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Panorami congeniali
  a cura di Ivano Mugnaini

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    Panorami congeniali
    di Ivano Mugnaini

    La libertà
    Dopo aver parlato, la volta scorsa, dell’amicizia, mi dirigo, in questo percorso aereo, verso la libertà. L’idea del volo, tra l’altro, a mio parere ben si abbina al concetto di libertà. Pensando ad un uccello in volo si concepisce e quasi si assapora, si percepisce fisicamente, l’ebbrezza della libertà. Salvo poi finire a pensare a qualcuno che, per qualche capriccio ammantato di ragioni storico-antropologiche, si arroga il diritto di interrompere quel volo con una o più cartucce. Ma questo è un altro discorso che ci condurrebbe lontano. Meglio riatterrare e tornare a parlare di libertà. Ben si lega, il discorso sulla e della libertà, al tema dell’amicizia. Per analogia, nei casi fortunati, e, in quelli molto meno felici, per contrasto.
    Inizio il decollo, mettendo in azione il motore delle frasi memorabili, in modo atipico stavolta. Con un paio di canzoni. La prima è di Sting, e recita all’incirca “If you love somebody, if you love someone, set them free”. Se ami qualcuno lascialo libero. Frase che di primo acchito lascia un po’ interdetti. Ma poi, ragionandoci, viene fatto di dire che in fondo è vero: l’amore autentico, e il suo nobile e affine correlato, l’amicizia, non soffocano mai la libertà individuale, quella profonda, il diritto di essere se stessi, anche e direi perfino nell’amore. L’altra canzone a cui mi capita di fare riferimento è quella di Giorgio Gaber. I versi fanno pressappoco così: “Libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, libertà è partecipazione”. Direi che ogni commento è superfluo. La capacità di ragionare qui si sposa alla poesia. Si può solo approvare, e, magari, se non si è troppo stonati, canticchiarla un po’. Anche in pubblico. Soprattutto farebbe bene ricordarsene. Anche e soprattutto nel periodo elettorale. E non solo. Se si parte dall’assunto che amicizia è libertà, e viceversa, la partecipazione viene ad essere impegno, sostegno, coraggio di stare magari dalla parte del torto, o, meglio, dalla parte di ciò che molti, per calcolo o convenienza, fanno apparire tale.
    Chiudo qui il capitolo musica, conservando però volentieri, come una radio in sottofondo, una specie di medley delle due canzoni, e passo alle amate lettere. Comincerei anche stavolta con uno scrittore promettente, di sicuro già citato in voli precedenti. Tale Alighieri Dante, fiorentino, ebbe a dire, nel primo capitolo del Purgatorio: “Or ti piaccia gradir la sua venuta:/ libertà va cercando, ch’è si cara/ come sa chi per lei vita rifiuta”. Il riferimento specifico è a Catone Uticense. Di ben più ampio respiro tuttavia è la forza, anche oratoria, della frase. Quasi un emblema stesso del valore irrinunciabile della libertà, che supera, in alcuni casi, quello della vita stessa. Molti purtroppo, in ogni epoca e a causa di oppressioni accomunate solo dalla carica di violenza, hanno dovuto scegliere tra la sopravvivenza e la dignità dell’essere libero. Optando spesso per la seconda alternativa. Ciò è accaduto a volte in modo palese, altre in modo più nascosto e strisciante. Accade ancora, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Resta, ardua ma quanto mai preziosa, la speranza che tale scelta estrema non debba più essere necessaria per nessuno. Che la libertà e la vita, qualsiasi vita, e qualsiasi libertà, possano coesistere.
    In questo contesto, in qualità di consolazione e alimento per la speranza, per alcuni, e in veste di monito, per altri, mi sembra opportuno fare ricorso alle parole dello scrittore spagnolo M. De Unamuno:  “La libertà è un bene comune,  se di essa non godono tutti, non saranno liberi neppure coloro che si reputano tali”. Come ulteriore sostegno a tale tesi, proporrei la massima, breve ma incisiva, di C. Dossi: “Date agli altri molta libertà, se volete averne”. Condivisibile, e valida secondo me anche nell’ambito degli “affari interni”, nel senso di interiori: gli affetti, le conoscenze, gli amori. Contrasta in modo netto con una forza uguale e contraria di enorme potenza, la gelosia, e con tutto ciò che spinge ad essere possessivi. Tuttavia, la ricerca di una forma di conciliazione tra le due formidabili tendenze pare auspicabile. E’ esercizio complesso ma salutare.
    Una frase che trovo intrigante, e che lascio a chiunque lo vorrà di interpretare liberamente (è il caso di dirlo), a seconda delle proprie esperienze e inclinazioni, è la seguente: “La prova basilare della libertà umana non è tanto in ciò che siamo liberi di fare quanto in ciò che siamo liberi di non fare”. Mi limito a specificare che la fornisce lo scrittore statunitense E. Hoffer.  E, con la funzione di specchio, in qualche modo fedele, gli pongo a fianco un brano tratto da “La coscienza di Zeno”: “E’ libertà completa quella di poter fare ciò che si vuole a patto di fare anche qualche cosa che piaccia meno. La vera schiavitù è la condanna all’astensione. Tantalo e non Ercole”.
    Che dire? Forse non ci saremo chiariti del tutto le idee. Però, perlomeno, ci siamo riletti un po’ di buona letteratura. Anche questa è libertà. Al di là di tutto. Al di là del bene e del male, direbbe qualcuno.
    Lascio le divagazioni e torno in modo più mirato all’obiettivo di partenza, facendo ricorso al punto di vista espresso da Corrado Alvaro nel libro “Quasi una vita”: “Nessuna libertà esiste quando non esiste una libertà interiore dell’individuo”. Questa assomiglia molto ad una certezza. O meglio, ad uno stato d’animo che tutti, per un istante o per il tempo di quasi una vita, appunto, hanno percepito e sperimentato. Un buon punto di appoggio. Essenziale, ma non sufficiente in sé e per sé. Ce lo ricorda, semmai ce ne fosse bisogno, il naturalista inglese Th. H. Huxley: “Le difficoltà più serie cominciano quando un uomo è libero di fare ciò che vuole”. Anche questo è capitato di pensarlo a tutti, credo. E’ bello tuttavia, avere tali difficoltà. Molto peggiore è non averne a causa della mancanza della materia prima.
    Lo scrittore tedesco L. Börne, nei suoi “Frammenti e Aforismi”, ha dedicato molto spazio al tema della libertà dell’individuo. Con molto equilibrio, e lucida capacità di analisi, rileva che “Non c’è uomo che non ami la libertà, il giusto però la esige per tutti, l’ingiusto solo per sé”. A mio parere andrebbe fatta imparare a memoria nelle scuole di ogni ordine e grado. Mi accorgo tuttavia che in questo mio desiderio c’è una contraddizione di fondo: rendendo coercitivo un insegnamento sul valore della libertà, si finisce per negarne l’essenza profonda. Allora, come alternativa, mi indirizzo verso un’altra soluzione. La frase di Börne andrebbe scritta in calce a tutti i manifesti elettorali, grandi e piccoli, con volti sorridenti coronati da chiome fluenti e non. Andrebbe altresì fatta circolare, tramite adesivi, in tutti gli uffici, postali, bancari e compagnia (quasi) bella. Infine, con appositi aerei, andrebbe fatta cadere sulle strade, di grande circolazione e cittadine. Come monito per l’italico automobilista, fauna sui generis, purtroppo ben lungi dal rischio di estinzione. Battute a parte, lo scrittore tedesco ha toccato il punctum dolens della libertà: piace a tutti, ma, forse proprio per questo, ognuno vorrebbe tenerla per sé. Come un oggetto esclusivo, un territorio recintato con su scritto “Attenti al cane”. Accorgersi, tutti quanti insieme, che questo è un errore, pregno di contraddizioni per di più, renderebbe il nostro roteante pianetino un posto più gradevole in cui vivere.
    Il tema trattato in questo “volo” mi ha portato, per forza di cose, a rischiare di invadere il dominio della filosofia, fatalmente insidioso e scivoloso. Ho corso anche il rischio, di sicuro, di risultare a tratti retorico, se non schiettamente pesante. Chiedo venia. Confermo solo che la libertà è quanto di più prezioso ci possa essere, e per essa è giusto mettere in gioco tutto, non solo nell’ambito della scrittura. Concludo questo mio atto di amore per la libertà, con un brano più lieve e ironico, gioiosamente sarcastico. E’ tratto da “Vie inestimable du grand Gargantua, père de Pantagruel”. L’inno alla libertà di Rabelais è volutamente iperbolico, ma trasuda e stilla, come un grappolo maturo, un senso solare e vitalistico con cui mi piace concludere questa mia escursione panoramica.
    “Così aveva stabilito Gargantua. La regola consisteva in questo solo articolo: FA’ QUELLO CHE VUOI, perché persone libere, bennate, ben istruite, che frequentano oneste compagnie, sentono per natura un istinto e inclinazione che sempre le spinge ad atti virtuosi e le tiene lontane dal vizio; ed è ciò che essi chiamano onore”.

                    

    Ivano Mugnaini