Andreas e Lisa non avevano niente in comune. Neppure quel Don Micillo che avrebbe invece dovuto legarli indissolubilmente. Troppo lunatico e sfigato lui, troppo sostenuta e apprifittarice lei. Però adesso erano insieme e sopratutto insieme dovevano sopravvivere. Si ma a chi?
Andreas pensava che Lisa e il suo vestito intriso di sangue erano il bersaglio di qualche vendetta trasversale. Lisa invece era sicura che la mitraglietta che aveva crivellato il corpo di Toni era mossa proprio dal suo Don.
Ma chi dei due la vedeva giusta?
L'auto intanto correva veloce sull'autostrada dei Fiori, tariffa altissima per curve e burroni in ogni dove.
"Fumi?" chiese Andreas.
"Che cosa? Non darmi quello schifo puzzolente che hai avuto in bocca fino adesso" sentenziò Lisa.
E si che Andreas andava pazzo per quel cazzo di sigaro Coibas, figlio della revolucion cubana e di quel Fidel che teneva in cameretta accanto alla sua Irlanda.
"Non ho altro. O il sigaro o il sigaro"
Cedette.
A Lisa quel sigaro però schiarì le idee.
"E se questo coglione patentato fosse proprio la mia ancora di salvezza?" si disse fra una boccata e l'altra.
"E se questa puttanella fosse il mio terno al lotto?" pensava dentro una coltre di fumo Andreas.
Chi avrebbe fottuto l'altro?
Don Micillo stava bestemmiando per la Lisa sfuggita, Smirnoff fibrillava e Bacigalupo si cacava in mano.
L'unico che in tutta sta storia era tranquillo si chiamava Maggi.
Lui si che aveva visto giusto con il pedinamento di Pezzobon. Stava fiutando la preda e Pezzobon era la miglior esca in giro.
"Occhio pescecani del cazzo.Occhio che sto arrivando!" disse Maggi scolandosi una stout amara come un antibiotico "Okkio..."