Romanzo moltitudine
a cura di Michele Rossi
Terzo capitolo
Quinta tappa
Lisa aveva ancora davanti agli occhi la scena: quell'uomo ubriaco che
cercava di entrare nella loro stanza credendola la sua, Toni perso nelle
sue riflessioni, concentrato nella ricerca di una via di fuga che li
portasse lontani da tutta quella storia nel più breve tempo possibile e
senza lasciare tracce.
Quell'uomo che inveiva prendendo a calci la porta
all'inizio non lo aveva distratto più di tanto, poi aveva finito per
interrompere i suoi ragionamenti e questo Toni non l'aveva potuto
tollerare. In uno stato d'animo che andava altalenando dalla paura, alla
rabbia, alla spavalderia, si era avventato verso quella vecchia porta
scrostata e l'aveva aperta di scatto sferrando un violento sinistro allo
scocciatore ma, quello che aveva creduto essere solo un poveraccio ubriaco,
era accompagnato da una mitraglietta sorretta da un giovanotto dall'aria
poco sveglia ma che doveva avere una certa dimestichezza con le soluzioni
drastiche. Toni forse non si era nemmeno reso conto di aver commesso un
errore. Un errore fatale. Prima che ritraesse il pugno, una scarica di
colpi aveva messo fine al suo piano di fuga.
Lisa si chiedeva se Don Micillo avesse in mente lo stesso trattamento anche
per lei, aveva imparato a conoscere quell'ambiente: non c'è spazio per
nessuna debolezza, nel momento in cui cerchi di scappare sei finito. Sapeva
che una fuga non poteva essere eterna, dovunque c'erano occhi e orecchie
che prima o poi avrebbe finito per incontrare. Seppure ancora terrorizzata
cominciava a capire che la sua unica salvezza era trovare il modo di girare
la situazione in suo favore, doveva entrare in gioco e mettere in pratica
quello che aveva visto fare tante volte. Doveva diventare una pedina
fondamentale in un gioco che si stava facendo sempre più pericoloso e, per
fare questo, aveva bisogno di portare qualcuno dalla sua parte.
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