Romanzo moltitudine
a cura di Michele Rossi
Seconda tappa
Vuoi che prima ti faccia fare il giro della città?" tenta di
ironizzare lui, non riuscendoci. Con la paura che ha addosso nel vedere tutto
quel sangue che gli zampilla dal collo come l'acqua da un tubo spaccato, la
sua voce assume involontariamente un'intonazione mesta, servizievole, da
maggiordomo.
Non fare l'idiota, Toni, abbiamo un'ora prima di partire, lo sai, gli
dice la bionda abbandonandosi contro lo schienale della Opel.
È vero, Toni lo sa: il volo Genova ? Napoli parte fra un'ora: un'ora
di tribolazione. Peggio: un'ora di inferno. Per forza. Come si può stare
tranquilli quando devi fare una consegna a Don Miccillo?
Solo al pensiero di dover incontrare Don Miccillo, a Toni viene ancora
voglia di bere. Possibile che da quelle parti non ci sia nemmeno un
cazzo di chiosco di bibite, una fontanella?
Gesù quanto son teso. Stai calmo, Toni. Tanto per cominciare potresti
far fuori lei, la bionda. Già, per un killer come lui sarebbe uno scherzo da ragazzi. Piazzarle un bel foro al centro della fronte, e adieu bella mia. Ma Lisa è la donna
di Don Miccillo, e se lui la fa fuori, papale papale che gli scagnozzi di
Don Miccillo lo inseguirebbero perfino in Uganda. No, deve trovare
un'altra soluzione.
Non gli resta che andare all'aeroporto. Sempre che quella scassona di
Opel parta. Gira la chiavetta. Strano: il motore si avvia.
"Siamo fortunati" dice Toni. Ma ha la sgradevole impressione di parlare
da solo.
Adesso il cielo gli sembra giallo e verde; anzi, non solo il cielo:
tutto gli sembra giallo e verde. Anche quando piomba in pieno traffico i
colori non cambiano: gialla e verde è la strada; gialle e verdi le altre
macchine, le facce degli autisti, i semafori. Per questo Toni procede cauto e di
tanto in tanto rallenta, arrivando a volte al punto di fermarsi. Ma
gli strombazzamenti degli altri autisti lo obbligano a proseguire.
A percorrere il tragitto che lo separa dall'aeroporto impiega più tempo
di una vecchia paralitica.
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