come consiglia Umberto Eco, il “patto dell’ipocrisia” per credere all’esistenza di una società civile e non corrotta. Regaliamo allora a chi ci governa dei trattati sull’arte della dissimulazione, che almeno ci si possa illudere che esiste ancora qualcosa di pulito perché altrimenti la vita, oltre che difficile, diventa indigeribile.
La voce del silenzio fa paura?
Viviamo un rapporto ambivalente con il rumore.
E’ vero, ce ne lamentiamo, ma -paradossalmente- non ne possiamo fare a meno, altrimenti non saremmo così assediati dall’inquinamento acustico.
Ci sono delle ragioni nascoste per cui il silenzio è una categoria spirituale tanto bistrattata?
Ormai nei treni è impossibile leggere, le trillanti suonerie raggiungono la nostra mente che anela una pausa di riflessione in compagnia della parola scritta, mentre invece viene trascinata in un flusso vorticoso di suoni molesti.
Sottofondi musicali ovunque, nei pub, nei negozi, negli ipermercati…un bombardamento di onde sonore.
Quando siamo a tavola la tv è il ‘commensale’ che monopolizza l’attenzione, prestarle orecchio potrebbe essere anche un alibi per non sintonizzarsi su discorsi forse più indigesti, meglio deglutire cibo e banalità che ascoltare chi ci è a fianco, anzi a volte non capita di alzare il volume per azzittire chi vuol parlare con noi?
Poi magari ci si rammarica della mancanza di dialogo.
Mia nonna canticchiava “abbassa la tua radio per favore, se vuoi sentire i battiti del mio cuore”, ma oggi c’è ancora qualcuno interessato alla voce dei sentimenti? I ragazzi nelle discoteche che si stordiscono di decibel, i giovani che si isolano acusticamente dal mondo imbozzolandosi nel guscio musicale dell’iPod…
Preferiscono diventar sordi, vogliono perdere il contatto con la realtà perché pensano non abbia più nulla da dire?
Forse è una fuga da noi stessi, tanto fracasso serve ad ‘insonorizzare’ le voci di dentro.
Così scrisse lo psicoanalista C.G.Jung:<<Nel silenzio, l’ansia spingerebbe la gente a riflettere, e non si può prevedere che cosa arriverebbe alla coscienza. La maggior parte delle persone ha paura del silenzio, per cui quando viene meno il rumore continuo, per esempio di una conversazione, bisogna sempre fare, dire, fischiare, cantare, tossire o mormorare qualcosa. Il bisogno di rumore è quasi insaziabile, anche se a tratti il chiasso ci sembra intollerabile. E’ però sempre meglio che niente. In quello che viene significativamente chiamato “silenzio di tomba” ci sentiamo a disagio. Perché? Forse ci sono i fantasmi? Non credo. Ciò che davvero temiamo è quello che potrebbe provenire dalla nostra interiorità, e cioè tutto quello da cui cerchiamo di tenerci lontani con il rumore>>.
* New! Intervista al Maestro Giovanni Allevi
Cari amici speakerini,
c'è una grande sorpresa su CogitoBlog (http://cogitoblog.ilcannocchiale.it/2010/11/21/intervista_al_maestro_giovanni.html). "Non bisogna mai aver paura di rompere le regole, se è il nostro cuore a chiederlo" -così dichiara Giovanni Allevi- "musicista e filosofo timido", nel suo libro "La musica in testa". Troverete questa frase e molti suoi pensieri nella vivace e interessante intervista appena pubblicata nel mio blog.
Un appuntamento da non perdere che sicuramente catturerà la vostra attenzione...Le parole del compositore che con le sue note ha conquistato il mondo sono un'iniezione d'entusiasmo per chi insegue un sogno. La sua straordinaria avventura in compagnia della "Strega capricciosa" insegna a non mollare mai. Buona lettura!
Intervista allo scrittore Gianrico Carofiglio
Cari lettori, v'invito a leggere l'intervista appena pubblicata sul mio CogitoBlog: http://cogitoblog.ilcannocchiale.it/?YY=2010&mm=7. "Quella delle storie è una malattia subdola e inguaribile"(da "Né qui né altrove. Una notte a Bari"). Ciao:-)
20.02.2002 Un giorno palindromo
Un giorno qualunque di un mese qualunque di un anno qualunque, l'incipit perfetto per un romanzo sulla routine vorace. Accesi la radio. Insolitamente la voce della speaker era morbida, non la solita mitragliata di parole. Facevo ogni passo a memoria, presi la giacca, acciuffai le chiavi e uscii. Il portiere mi salutò abbozzando un sorriso. Strano. Il portone,diaframma trasparente, si frapponeva tra me e la città. Il traffico umano scorreva. La folla,visi senza volto:no occhi, no nasi, no labbra. Ero uno di loro. Una risata catturò la mia attenzione. Mi voltai e intravidi uno sguardo, un sorriso, un volto. Cercai di capire cosa fosse successo, dentro o fuori di me. La ragazza sorrideva, non era un'allucinazione. Ormai i miei occhi erano spenti, nulla m'interessava dello spettacolo quotidiano. Mi guardai intorno. Mi stavo svegliando da un incubo? Le maschere erano cadute e tutti avevano ripreso i loro lineamenti. Ebbi una vertigine e urtai un signore che camminava al mio fianco, mi affrettai a chiedere scusa, invece di un grugnito ricevetti un sorriso. Entrai in un bar:"Un cappuccino". Cominciai ad osservare le persone che m'erano accanto, nessuno era accigliato, chiacchieravano tra loro. Ripresomi, tornai in strada. Ne ero certo,qualcosa era accaduto durante la notte. Le macchine non suonavano istericamente il clacson, la gente non borbottava. Gli uomini non sembravano nemmeno più estranei uno all'altro, indifferenti. Mi sentivo leggero. Un'altra vertigine. Caddi a terra battendo la testa. Un rumore, una sirena. "Sono già le otto" disse mia moglie scotendomi. Ero nel letto, mi girai verso la sveglia che pigolava ancora:20/02/2002. Stropicciai gli occhi. Che strano numero, è identico anche all'inverso."Giovanna,che sogno! Tutto andava all'incontrario". Lei non capì: "Sbrigati che sei in ritardo".
//Il primo febbraio del 2010 (01/02/2010) si ripete "L'incanto di un giorno palindromo"(Giulio Giorello:http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_30/giulio_giorello_l_incanto_di_un_giorno_polindromo_a22c6774-0d9e-11df-829b-00144f02aabe.shtml). Ripubblico qui il mio racconto scritto in occasione del 20 febbraio del 2002 per 'Italians' di Beppe Severgnini. Ciao:-)
Lividi sul cuore? Ora c'è il balsamo che guarisce
Finalmente è arrivata, l'attendevamo da tanto, in farmacia si venderà "Amorex", la pillola per il mal d'amore.
Ricavata dai semi di una pianta africana, la Griffonia simplicifolia, promette di placare i morsi della sofferenza.
Chi di noi non ha provato struggimento per amori impossibili? L'infelicità provocata dalle frecce di Cupido può incidere ferite profonde ed ora abbiamo il balsamo capace di lenire i dolori di un amore che tradisce, che finisce, che non corrisponde ai sospiri del nostro cuore; il farmaco precursore della serotonina, sarà capace di rimettere al bello l'umore, di cancellare i sintomi dell'abbandono.
Curiosa la storia di un'innamorata tenace e fedele, Petra, un cigno nero che spasima per un grande pedalò bianco a forma di cigno, lei ha sempre nuotato al suo fianco, rinunciando, pur di stare accanto al suo amato di plastica, ad un compagno in carne e piume. Sempre dal mondo animale un'altra incredibile "liaison", quella del pavone che invaghito di una pompa di benzina si "pavoneggiava" davanti a questa facendo la ruota. Il rumore del distributore è simile ai richiami delle femmine in amore e dunque il pavone, ingannato dal suono, metteva in atto il corteggiamento come fosse una sua simile.
La prima vicenda ha come scenario un lago in Germania, la seconda attrazione fatale è accaduta in Inghilterra, due piumati protagonisti inconsapevoli dell'eterno 'gioco' di Madre Natura.
Ma gli spasimi provocati da Eros hanno anche acceso l'immaginazione di musicisti, poeti, pittori che hanno regalato al mondo opere ammirate ancora oggi, sembra quasi che la Bellezza si nutra dei sospiri e delle passioni degli artisti. Se avessero preso la pillola per il cuore a pezzi insieme ai travagli si sarebbe esaurita anche la vena creativa e noi saremmo privi di tante opere d'arte?
Oggi si parla poco d'amore, si tende, forse per pudore, a coprire con il velo dell'ironia i sentimenti, non è facile mettere a nudo l'anima ma c'è chi lo fa per noi e nelle note, nelle parole, nei colori incendiati dal pathos ci ritroviamo. Una medicina per dimenticare e oplà il gioco è fatto, tutti i malati d'amore saranno guariti, minaccia o promessa?
Chi lo sa.
Il naso, questo sconosciuto
Una frase del pensatore prussiano Nietzsche mi ha colpito e mi ha fatto riflettere:"Questo naso, del quale nessun filosofo ha parlato con rispetto e gratitudine, è talvolta lo strumento più delicato di cui disponiamo".
Odori "esorcizzati", "censurati", società "anestetizzata", perdita del contatto con la Natura...ma il naso non viene bistrattato solo come organo di senso, anche come simbolo dell'intelligenza intuitiva, non solo perdiamo l'olfatto, ma anche il "fiuto".
Noi uomini razionali del XXI secolo evidentemente cerchiamo di dimenticare ciò che più ci ricorda il nostro appartenere al regno animale, l'istintualità ci fa paura.
Chi ricorda che l’etimologia di “sapienza” viene dal latino sàpere (avere sapore)?
Nell’etimo il senso di un sapere che passa attraverso le sensazioni e ci consente di gustare le cose, di assaporare la vita.
La prima conoscenza passa attraverso la bocca, i bambini per conoscere assaporano.
Noi del sapere ne abbiamo fatto qualcosa di astratto, impalpabile.
Valorizzando i sensi potremmo tornare a sentire il ‘corpo’ del mondo.
Da noi si sottovaluta l’importanza dell’istinto nell’apprendere.
Si apprezzano i bambini per la loro intelligenza, ma poco per la loro sensibilità.
C'è un aforisma molto bello di Einstein:
"La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo.
Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono".
L'uomo logico non vuole avere a che fare con il naso, eppure sappiamo come l'aver fiuto può aiutare ad orientarsi, il sentire è una bussola.
Se un bambino è curioso lo si apostrofa con un:"ficcanaso", mortificando il suo naturale istinto di conoscenza.
Così diventiamo 'miopi', incapaci di vedere più in là del nostro naso.
Ma d'altronde il consumatore ideale è chi si ferma alle immagini che scorrono su un video, non deve andar...oltre. Ciao speakerini e non fatevi prendere per il naso!;-)
Il tempo del desiderio
Il desiderio è l'essenza dell'uomo (Baruch Spinoza) -
Se qualcuno dovesse chiederci quali sono i nostri desideri, forse, automaticamente, quasi senza pensarci, elencheremmo una serie di “oggetti del desiderio”.
La sterminata industria dei desideri provvede a fornirci di oggetti da volere a tutti i costi.
Per la pubblicità noi consumatori siamo come gazze ladre, attratte dagli oggetti luccicanti. Forse l’incessante rutilare di tutti questi “sogni”nello schermo televisivo c’impedisce di accorgerci che sono bi-sogni indotti, non partoriti da noi stessi, ma imposti con la forza della suggestione.
Il bisogno fondamentale dell’uomo non è avere averi, come ci viene fatto credere, ma essere.
<<Il desiderio di essere si realizza sempre come desiderio di modo di essere. E questo desiderio di modo di essere si esprime, a sua volta, come senso delle miriadi di desideri concreti che costituiscono la trama della nostra vita cosciente.>> (Sartre)
Desiderare significa avvertirsi mancanti, ascoltare il mormorio del vuoto, ma se si ha paura del vuoto lo si riempirà col fare, affaccendandosi e vivendo inautenticamente.
Potremmo quasi pensare che questa sia una strategia, da parte della società, per tenere sotto controllo le “tendenze desideranti”.
In una società programmata che ama il quieto vivere e la prevedibilità, il desiderio può essere visto come un virus, una forza potentemente sovvertitrice.
I desideri profondi, non quelli indotti con strategie di marketing, possono avere una portata rivoluzionaria. La chiamata seduttiva della passione mobilita le energie: un sentimento, un’idea, un valore, mettono in moto l’interiorità, predicando una crociata contro l’inautenticità apatica. La passione è inaugurazione di un progetto, “…un sentire che punta ad un fine”.
Una passione può diventare destino.
Ma se non abbiamo il coraggio di accogliere il sentimento del vuoto, se non appena si affaccia la noia ci buttiamo a capofitto su un altro impegno, non avremo nemmeno la libertà di scegliere i nostri desideri più intimi, di entrare nel nostro mondo dei possibili.
Come entrare in contatto allora con le passioni se non sappiamo accettare anche la mancanza da cui siamo abitati e ci chiudiamo dinanzi alle nostre paure? Anche la paura è una passione che cerchiamo di esorcizzare, mentre <<in fondo si può pensare cha la paura sia come una porta che dà sull’inconscio…trovarci di fronte alla paura è in realtà un contatto con l’ignoto. Nella situazione che suscita panico emergono i contenuti personali profondi, i quali ci spingono alla ricerca.>>(A.Carotenuto).
Certo, questo ci porterebbe a sondare la nostra dimensione interiore, a dare valore a ciò che sentiamo, alle nostre intuizioni personali rispetto alle opinioni comuni, a quelle verità codificate che sono nel rassicurante grembo del conformismo, che se è rifugio è anche prigione,che se protegge anche costringe. Ma se non apriremo quella “porta”per paura dei fantasmi, rischieremo di non incontrare mai noi stessi e i nostri desideri.
Qual è la paura che ci fa più paura? La solitudine; infatti facciamo di tutto per fuggirla.
Il rumore e la folla sono la matrice in cui la nostra quotidianità è immersa. Siamo dunque capaci di stare da soli? Non è vero forse che nei momenti di quiete spesso veniamo assaliti dall’ansia, da un’irrequietezza che ci costringe ad occuparci di qualcosa, per non stare, come si dice “con le mani in mano”?
Ma solo in un momento di rilassatezza, di calma, può emergere una sensazione, un impulso che nasce dalla nostra anima e chiede di essere ascoltato. Al contrario siamo mantenuti in uno stato di eccitazione continua attraverso il bombardamento di stimoli, così siamo sordi alle “voci di dentro”, non riusciamo nemmeno a percepirle. E il Mercato con il lungo tentacolo della pubblicità è pronto a prendersi cura dei suoi figli/consumatori coccolandoli con i suoi tanti balocchi.
Le immagini provenienti da schermi, cartelloni, video, vetrine, riviste, come uno tsunami, spazzano via le nostre fantasie individuali inaridendo il nostro immaginario lì dove i desideri più veri affondano le radici.
Un sistema consumistico che “imbocca” i suoi “figli” impedendo di “svezzarsi” e dunque di rompere il rapporto di dipendenza da esso, alimenta l’illusione di onnipotenza e impedisce l’autonomia. Se la vera libertà è libertà dal bisogno e questi si moltiplicano, saremo schiavi. Chi ci darà la chiave per evadere dalla trasparente prigionia?
L'aquila e la serpe
C'era una volta un'aquila in cima ad una montagna. Un giorno fu raggiunta fin lassù da una serpe: "Come hai fatto ad arrivare sin qui?" domandò. La serpe rispose: "Strisciando". L'aquila replicò: "Sei arrivata in cima, ma sempre un serpente rimani, e ricorda di guardarti le spalle. Ci sarà qualcuno, sempre, che striscia meglio e più veloce di te". La serpe seccata colpì col suo veleno gli occhi dell'aquila, che accecata volò lontano. Di aquile da allora, su quella vetta, non se ne videro più.
Intervista al comandante Ciro Pinto
Buongiorno speakerini, ho pensato di lasciarvi qui il link di una mia intervista al comandante Ciro Pinto.
E' il "capitano coraggioso" che in aprile ha respinto un attacco di pirati contro la nave da crociera Melody MSC.
L'ho intervistato qualche mese prima del tentato arrembaggio ed ecco le sue risposte.
Anche Fiorello nel suo show ha raccontato il suo coraggio e la sua astuzia:(http://cogitoblog.ilcannocchiale.it/post/2083119.html).
Se volete scrivermi usate questo url:(http://rcslibri.corriere.it/speakerscorner/scrivicostumando.spm).
ciao:-)
Acceleriamo
Tutto corre, no non è un errore, non intendevo il filosofico “Tutto scorre”(panta rei), ma esattamente il verbo correre.
Ce ne siamo accorti tutti, ormai, che le lancette girano più veloci nel quadrante dell’orologio, l’infernale aggeggio che portiamo al polso e ci costringe come delle manette.Un capo polinesiano dopo un viaggio in Europa, così raccontò al suo popolo il modo di vivere frettoloso degli uomini bianchi (Papalagi) : “Il Papalagi è sempre scontento del tempo che ha a disposizione...Gli uomini bianchi sostengono di non avere mai tempo. Corrono freneticamente qua e là...corrono attraverso la vita come un sasso che sia stato lanciato...Dobbiamo liberare il povero, confuso Papalagi dalla follia, dobbiamo distruggergli la sua piccola macchina del tempo rotonda(l’orologio) e annunciargli che dall’alba al tramonto c’è molto più tempo di quanto un uomo possa aver bisogno”.
E’ come se avessimo preso la rincorsa e non riuscissimo più a fermarci. Ignoriamo del tutto i ritmi biologici, ci siamo adattati ai tempi delle macchine e poi ci stupiamo dello stress, dell’ansia che ci toglie il respiro. Non avete sentito anche voi qualche volta dire: “Scusa, sono di fretta!”?
Impercettibilmente il nostro linguaggio muta, segnalandoci una mutazione antropologica. L’inquietante sono di fretta ha quasi sostituito il passato “vado di fretta”. Una perenne corsa in avanti. L’assurdo è che insegniamo la filosofia dell’agitarsi fin da piccoli, inserendo i bambini in questo stile di vita frenetico.
Si domanda lo psichiatra e psicoterapeuta Gustavo P. Charmet: “ Chi ha rubato lo spazio di gioco libero ai bambini? Chi ha loro trafugato il tempo lento della crescita catapultandoli in una affaccendata rincorsa di attività gestite dagli adulti? Nelle strade e nei cortili non si vedono più bambini. Sono presi in ostaggio nelle loro camerette, accampati nelle scuole a tempo pieno, travestiti da baby calciatori in campetti coperti, futuri olimpionici di nuoto immersi in enormi piscine, appesi agli schermi televisivi, acrobati del videogioco”.
Già da piccoli cominciano a guardare il "carnet" del grande ballo quotidiano. Chissà se tra un giro e l'altro riusciranno a respirare!
“Non perdere tempo a desiderarla” recita lo spot di una macchina, così alla fine perdiamo il tempo del desiderio, il tempo più prezioso.
Ma anche l’amore ha accelerato i suoi ritmi. A Bari è arrivato il nuovo modo di corteggiarsi, si chiama “speed date”(appuntamento rapido) ed è il gioco “di tendenza” nelle serate mondane italiane ed europee. Circa tre minuti -un appuntamento lampo- per conoscere una persona. Nello speed date si ottimizza il tempo della ricerca dell’anima gemella:tre minuti per fare la “radiografia” a 25 potenziali partner, 25 mini-incontri di quasi 200 secondi con ogni pretendente. Poi ognuno dei 50 partecipanti(single) segnerà su una scheda le sue preferenze e il computer-cupido farà il resto esaminando le “affinità elettive” e mettendo in comunicazione via e-mail chi ha manifestato con un “sì” la reciproca simpatia….e chissà, magari sbocciano fiori d’arancio. Riusciamo a giocarci “partite” importanti con tempi da centometristi. Anche nel lavoro è questione di secondi, non più di ore o minuti. Se sei alla ricerca del lavoro, devi aver pronto quello che oltreoceano chiamano “elevator pitch”(discorso da ascensore).Non più guardarsi le scarpe o l'orologio o le anguste pareti dell'abitacolo, per ingannare il tempo, ma ottimizzare quei pochi attimi per trarre il massimo profitto dall'incontro casuale. Hanno monitorato infatti il tempo necessario ad una “supersonica” presentazione, quindi bisogna attrezzarsi fornendosi di cronometro! Novanta secondi, una mitragliata di parole per colpire (stordire?) l'interlocutore e farsi ricordare.
Certo che queste tendenze stridono con la nostra mentalità. Noi siamo legati più di altri ai ritmi della Natura, ma non è una penalità, anzi, è una risorsa in questo clima tachicardico. Il Sud è amato come un’oasi di calma, di ristoro, lo sanno bene i turisti che scelgono la nostra terra per le vacanze.
Il sociologo Domenico De Masi parla dell’ozio creativo. Il nostro solare Mezzogiorno potrebbe proporsi come luogo in cui ritrovare il piacere della meditazione, di un respiro rilassato. E’ risaputo che il silenzio e la solitudine sono il padre e la madre della creatività, non per nulla il Meridione è stato la culla della cultura. Il tempo-lungo è il tempo dell’anima, dell’interiorità, quindi virtù, non vizio. (BuOnA EsTaTe!)
Che cosa ci fa un filosofo in corsia?«Consulenze» e «dialogo dialettico» per aiutare i pazienti in difficoltà. (Corriere della Sera-Salute 19/04/09)
In ospedale. Esperienze pilota affiancano, a medici e psicologi, una figura professionale che sembra nuova ma torna dal passato
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In un’epoca in cui si moltiplicano le psicoterapie, torna di moda la «consolazione della filosofia».
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Non sono psicoterapeuti, anzi non sono nemmeno dei terapeuti, guai a dire che si occupano di 'problem solving', se proprio debbono definirsi, si definiscono 'filosofi consulenti'. Si propongono di riportare la filosofia dal cielo alla terra. Anche se in Italia sono ancora piuttosto pochi, si possono trovare in qualche istituzione e nelle scuole (con sportelli di ascolto), in aziende (per rimotivare i dipendenti, collaborare alla riorganizzazione del lavoro) e anche (si tratta di esperienze pilota) in ospedali e hospice. Ma davvero c'è ancora bisogno della 'consolazione della filosofia'?
«Noi, a differenza degli psicoterapeuti, non cerchiamo di guarire e non lavoriamo sull'inconscio. Su un piano di assoluta parità, senza atteggiarci a professori nè fare citazioni, aiutiamo chi si rivolge a noi a chiarire la sua visione del mondo. Non facciamo appello ai sentimenti ma alla ragione». Chi parla è Neri Pollastri, per anni presidente di 'Phronesis', un nome che dice già tutto: Phronesis, per Aristotele, è l'altra faccia della Sofia, del sapere, è la capacità di mettere in pratica i principi universali «ed è proprio questo che fanno i consulenti filosofici» chiarisce Pollastri. Il Comune di Firenze ci ha creduto e dal 2003 al 2004 è stato aperto uno 'sportello filosofico di quartiere'.«Venivano persone con problemi affettivi e relazionali, lavorativi e di realizzazione di se stessi».
E poi... «Nonostante il successo, l'esperimento è finito in mezzo alle polemiche: c'era chi diceva si sprecasse denaro pubblico, peccato» commenta filosoficamente Pollastri.
Più 'psicologica' la consulenza che si può trovare rivolgendosi a Sicof (Società italiana di counseling filosofico). Spiega il suo presidente, Lodovico Berra (medico psichiatra, convertito alla filosofia): «Siamo convinti che sia utile unire al metodo filosofico, fondato su dialogo e dialettica, un approccio psicologico. Noi diamo peso al fatto che chi chiede di noi, lo fa perché ha bisogno di aiuto, non solo di parlare». E aiuto concreto è quello che dà Lidia Arreghini che lavora con i pazienti neoplastici dell' Istituto San Raffaele di Milano. «È un’esperienza iniziata nel settembre 2007 — racconta —. Come counselor filosofico affianco il medico fin dal momento della diagnosi. Il supporto standard prevede quattro sedute, ma se è necessario si può proseguire con ulteriori colloqui. Ho iniziato con il seguire persone operate alla prostata e, successivamente, anche con altre patologie urologiche. Medici e infermieri mi segnalano però spesso anche altri pazienti ricoverati che hanno bisogno di aiuto e non sono inclusi in questa percorso organizzato ». E perché non rivolgersi a uno psicologo? «A parte il fatto che da noi continuano a lavorare psicologi — chiarisce Vittoria Gnocato, responsabile del progetto di 'Assistenza globale al paziente oncologico' entro cui si inscrive il lavoro di Lidia Arreghini - siamo partiti dalla constatazione di un fatto: su 100 uomini operati alla prostata solo uno si rivolgeva ai nostri psicologi, evidentemente c'era bisogno anche di altro. Il paziente in ospedale vive una situazione di subalternità: rispetto alla struttura, ai medici (per altro impreparati a gestire gli aspetti emotivi della malattia) e può non aver voglia di sentirsi nuovamente valutato, in questo caso per la sua ansia o la sua depressione. Il consulente filosofico è come uno specchio attraverso il quale l'altro può vedere quello che ha in se stesso, ma è anche un 'facilitatore' della comunicazione tra paziente e medico Anche Anna Ficco, legata alla più 'filosofica' Phronesis, lavora in un ospedale: è dipendente dell'Ospedale Le Molinette di Torino. «Dal 2002 alle Molinette è aperto uno 'sportello filosofico' per i dipendenti. Chi si rivolge a me, infermieri e medici, sente il bisogno di trovare nuove motivazioni al proprio lavoro, di un arricchimento interiore, di una riflessione condivisa, ma se ha anche bisogno d'altro io funziono da 'filtro' e posso indirizzarlo al nostro sportello psicologico. Non dimentichiamo però che qui tutti i giorni si ha a che fare con la vita e con la morte e, come diceva Heidegger, che cosa c'è di più 'filosofico' che discutere di questo? La nostra società tende a rimuovere la morte, se la spettacolarizza è per renderla meno reale... ».
«I consulenti filosofici non hanno strutture interpretative rigide della realtà, come i religiosi, gli psichiatri o gli psicologi — conclude Elisabetta Invernici, consulente filosofico di Phronesis — quello che offriamo è la possibilità di dialogare sul modello socratico. Chi viene da noi non esce con risposte ma con più domande, domande che aprono nuove prospettive. Ed è proprio questo il ruolo fecondante della filosofia ». (articolo di Daniela Natali)