Ricercario
di Luigi La Rosa
Questa
settimana ho incontrato…
Margriet De Moor
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a colloquio con l’autrice
di «Sonata a Kreutzer»
considerata dalla critica
una delle massime scrittrici
olandesi dei giorni nostri
cronaca di un incontro piacevole,
segnato dalla comune passione
per lo scrivere e dalla necessità
di considerare la letteratura
un abile strumento
di comprensione del reale
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Cari
amici Una buona estate a tutti voi. Ormai ci siamo davvero, sebbene di vacanze non se ne parli ancora per quasi nessuno.
Il vostro Ricercario non ha ancora detto “arrivederci” alla capitale, e continua le sue lezioni di scrittura sull’erba.
Questa settimana scrive dalla Sicilia, dov’è tornato solo qualche giorno per un veloce saluto ai ragazzi di Librino. Un abbraccio a ciascuno di questi giovanissimi allievi catanesi e tanti, tanti consigli di lettura per il mare.
Ma non è di questo che parliamo adesso, ma dell’incontro che ha avuto prima di partire con Margriet De Moor, considerata tra le maggiori scrittrici olandesi contemporanee e approdata in libreria con il romanzo “Sonata a Kreutzer” (Neri Pozza).
La raggiungo, come spesso è già capitato con altri autori, all’hotel Locarno di piazza del Popolo. Un luogo davvero magico, che pare uscito dal tempo, sepolto nella sua densa ombrosità.
Gli enormi camini spenti alle nostre spalle fanno pensare a inverni russi, nordici, lontani mille secoli da Roma. Mattino, le dodici di un martedì come tanti.
Attraversando la piazza coperta di sole ho la sensazione di muovermi sopra una vasta griglia di fuoco. Il rumore dell’acqua nelle grandi vasche è quasi una tentazione, una sorta di poetica musica naturale.
E di musica si parla anche tra le pagine del romanzo della De Moor: della storia d’amore tra un critico cieco e la bellissima Suzanna Flier, primo violino di un noto quartetto alle prese con “Sonata a Kreutzer” di Janáček.
Lui, Marius van Vlooten, musicologo di fama miracolosamente sopravvissuto al colpo di pistola sparatosi dopo che la giovane Ines l’aveva abbandonato per un prestante fotografo di Caracas.
Lei, fragile e ossessionata dalla sua musica. Abitata dal demone dell’arte che si impone alle cose e al tempo.
Tra di loro, una passione intensa che si vela di gelosia, di contraddizioni, di morte. E le pagine ne accrescono il mistero.
Non aggiungo altro, cari lettori, voglio lasciare a voi il piacere di leggere questa grande scrittrice.
Mi soffermo sul ritratto del suo sorriso aperto, disponibile. Sull’azzurro dei suoi occhi, sulla forza con cui proclama il suo amore per la musica.
La musica è tutto. E’ l’Europa. E’ il sogno dei miei personaggi. Sono le strade, gli ambienti, la tradizione alla quale essi innestano la loro vicenda.
Parliamo per qualche ora grazie all’ottima traduzione di Marcella Marini, sempre attenta e precisa. (Grazie di cuore della collaborazione).
Ci confrontiamo attivamente sul piano dello scrivere, su sentimenti che sempre più danno spazio a visioni della vita, su modo di essere inevitabilmente tradotti in modi di scrivere e raccontare storie.
E’ questo il filo che ci lega. La voglia di comunicare, di trasmettere un incanto. E l’incanto rimane anche nelle parole della scrittrice: galleggia come una presenza, un’ombra metafisica, invitandoci ai suoi prossimi libri.
Buona lettura, amici. E grazie anche a te, Margriet De Moor per il carisma ed il garbo della tua bella persona.
Un romanzo sull’amore?
Sì ma non solo. Certamente l’idea di fondo è quella che hai citato, ma alla fine, leggendo tra le pagine, scopriamo che si tratta di un ricco universo di sentimenti contrastanti e di situazioni talvolta al limite del paradosso. Mi piaceva l’idea di narrare non solo l’amore e la passione – con tutti i loro pericolosi risvolti interiori – ma anche il groviglio di emozioni ad essi legati, e come una storia è capace di scatenarlo nella vita di alcune persone.
Pertanto, in qualche modo, una vicenda sui turbamenti della passione?
Soprattutto su questo. Mi piaceva pensare ai rischi che l’amore comporta, e tutto questo l’ho reso possibile attraverso l’escamotage narrativo del “rischio”.
Potrebbe chiarire questo concetto ai lettori?
Certamente. Io parlo di rischio d’amore, e adopero l’elemento del rischio come filo rosso che lega le pagine di tutto il romanzo. La stessa storia si svolge perlopiù in volo, sopra un aereo, e quale veicolo è più soggetto a rischio di un aereo che sfida continuamente il cielo e i venti? Mi divertiva l’idea del pericolo, estesa a più livelli e significati. Il pericolo materiale ma anche il pericolo dei sentimenti, dei legami, delle ossessioni. I miei personaggi sono tutti sfiorati da questo pericolo, alcuni compiono delle vere e proprie follie, dando così forma definitiva alle ipotesi che io lancio con la scrittura.
Che legame ha con il Tolstoj dell’omonimo romanzo?
Io amo molto Tolstoj, ma non amo quello di “Sonata a Kreutzer”. I riferimenti, se ci sono, son tutti legati all’universo della musica classica, che io ho frequentato per anni come cantante e pianista, non a quello della letteratura cui alla fine ho comunque scelto di dedicare le mie energie e la mia vita.
Il destino, così come nell’amore, che ruolo gioca nella vita?
Un altro tema che mi piaceva toccare era quello del destino d’amore. Ci sono persone che si amano perché è destino che accada. Che sono come legate da una forza che sta al di fuori di esse. E mi intrigava parecchio anche questo concetto di destino in qualche modo legato alla musica, che comunque fa da filo conduttore e da perno all’intera storia. Il modo stesso in cui il libro è scritto risente formalmente dello studio delle strutture musicali. La sua brevità è voluta, studiata, elaborata a imitazione dell’essenzialità di alcune forme musicali usate come modello espressivo.
Come si rapporta allo scrivere? Cos’è per lei la parola?
Per me scrivere è davvero tutto. Ho iniziato tardi, ma ho cercato di recuperare il tempo che avevo perduto. Dai risultati ottenuti non mi posso lamentare. Di solito io cerco di scrivere tutti i giorni, e preferisco farlo sempre di mattina. Mi dedico diverse ore all’elaborazione delle mie storie, passando invece il pomeriggio a fare le ricerche necessarie e perfezionare quello che ho già buttato giù durante la prima parte della giornata.
E’ la vita a influenzare l’arte, o come sostiene Oscar Wilde viceversa?
E’ l’arte a influenzare la vita, di questo ne sono certa. E’ proprio quello che accade nel mio romanzo. L’idea che i sentimenti, le storie, gli uomini e le donne possano tutti essere in qualche modo modificati dall’impatto con la musica e con la sua forza espressiva. E’ come sostiene Wilde, ha perfettamente ragione. E in questo, aggiungo io, la letteratura ha davvero un grandissimo potere di analisi e di comprensione della realtà.
Qualcosa sul suo prossimo romanzo?
Lo sto già scrivendo, ma dirò poche cose. E’ ancora presto per parlarne. Si tratterà di una storia molto drammatica, completamente ambientata in Olanda. Ecco, questo può bastare, perché non so ancora come si evolveranno le vicende dei personaggi e quanto tempo potrebbe richiedere la scrittura.
Luigi La Rosa |