Untitled
Speaker's Corner
 
Romanzo moltitudine
   a cura di Michele Rossi

INCIPIT di Michele Rossi

PRIMO CAPITOLO
SECONDO CAPITOLO

TERZO CAPITOLO
  • Prima tappa
    di Michele Rossi

  • Seconda tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Terza tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Quarta tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Quinta tappa
    di Elisa Radaelli

    elisa_40@excite.it
  • Sesta tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Settima tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Ottava tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it


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  • Terzo capitolo

    Diario di bordo



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    Romanzo moltitudine
    Romanzo moltitudine
    a cura di Michele Rossi


    Terzo capitolo
    Sesta tappa

    Quante volte hai sotto il naso le chiavi dell'auto che stavi cercando per tutta casa?
    E quante volte ti sei maledetto perchè le chiavi, nella tasca della giacca, non le metti mai e quella volta ce le hai messe ?
    In fondo bastava pensarci, alla tasca. E il problema stava proprio lì: nel pensarci.
    Andreas non aveva tempo e voglia di pensarci troppo. Lisa era una gran bella gnocca, lui aveva una voglia di sesso da spaccare il mondo. Lei poi si era pure ammorbidita, una gatta in cerca di fusa. Tutto sembrava pronto ad esplodere, ma l'istinto lo frenava. Non è che la pupa di Don Micillo vuole fregarmi? Insomma Andreas, nella sua tasca, a frugare per le chiavi, proprio non ci pensava.
    Sull'altro sedile, Lisa faceva la bella addormentata. In un sonno scenografico aveva pensato di sbottonarsi la camicetta e lasciare intravedere i suoi seni. Lei gli uomini sapeva come trattarli, sapeva come comprarli. Questo adesso era il suo gioco.
    L'auto era prossima ad un bivio.
    Andreas doveva decidersi: a destra per la catapecchia di Don Micillo, a sinistra per il motel dell'autostrada.
    Tutto teso, lasciato da solo a decidere il suo destino, schiacciò il piede sull'acceleratore.
    "Salve posso esservi utile?"
    Alla reception c'era una signorina dai modi gentili.
    "Vorrei una doppia"
    "Si, che nome metto ?"
    "Ambrosini, metta Ambrosini"
    Maggi ce l'aveva spedito senza spiegargli un bel niente, soltanto chiedendogli se russava o meno. L'agente Ambrosini salì lentamente le scale di quell'edificio poco distante dall'uscita dell'autostrada.
    Fuori un'auto era arrivata annunciandosi con una poderosa sgommata. Spostò la tendina e tra sè e sè si promise di mettere un poster in camera sua raffigurante il Ten Maggi.
    "Cazzo, Sherlock Holmes gli fa una sega a Maggi" fu il pensiero che concluse degnamente quella strana giornata.