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Panorami congeniali
  a cura di Ivano Mugnaini

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    Panorami congeniali
    di Ivano Mugnaini

    Il pensiero
    Scrivere del pensiero è un po’ come parlare della parola, ha un che di tautologico. O, meglio, dovrebbe averlo. Sarebbe auspicabile se lo avesse. La concordanza, invece, è tutt’altro che garantita. Non è detto che si parli sempre avendo coscienza, e rispetto, della parola, e non è ugualmente sicuro che si scriva pensando. Il sottoscritto, chiaramente, si colloca nell’insieme dei non pensanti. A tratti, spero. In questa rubrica di frasi memorabili, tuttavia, ho un’arma in più, una via di fuga possibile. Se si dovesse verificare un black-out del livello logico-razionale, posso sempre imitare il proverbiale fantino: dare la colpa al cavallo. Ossia, nel caso specifico, agli autori citati. Ci vuole faccia tosta, certo. Ma a volte bisogna fare di necessità virtù. Questo mio esordio a mo’ di introduzione, mi sta vendendo, me ne rendo conto, più ironico e lieve del solito. Qualcuno, con molta meno benevolenza, potrebbe dire “scemo”. Legittimamente. Personalmente mi limito a notare che la giustificazione potrebbe trovarsi proprio nella natura stessa del tema scelto. Il pensiero è qualcosa di così vasto, impegnativo e misterioso, che, un po’ come certi corpi celesti, non si può fissare a lungo senza rischiare la cecità. L’ancora di salvezza, quindi, potrebbe trovarsi in una battuta di spirito. Perché, per quanto ci possa sforzare e arrovellare, ci sarà sempre un pensiero che sfugge, che non torna, che irride la mente. Se stesso, dunque. E, con lui, noi. Ergo, conviene prenderla con un po’ di humour. Male che vada sarà un pensiero più elastico. Estivo. Vacanziero. O giù di lì.
    Descartes, per gli amici Cartesio, soleva chiedersi: “Che cosa sono dunque? Una cosa che pensa”. E fin qui tutto bene. Solo che appena comparsa una qualche forma di certezza, spuntava, inesorabile, una nuova domanda: “E che cos’è una cosa che pensa?". Grazie, Cartesio! Ci hai illuminato! Ti preferivamo quando tracciavi assi. Con precisione, senza sbavature.Al di là delle battute, il punto di partenza del grande filosofo francese è imprenscindibile. Si conosce il meccanismo, ma non il suo funzionamento, la magia degli ingranaggi interni, fisici e mentali.
    E’ tutto ciò che abbiamo, il pensiero, la sola vera ricchezza. Per dirla con un altro filosofo d’oltralpe, Pascal, “il pensiero fa la grandezza dell’uomo”. Ma l’istinto a salvarci dalla scottatura cosmica, porta ancora a toccare il suolo dell’umorismo. Bierce, nel suo “Dizionario del Diavolo”, fornisce la seguente definizione del cervello: “Un apparato col quale pensiamo di pensare”.
    Sulla natura specifica del pensiero si è scritto molto, e in modo estremamente vario. Pirandello in “Ciascuno a suo modo” osserva che “Come ci sono i figli illegittimi, ci sono anche i pensieri bastardi”. Ognuno di noi, ne sono certo, ne possiede e ne nutre, seppure a malincuore, un discreto numero. Per il principio della compensazione è anche giusto però rilevare, assieme a Nicholas de Chamfort, che “Il pensiero è la consolazione e il rimedio di tutto. Se qualche volta esso stesso vi fa del male, chiedetegli un rimedio: non mancherà di darvelo”. Tra questi due estremi, l’ira di Pirandello e la benevolenza di Chamfort, si trova, forse, la verità. Già, ma ogni istante, ogni condizione specifica, la muta e ne sposta le coordinate. Non resta che regolare la bilancia, ciascuno a suo modo, appunto, a seconda delle sorti e dei destini.
    Federico il Grande ci riporta ad una considerazione agrodolce, a metà strada tra filosofia e arte della sopravvivenza nel mondo concreto di ogni giorno: “Sono poche le persone che pensano, però tutte vogliono giudicare”. Che dire? Stavolta il re di Prussia ha emesso una sentenza che credo sia in grado di convincere tutti o quasi. Tutti hanno fatto le spese, almeno una volta nella vita, di tale agevole e radicata attitudine al giudizio. Quasi universale.
    Anche sugli effetti del pensiero, sui suoi “prodotti”, le idee, si sono spese innumerevoli parole. Un altro filosofo francese, Alain, ha scritto una frase che personalmente trovo fondamentale. Corro quindi il rischio di “inflazionare” il settore “filosofia transalpina”, e la riporto testualmente: “Niente è più pericoloso di un’idea quando si ha un’idea sola”. In questo caso come non mai ogni commento è superfluo. Nelle parole di Alain c’è la chiave di secoli di orrori compiuti nel nome di un’idea. Qualunque essa sia, l’idea, sola, in uno spazio asettico, senza il beneficio del confronto, finisce per arrugginire e corrodere i tessuti. Meglio un’insieme, anche caotico, da cui possa scaturire, magari, una scintilla. E una luce, che consenta di cogliere il lato nascosto, la geometria dell’invisibile.
    Siamo ripiombati nei territori della filosofia. Seppure, in questo caso, con un tonfo salutare. Tuttavia, per addolcire il cammino, niente di meglio che un po’ di Rabelais. Il quale ci offre il calice di una battuta frizzante come vino novello: “Il mio ideale lo sostengo fino al rogo escluso”. Il vocabolo finale, “escluso”, cambia il succo della frase. La rende molto meno eroica. Ma anche molto più umana. La tolleranza, dunque, anche verso se stessi. E, coerentemente, verso gli altri. J.S.Mill, che era sì filosofo, ma inglese, stavolta, esprimeva un punto di vista che credo dovrebbe essere considerato con estrema attenzione: “Non possiamo mai essere sicuri che l’opinione che ci sforziamo di soffocare sia falsa. E se ne fossimo sicuri, soffocarla sarebbe ancora un male”.
    Tolleranza, dunque, e, altrettanto sacro e prezioso, il valore dell’individualità. Un altro grande pensatore inglese, Bertrand Russell, ci invita a riflettere, facendoci osservare che “Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non è affatto una prova che non sia completamente assurda. Infatti, a causa della stupidità della maggioranza degli uomini, è molto più probabile che un giudizio diffuso sia sciocco piuttosto che ragionevole”.
    Anche in questa occasione, all’interno di questo percorsi nei Panorami Congeniali, ho incrociato montagne e pianure, punti di vista e di osservazione differenti. E’ il caso di dire che, stavolta come non mai, ciascuno è libero di scegliere tra quelli espressi e citati il pensiero che trova più affine. La vera ricchezza, una delle poche sicure e garantite, è la libertà delle idee. Per quanto mi riguarda, conservo anch’io le mie, quelle a cui sono affezionato ormai. Senza pensare se facciano bene o male, se siano del tutto giuste o del tutto sbagliate. Mi concedo, in conclusione, un ultimo confronto tra due visioni contrapposte. Per scoprire, magari, che, se considerate in un certo modo, in qualche maniera si somigliano. Epitteto ammoniva i suoi discepoli con questo insegnamento: “Innanzitutto di’ a te stesso chi vuoi essere. Poi fa ogni cosa di conseguenza”. Molti secoli dopo, il poeta Walt Whitman scriveva: “Mi contraddico?/ Benissimo, allora mi contraddico,/ sono immenso, contengo moltitudini”. Le loro distanze si toccano, per così dire. La sola cosa certa rimane una fertile incertezza: sapere che il gioco delle ombre è sfuggente. La sola regola del gioco è il gioco stesso.

    Ivano Mugnaini