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Speaker's Corner
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Da Gutenberg all'alba del nuovo millennio il libro ha avuto un solo modo di essere letto. Ma ora siamo ad nuova frontiera: l'opportunit? di avere sullo schermo del nostro computer o di un supporto digitale di formato non pi? grande di un libro reale un numero potenzialmente illimitato di testi. Gratuitamente o con importi irrisori. Ma dove finiscono il fruscio delle pagine, il profumo dell'inchiostro, i segni del tempo e della consultazione, il calore di un acquisto in libreria?
Non staremo qui a riassumere tutto quanto si va dicendo sull'argomento, giornali, tv, auctoritates pi? o meno autorevoli, tecnici pi? o meno specializzati. La cosa migliore ? parlarne con voi.
Non credo sia plausibile negarvi che siamo un editore, un gruppo di editori; ma credo che ce la facciate a dirci, sinceramente, se l'idea dell'e-book vi interessa, vi solletica, vi sembra una rivoluzione o solo un argomento mediatico.
Perch? ? bello essere in due, venti, duecento, duemila a parlare. Usiamo il verbo "parlare" e qui si tratta, come sempre in questo luogo, di "scrivere". E di leggere, come modo di ascoltare. Forse anche qui tira aria di e-book.
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lulù
I miei amici non ci volevano credere che Lulù conoscesse un artista, quando lo dissi. Noi si bazzicava ancora campi di calcio di periferia e qualche ragazza la conoscevamo per via di parentele. Così c'era l'Adalgisa e Ada, sorelle di Gianni e Teresa che era cugina di Marco. A dire il vero allora ragazze si cominciava a pensarle più intensamente, perchè una famiglia bisognava pure farla, perchè lo sport e il vivere in compagnia di amici non bastava più e allora, tant'è.. Le ragazze cominciarono a divenire il nostro chiodo fisso.
Angela, ma noi la chiamavamo Lulù, era un'amica di Teresa. La vedevamo ogni tanto e su di lei intrecciavamo spesso i nostri discorsi di ragazzi non ancora uomini. Aveva diciotto anni ma un fare che le donava più età; un certo sussiego con cui trattava, noi, suoi coetanei, per ragazzini ancora attaccati alla veste materna e ignoranti delle cose di vita. Non so se era allora già innamorata, come l'intendo io e che forse non va bene per lei che bramava una vita di lusso e uomini importanti. Tra noi era sempre pervasa di allegria, un pò civettuola e con l'aria di donna che mostra di conoscere i tempi. Non so perché ci frequentasse. Il nostro punto di ritrovo era un bar, o la soffitta di una amica dove giradischi e musica ci davano un piacere goliardico di libertà. Qui lei veniva spesso e ci raccontava di maturi uomini d'affari che aveva conosciuto e che volevano affittarle una casa o portarla con loro in crociera. Molto di fantasia e qualcosa di vero e comunque noi si stava al gioco e la lasciavamo dire perchè in fondo piaceva a tutti.
Dell'artista era vero.
La vidi uscire una sera, di soppiatto, da un portoncino del centro ma non mi feci vedere perchè lei non ci aveva parlato di quel luogo. Entrai dentro e chiesi al portiere. Tergiversò un pò, facendo capire che voleva denaro e glielo diedi. Così seppi che la ragazza era la nuova fiamma di un pittore senza soldi e poco conosciuto che viveva alle spalle di vecchie turiste americane. Tanto bastava e me ne andai. Ma questo ai miei amici non lo dissi; soltanto che lei conosceva un pittore ma voleva tenerlo per sè. Non so se mi credessero, però non chiesero altro. E io potei tenere le altre notizie per me come in un tacito accordo con Lulù.
Amava frequentare la nostra soffitta nelle ore più calde,quando la vita subiva una pausa. Noi invece trascorrevamo in quel rifugio molto più tempo in dispute futili e serie con qualche panino che una madre benevola ci preparava.
Anna fu un'altra ragazza che entrò nel nostro circolo senza avere parentele. Fu una sera. Circa tre mesi prima che io conobbi di Lulù e del pittore, Marco la portò al bar dove giocavamo al biliardo, fradicia, infilandosi nel retro alla ricerca di qualche coperta. Qualcuno gli chiese dove l'avesse trovata ma non rispose. Prese una sedia e la fece accomodare; non aveva mai trattato nessuno in quel modo. Cominciammo a ridere sommessi. Ada parlottava con Teresa, qualcuno accennò a una qualche somiglianza con non so quale attrice. Per Marco era una sua scoperta e sembro sempre mostrare verso di lei come un diritto di priorità o un modo sciocco per non dichiararsi.
Una mattina proprio Marco mi venne a prendere a casa.
- Sbrigati. - disse - Dobbiamo andare al bar. -
- Ecco, subito. - risposi - Mi vesto e faccio colazione in un attimo. -
Non gli chiesi cosa fosse successo per via di mia madre e fu solo quando imboccammo la via che portava alla nostra destinazione che lo esortai. - Coraggio, allora. -
- Insomma.. - cominciò - È stato Dino a venirmi a suonare. - Annuii e insistetti - Vieni al dunque, adesso. -
- Lulù è incinta ma il pittore non la vuole sposare. -
Restai interdetto aspettando quasi una smentita che non venne; capii che anche Marco era rimasto senza parole. Intanto eravamo giunti da Gianni a cui citofonammo; ripetemmo a lui la stessa cosa con poche parole.
- Come si è saputo? - domandò.
- Dino camminava nei pressi della sua casa e l'ha vista rientrare piangente. Lei non ha potuto tacere la notizia e così Dino ha cercato di tranquillizzarla dicendole inoltre di passare più tardi al bar per parlare, se avesse voluto. Penso che verrà, perché non sapeva come comportarsi. Marco era calmo, ora, ma nella mia mente persisteva un certo subbuglio; un mai del tutto celato sperare che Lulù, quel pittore, non lo tenesse in grande considerazione se non come l'amore svogliato del momento. Ma dei due era lei, evidentemente, la più debole. Considerai il tempo trascorso insieme, di come mi prendevo briga di lei e dei suoi affanni, del suo rincorrere certi miti di successo che una persona di buon senso normalmente riesce a respingere. Mi accorsi di quanto ne fossi innamorato e invidiavo quell’uomo che ne aveva approfittato, ma soprattutto era riuscito a conquistarla.
- Che cosa potrebbe fare? - qualcuno tirò fuori mentre eravamo seduti ai tavolini del bar.
- Potrebbe abortire.. -
- Oppure potrebbe tenersi il bambino a dispetto di quel pittore che non lo vuole, la potremmo aiutare. -
- O magari cercare di farsi sposare, in fondo un figlio è sempre qualcosa dinanzi al quale non ci si può tirare
indietro. -
- Ma và, come vuoi che ci ripensi! È il classico tipo che con una ragazza va solo per divertirsi. - Ognuno raccontò la sua. La questione era indipendente da noi ma c'era quella morbosa curiosità per la circostanza che spesso serpeggia e la nostra comitiva di bar in questo non aveva nulla di diverso da gente della provincia.
Trascorsero delle giornate. Lulù era venuta, poi, quella mattina ma senza dire molto. Anzi, mi aveva stupito osservare in lei il solito comportamento vivace e allegro: quasi l'assenza di drammi interni. Ma era più matura di noi, malgrado le circostanze, e non poteva aggrapparsi a qualcuno o a noi tutti insieme che contavamo pochi fatti importanti vissuti.
Fu allora che Anna prese a uscire con me. Dico così perché aveva ricevuto inviti un pò da tutti e poteva scegliere. Questo mi fece piacere. Era il momento, poi, di dare una sterzata alla mia vita. Dovevo studiare, volevo chiudere con il bar e un certo tipo di passato. Ma lei la volevo: forse rappresentava anche un pò di quel passato che non potevo perdere d'improvviso.
Anna riceveva telefonate di Marco, di tanto in tanto, ma non parlava di noi due e Marco che sapeva, comunque si aggrappava a quello per continuare, che non si lascia niente a cui si tiene se non si è costretti. Ne parlavamo per le vie del centro dove la conducevo. Lei amava camminare tra il verde, con i resti dell'antica Roma che occhieggiano da ogni lato e io la riprendevo con una macchina fotografica che mi portavo, pazientemente cercando le sue sfumature di sorriso migliori. Era come un gioco che chissà quante coppie hanno fatto prima di noi. Così nelle giornate calde e afose, in cui i turisti cominciano dalle prime ore del mattino a invadere Roma alla ricerca di quei posti in cui sembra di essere giunti per primi, ci mescolavamo a loro con fare stupito, motteggiandoci a coppia straniera.
Ogni tanto tornavo al bar. Qualche momento di relax, mentre magari Anna era occupata e così rivedere gli amici di un tempo. Sempre più raramente, perché anche loro cominciavano a diradare le presenze e dovevo magari telefonare per un appuntamento.
Chiesi anche di Lulù.
- Come è finita, poi, quella storia? - domandai un giorno a Gianni.
- Non so con certezza. - rispose - Le cose si sanno solo dopo molto tempo. Ma credo che si sposò.. No, non con il pittore. Con un suo amico di una certa età a cui ha fatto credere di essere il padre. Ma non sono sicuro. Certo ha cambiato città. –
Mi sentii triste, come se gli attori di quella sceneggiata che era stato quel periodo della mia vita avessero perso consistenza e io mi ritrovassi con un pugno di mosche da stringere. Avrei voluto che fossero ancora lì, ma con malcelata rabbia e melanconia mi rendevo conto che non era possibile. Gianni se ne accorse e mi accompagnò per un tratto con una mano sulle spalle, come a dire che così andava il mondo.
Giulio Massari
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