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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    Ricercario
    di Luigi La Rosa

    Primo scatto fotografico:
    questa settimana ho incontrato…
    Amélie Nothomb

    arte, vita, danza, anoressia, amicizia:
    ingredienti di Dizionario dei nomi propri,
    un romanzo appassionante,
    che ha già catturato l’interesse dei lettori.

    una delle più affermate narratrici
    dei giorni nostri si racconta ai naviganti
    di Ricercario Della Settimana


    Quando penso all’ironia graffiante, alla forza pura, alla genialità colta nella sua più autentica semplicità, uno dei nomi che mi vengono subito in mente è quello di Amélie Nothomb.
    Non potrebbe essere altrimenti.
    Amélie, come quella del film.
    Amélie, che mi viene incontro coi guanti neri a mezzodito e il suo sorriso inquieto, da bambina.
    Oltre ad essere un autentico fenomeno letterario, la grande narratrice belga è il primo ospite del nostro Ricercario.
    Il primo che abbia scritto cinquanta romanzi in soli trentasette anni di vita. Che ne abbia pubblicati già dodici (gli altri, dietro sue precise volontà testamentarie, formeranno un ricco archivio al quale nessun editore potrà attingere). Che rappresenti un vero caso a ogni nuova uscita.
    Nel piovoso pomeriggio romano mi avventuro in fondo alla silenziosa via del Boschetto, dove la scrittrice ha deciso di incontrarmi per parlare un po’ del suo ultimo lavoro, Dizionario dei nomi propri (pp.148, Voland).
    Amélie è in Italia per presentare il suo romanzo, tratto dall’esperienza personale di un’amica, una nota cantante francese. Leggo nei suoi occhi una leggera stanchezza, ma mescolata alla disponibilità di sempre e alla voglia di raccontarsi ai suoi lettori. Si concede con grazia, e ti colpisce per la brillantezza del pensiero. E’ vera, come se tra vita e immagine non vi fosse alcuno scarto.
    La giovane scrittrice è appena rientrata a Roma da una giornata di voli, tra Torino e Napoli. La attendono decine di lettori, che confermano la loro fedeltà annuale, dopo il grande appuntamento alla Libreria Feltrinelli del giorno prima. Mi avvicino, mi siedo, e cerco di cogliere quel che di grande e di bello Amélie Nothomb possa regalare ai miei lettori. (Potere della rete!)

    Domanda: Amélie, un romanzo che nasce da una storia vera e da una grande amicizia personale. Come ha colto l’uscita del libro la persona che l’ha ispirato e che ne è stata fonte di ispirazione?
    Risposta: Benissimo, essere al centro di un romanzo è qualcosa che dà gioia, e anche la mia amica ha colto questa felicità di aver ispirato il mio libro. L’unica difficoltà è stata nel finale, perché l’amicizia aveva raggiunto un tale grado di intimità e di simbiosi che se una delle due protagoniste non fosse morta, sarebbe sfociata in qualcosa di diverso, di ambiguo. In ogni caso, le difficoltà sono sempre legate alla scrittura e non derivano mai da chi ispira delle storie.
    Domanda: Tutti i tuoi romanzi sono dettati da un’ironia di fondo, che ci permette di penetrare il senso delle cose, il loro profilo esistenziale. In questo tuo ultimo libro, invece, il tono si fa più serio. A cosa è dovuto?
    Risposta: All’argomento che racconto. Uno dei temi del mio romanzo è infatti il tema dell’anoressia, per cui ho sentito giusto avere un maggior rispetto per chi affronta questo dramma e vive questo terribile problema. Io stessa che in passato ne ho sofferto, capisco benissimo cosa possa voler dire essere anoressici. Oggi si cerca di sminuire il problema e questo lo trovo veramente triste. L’anoressia è una realtà drammaticamente seria, pertanto va valutata e affrontata con attenzione.
    Domanda: “Dizionario dei nomi propri” è anche un romanzo sulla danza, sul sogno di ballare. Perché questa scelta?
    Risposta: La scelta di raccontare l’universo della danza nasce da due elementi fondamentali: primo, il fatto che da piccola io ho studiato per un bel po’ la danza classica. Secondo, dal fatto che la mia amica ha praticato il mondo della danza per anni, vivendo di persona molte delle esperienze che io racconto tra le pagine.
    Domanda: Cosa ricordi di quel mondo?
    Risposta: Ricordo soprattutto il senso di profonda disciplina, ma qualche volta anche la grande crudeltà imposta dal rapporto arte-corpo. Per poter ballare devi diventare magrissima, devi superare prove fisiche tremende, e molti si arrendono prima ancora di cominciare a causa dell’incapacità di sottomettersi agli imperativi di quel mondo.
    Domanda: I tuoi libri contengono sempre il tema dell’ossimoro? Perché questo tipo di atteggiamento mentale nei confronti della vita e dell’arte?
    Risposta: Perché è la mia scrittura stessa che nasce dall’ossimoro. Io ho sempre avvertito come due pensieri, uno positivo e l’altro negativo, che si incontrano nel mio cervello e che finiscono per implodere. E’ da questo impatto che nasce la mia scrittura, e così che nascono le mie storie.
    Domanda: Una piccola anticipazione sul prossimo romanzo ai lettori di Ricercario?
    Risposta: Il prossimo romanzo s’intitolerà “Antéchrista” e apparirà tra alcuni mesi. Posso dire semplicemente che invece della solita amicizia edificante e costruttiva si parlerà stavolta di un’amicizia devastante, che ci fa riflettere sul tema: come amiamo noi i nostri amici? Li amiamo davvero?

    Luigi La Rosa