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Panorami congeniali
  a cura di Ivano Mugnaini

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    Panorami congeniali
    di Ivano Mugnaini

    Il desiderio
    Dopo aver scrutato, nel volo panoramico precedente, le frasi celebri, le verità e le bugie dedicate all'amore, per conseguenza logica, o forse semplicemente per istinto, per impulso naturale, mi dedico in questa occasione al desiderio. Ciò che è stato detto e scritto è molto, è sovrabbondante: ironico o moralistico, a favore e contro. Inizio proponendo una frase di G. B. Shaw: "Ci sono due tragedie nella vita. Una non ottenere ciò che si desidera ardentemente, l'altra ottenerlo". Parole molte acute, e, in gran parte, condivisibili. Sono tratte da Uomo e Superuomo. Questo titolo mi spinge ad uscire almeno in parte da una posizione neutra, per dire che, quando si parla di desiderio, l'uomo è già vivo e presente, mentre il superuomo è più che mai di là da venire. Perché, come osservava Virgilio, "Ognuno è trascinato dal suo desiderio". Nel bene e nel male essere uomo è desiderare. Molta differenza la fa, soprattutto in questo campo, il cosa e il come. Ma questo è ben noto.
    Le posizioni riguardo alla capacità dell'uomo di agire sul proprio desiderio, orientandolo e tenendolo e freno, sono quanto mai divergenti. Cervantes propone il seguente consiglio: "Non desiderare, e sarai l'uomo più ricco del mondo". Gli fa eco, o meglio replica bruscamente, con un netto contrasto, William Blake: "Coloro che reprimono il desiderio lo fanno perché il loro desiderio è abbastanza debole da poter essere represso". La frase del poeta inglese è tratta da Il matrimonio del Paradiso e dell'Inferno, titolo a mio avviso emblematico, sia della natura del desiderio, che, più in generale, della natura umana.
    Nelle sue Satire, Orazio ci descrive, e direi, prescrive, una ricetta della felicità fatta di ingredienti semplici: "Questo era il desiderio: un po' di terra, non troppa,/ con un orto e una fonte d'acqua sorgiva vicino alla casa,/ e in più un po' di bosco". Ricetta sanissima. Ma, lo confesso, troppo impegnativa. Un po' come mangiare insalata poco condita tutti i giorni. Dello stesso Orazio, e delle sue Odi, apprezzo moltissimo invece questa sua preghiera, questa sentita e profonda invocazione: "Dammi, o Apollo, che io in buona salute/ goda di quello che ho; dammi ti prego,/ una mente sana e una vecchiaia non turpe/ e non priva del conforto del canto". Ottima, e auspicabile sempre. Più che mai forse in questo nostro tempo.
    Un'epoca la nostra che non di rado fa venire in mente la considerazione dello scrittore spagnolo Quevedo Y Vilegas: "Il tanto diventa poco se si desidera ancora un po' di più". In quest'ottica, sulla stessa scia, il pensiero corre ad un altro scrittore, lo statunitense L. P. Smith: "Ci sono due scopi nella vita: il primo è di ottenere ciò che vogliamo; il secondo di godercelo. Solo gli uomini più saggi riescono a compiere il secondo".
    Ineccepibile. Visto però che seppure per semplice forza d'inerzia ci stiamo incamminando in direzione dei versanti rocciosi del moralismo, correggo la rotta facendo ricorso all'ironia collaudata e trasgressiva di Oscar Wilde. La frase è celeberrima e non necessita commenti: "Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni". Oppure, per proporre un correttivo molto più inatteso, cito J. Passavanti, un predicatore (ebbene sì) del Trecento. Il quale, in un italiano ai primi passi o quasi, ma già chiarissimo, afferma che: "L'altra utilitade che fanno le tentazioni si è ch'elle fanno l'uomo sollecito ed esercitanlo, e non lo lasciano annighittire ed essere ozioso; onde lo 'nducono a vigilie, e a orazioni e digiuni, e agli esercizi che fanno venire a perfezione di vita spirituale". Sinceramente non so quanto questa dichiarazione sia risultata gradita, a suo tempo, all'ortodossia della Chiesa. Ma è un punto di vista senza dubbio fuori schema, a suo modo un documento.
    Dopo questa breve escursione, torno sui terreni della letteratura e della filosofia. Democrito operava un confronto che ancora vale e che ancora ci invita a riflettere: "Quanto è più saggio dell'uomo l'animale, che conosce la misura del suo bisogno, mentre l'uomo la ignora". Per trovare una possibile voce contraria, o almeno divergente, debbo far ricorso ad un economista, J. K. Galbraith: "Nella società opulenta non si può fare nessuna valida distinzione tra i lussi e le necessità". Questa è un'altra fonte di discussione interessante. Se non altro per poter magari giungere a dire che non è così, o che, se è così, non è detto che debba essere così per sempre. Per dirla con Epicuro: "La necessità è un male, ma non c'è nessuna necessità di vivere nella necessità".
    Onde evitare di andare fuori giri, avventurandomi su terreni eccessivamente tortuosi, mi appresto a concludere questa escursione sui panorami del desiderio. Lo faccio anche per evitare che qualcuno possa osservare che questa "puntata" della rubrica non era necessaria e che non se ne sentiva davvero il desiderio. Chiaramente anche stavolta la bilancia del pro e del contro, delle voci a favore e di quelle contrarie, non si è spostata di un millimetro. Mi sono solo tolto lo sfizio di rileggere e riscrivere frasi a mio parere degne di attenzione. La verità resta nascosta, per fortuna. Concludo con due citazioni di epoca e natura molto diversa. Entrambe però, secondo il mio gusto, e il mio desiderio, piuttosto interessanti. M. Aleman scriveva: "Chi non ha esigenze proprie, difficilmente si ricorda di quelle degli altri". E Pasolini, nei suoi Scritti corsari, osservava che "I beni superflui rendono superflua la vita".

    Ivano Mugnaini