Romanzo moltitudine
a cura di Michele Rossi
Terzo capitolo
Seconda tappa
Andreas era figlio della strada, figlio dell'abbandono di una madre mai madre, "sono padrone della mia vita", diceva presuntuosamente e non verosimilmente anche perchè i suoi "si signore" a Don Micillo li doveva dire.
Nel pomeriggio afono di una pioggia irregolare, Andreas ricevette una telefonata. Era una voce cupa, debilitata, sofferente: "Mi devi vendicare, devi ucciderlo" e poi il silenzio inquietante.
Andreas non capiva. Il primo impulso venutogli fu quello di caricare la sua pistola, poi uscì. Voleva prendere una boccata di aria fresca, quell'aria sbarazzina dopo la pioggia. Poco dopo il cellulare urlò ancora: "Sono Lisa, aiutami. Mi trovo in un casale in Savona e c'è una chiesa vicino, aiutami te ne prego", e la linea si interruppe ancora.
"Ma cosa vogliono da me queste carcasse umane", urlò Andreas con il cuore pieno di
menefreghismo calcinante, però intuì nello sfogo che se la donna di Don Micillo era in difficoltà, aiutandola ci si poteva guadagnare qualche soldo.
Repentinamente decise di partire alla volta di Savona, "destra, poi sinistra, eccolo" si disse con la fronte gocciolante di sudore puzzolente.
Entrò nell'abitato come un sorcio in cerca di formaggio con la paura di trovare una trappola ed invece trovò a terra Toni che quasi galleggiava in una pozza di sangue. Lì vicino Lisa che annaspava delirando. "Vieni via", gli urlò Andreas, e i due abbandonarono quelle mura teatro di violenza.
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