Mozart in tre puntate
La storia, la vita, le curiosità, i misteri e le opere del musicista austriaco
Flauto Magico, Requiem e misteri massonici Mozart e la massoneria
Non c'è modo di chiarire i misteri legati all'appartenenza di Mozart alla massoneria. Ci sono solo alcuni fatti e alcune riflessioni che possono essere completati (e le linee di congiunzione di questa particolare costellazione sono molto personali) dall'intuizione o dalla fantasia di ciascuno. Mozart viene iniziato alla massoneria il 14 dicembre del 1784, presso la Loggia "La Beneficenza" e la sua vita cambia in modo decisivo. Ed è utile ricordare che stiamo parlando di un ventottenne cui restano solo sette anni di vita. Ed è altrettanto utile ricordare che il tono massonico del tempo doveva essere ben diverso da quello odierno e abbiamo più di un motivo di pensare che oggi molti "grembiulini" ripensano al passato con una certa nostalgia. Nell'opinione comune massoneria significa "potere", quello degli uomini che contano: avvocati, notai, professori universitari, responsabili di aziende molto in vista, imprenditori e politici, solo per citare alcune delle categorie più "percepibili". La massoneria si interroga sul significato della propria funzione sociale ma, paradossalmente, la risposta a questo interrogativo sta proprio nel porsi la questione. Distratti, infatti, da questo anelito autoanalitico di freudiana memoria, i massoni si attardano nel consolidare le propaggini utilitaristiche della "fratellanza", lo scambio solidale di favori, e l'istituzione di vere e proprie reti operative che favoriscono finanze, posizioni e lavoro.
Il Flauto Magico
Nell'oblio della percezione speculativa e mentale (se non biecamente politica e strategica) dei massoni contemporanei (e c'è chi giura però che non sono tutti così), ci si dimentica del valore iniziatico e operativo dell' "organizzazione" con tutto il patrimonio intellettuale e simbolico che non è certo cosa di poco conto. E questa dimenticanza è non soltanto colpevole ma decisamente imperdonabile. Per Mozart, invece, l'iniziazione massonica rappresenta ancora l'occasione preziosa per portare a maturazione un percorso spirituale interiore reso possibile attraverso l'esercizio di uno dei mestieri costruttori per eccellenza: la composizione musicale. E infatti la struttura architettonica e geometrica del Flauto Magico poggia solidamente e si alimenta di interconnessioni sensibili e profonde che fanno di quest'opera teatrale un vero miracolo ancora in larga parte inesplorato. Certo, il simbolismo di cui tutto il capolavoro è intriso risulta evidente e nascosto allo stesso tempo, la musica arriva sempre ma colpisce anche in maniera consona (è proprio il caso di dirlo) al livello dell'ascoltatore. Taluni hanno persino pensato che una tale complessità strutturale non poteva essere appannaggio di un solo uomo e che, ad esempio, il libretto di Shikaneder (che contendeva insieme a Marinelli, un oriundo italiano, la palma della miglior gestione teatrale di Vienna) doveva necessariamente aver subito apporti e ritocchi da più parti. E' invece più facile pensare che quando le cose assumono un significato sovraindividuale l'individualità del singolo, appunto, si stempera in una moltitudine di sfaccettature, metafisicamente universali.
Il Requiem
Fu forse Salieri, travestito e mascherato, ad incitare Mozart nella composizione del Requiem, al prezzo di 50 e poi 100 ducati? Il pluripremiato film "Amadeus" (di cui per altro recentemente è stata presentata una versione senza tagli dell'originale), presenta una soluzione facile e commercialmente vendibile, hollywoodianamente parlando, della vicenda artistica. E chi fu dunque il personaggio misterioso riportato dai racconti e dalle notizie di questi ultimi momenti della brevissima vita del compositore austriaco? Nessuno può dare delle risposte plausibili ma si ha la netta sensazione che la risposta sia inserita, come un codice segreto, nella musica stessa che è sotto i nostri occhi e le nostre orecchie, dunque visibile (o anche udibile) e allo stesso tempo occulta (o silenziosa). L'indicazione di quello che "realmente" è successo sta proprio in quelle note perfettamente sovrapposte e forse in particolare nel contrappunto bachiano sul quale si attardano maestosamente sia il coro sia l'orchestra che ripetono, con straordinari e mai uditi prima del tempo incastri sonori, il noto adagio: "Quam olim Abrahae promisisti", ovvero "Che un tempo ad Abramo hai promesso". Per l'esattezza il testo sul quale sarebbe bene riflettere (magari insieme alla musica) recita così:
O Signore Gesù Cristo, re di gloria, libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell'inferno e dal profondo lago, liberale dalla bocca del leone, in modo che il tartaro non le afferri e non cadano nell'oscurità. Ma il santo Michele vessillifero li porti alla santa luce che una volta tu promettesti ad Abramo ed alla sua discendenza.