Speaker's Corner
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Libri da (ri)leggere
  di Ferdinando Pastori

  • Rhode Island Red
  • Girls
  • Particelle elementari
  • L'odore del sangue
  • Le regole dell'attrazione
  • Il colosso di New York
  • Occhi nella notte
  • L'amante
  • Mele bianche
  • Diary
  • L'oscura immensità della morte
  • La più lucente corona d'angeli in cielo
  • Me parlare bello un giorno
  • Storie di ordinaria follia
  • Lune di miele
  • Morbose fantasie
  • C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
  • American Psycho
  • Marin Bauman
  • Almost Blue
  • Chiedi alla polvere
  • La sottile linea scura
  • Fight Club
  • Il meglio che possa capitare a una brioche
  • Revolver
  • I racconti dell'arcobaleno
  • Fidanzata in coma
  • Normal Girl
  • Cuori Meccanici
  • Borderline
  • Estensione del dominio della lotta
  • Twelve
  • Carmel
  • La fine di Harold
  • Oleandro bianco
  • Il giro di vite
  • Demian
  • Meno di Zero
  • Voglio Guardare
  • L'urlo
  • Ecstasy
  • L'opera struggente di un formidabile genio
  • Un Bellissimo Novembre
  • Le mille luci di New York
  • Bestie
  • Dio di illusioni
  • Il Buio e il miele


























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    Visiant Outsourcing
    Speaker's Corner
    Libri da (ri)leggere
    Brevi considerazioni e citazioni di libri da riscoprire.

    di Ferdinando Pastori


    Ferdinando Pastori è nato a Galliate (NO) nel 1968. Vive e lavora a Milano. Appassionato di letteratura americana, soprattutto del minimalismo di Carver e della corrente post-minimalista di B.E.Ellis, Jay McInerney e Leavitt, ha pubblicato nel 2003 una raccolta di racconti dal titolo "Piccole storie di nessuno" edito da Edizioni Clandestine. Il suo primo romanzo "No Way Out" è nelle librerie da Marzo 2004 ancora per i tipi di Edizioni Clandestine. Collabora con il Web magazine letterario "Rotta Nord Ovest".


    Capita, a volte, di sentire la necessità di togliere la polvere da libri già letti.
    Accarezzare la copertina e sfogliarne le pagine con polpastrelli curiosi alla ricerca di parole e frasi capaci di risvegliare emozioni assopite, o forse, prendendo in prestito un pensiero di Francis Bacon "alcuni libri devono essere assaggiati, altri trangugiati, e alcuni, rari, masticati e digeriti."

    Le mille luci di New York
    Jay McInerney racconta storie che, con una prosa lineare e pungente, colpiscono il lettore dalla prima all'ultima pagina. Dotato di una penna brillante ed energica, contagiata da una massiccia dose d'ironia, frequenti colpi di scena e da un'abilità narrativa decisamente sopra la media, ha raggiunto il successo fin dal suo primo romanzo "Le mille luci di New York" entusiasmando pubblico e critica tanto da convincere Fernanda Pivano a definirlo come "lo stilista della letteratura americana contemporanea".
    "Bright lights, big city" (questo il titolo nella versione originale), è il resoconto del fallimento di tutti gli obiettivi che il protagonista s'era prefissato. La fine del matrimonio con una giovane e ambiziosa modella è solo l'ultima delle vicissitudini che lo spingono a rifugiarsi nell'oblio artificiale della cocaina e della vita notturna frenetica della Grande Mela. Il licenziamento e l'ammissione che il proprio comportamento affonda le radici nel rapporto insoluto con la madre morta di cancro, rappresentano le altre tappe fondamentali del cammino che lo porteranno alla consapevolezza di aver toccato il fondo e alla conseguente decisione di dover "imparare tutto daccapo". Ed è proprio quando narra questa presa di coscienza che McInerney regala le pagine migliori del libro. Dense di una dolcezza e di una malinconia a tratti disarmante, capaci di commuovere pur senza scadere nello sfacciato sentimentalismo.
    A fare da contorno l'atmosfera newyorkese degli anni ottanta, dominata dall'edonismo e dalla ricerca del piacere a tutti i costi anche tramite il sacrificio dei valori più tradizionali. Situazioni e circostanze che hanno portato McInerney ad essere etichettato come portavoce degli yuppies e della "Non generation". Definizioni queste che risultano limitative per un autore che è riuscito a delineare in modo esemplare l'altra faccia dell'America, quella che si nasconde dietro una facciata lucida e patinata per esorcizzare i dubbi e le contraddizioni di un'intera generazione.

    "Sul bordo della pista da ballo c'è una ragazza che ha l'aria di essere la tua ultima occasione di salvezza su questa terra. Sai di sicuro che se affronterai tutto solo il mattino, senza nemmeno gli occhiali da sole - che hai trascurato di portarti dietro, perché dopotutto chi le mette in programma, queste sceneggiate? - la dura luce del giorno ti tramuterà in carne e ossa. La mortalità ti trafiggerà passando per la retina."

    Jay McInerney
    Le mille luci di New York, 158 pagg
    Bompiani (Collana "I grandi tascabili")