Speaker's Corner
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Panorami congeniali
  a cura di Ivano Mugnaini

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    Panorami congeniali
    di Ivano Mugnaini

    SE STESSI
    "Non potendo regolare gli avvenimenti, regolo me stesso", scriveva Montaigne. Sembrerebbe facile seguire l'esempio dello scrittore francese, così come potrebbe apparire agevole tracciare un "piano di volo" per questa escursione panoramica sui domini delle parole e dei pensieri. In realtà non è affatto così: regolare se stessi è estremamente complicato. Forse perché la macchina uomo non contiene valvole o termostati, né meno che mai (per fortuna) manuali di istruzioni per l'uso, neppure di quelli scritti soltanto in giapponese. Il fatto è che non esiste un solo "se stesso". Ognuno ne ha un'infinità, in costante evoluzione. Il resto del mondo ci sembra cristallizzato, fermo, racchiuso in una forma, una sensazione, un'idea, positiva o negativa, ma singola, univoca. Il problema è che il resto del mondo, per quanto immensamente grande e variegato, è sempre percepibile esclusivamente attraverso la lente sensibile e cangiante del "se stesso". Tutto questo per dire che "tra coloro che in battaglia vincono mille nemici, l'uomo che vince se stesso è il più grande dei conquistatori", come sostiene una sentenza indiana. Ed anche il viaggio sulle tracce dei segni lasciati lungo il cammino del tempo riguardo a questo tema sarà più movimentato di quanto ci si potrebbe attendere.
    "Conosci te stesso", recitava l'iscrizione posta sul tempio di Apollo a Delfi. Invito essenziale, nel senso più autentico del termine. Ma molti secoli dopo lo scrittore americano Thoreau replicava, a nome suo e di molti altri bipedi pensanti, che "osservare se stessi è difficile quanto guardare indietro senza voltarsi". Tornando dalle nostre parti viene naturale chiamare in causa Pirandello, il quale della necessità e dell'impossibilità di conoscere davvero se stessi ha fatto uno dei cardini del suo teatro e della sua narrativa. In Ciascuno a suo modo fa esclamare ad un suo personaggio: "Non vuoi capire che la tua coscienza significa appunto gli altri dentro di te?". Il nostro se stesso quindi rimane irriducibilmente individuale, ma è anche sociale: quella parte esterna, estranea, gli altri dentro di noi. A metà strada tra poesia e chirurgia. Complesso, profondo. Pirandelliano, appunto.
    D'altronde si sa, tale complessità è inevitabile, ed è vitale, ossia essenziale per la sopravvivenza. Di conseguenza ne deriva che "il soggetto appropriato di studio per l'uomo è l'uomo". Con lucida analisi, ma anche senza mai dimenticare la salvifica componente di compassione. Interessante in questo contesto è la frase del filosofo tedesco G.E. Lessing: "Imparai a conoscere me stesso, e certo da allora non ho più riso e deriso di alcuno se non di me stesso". La filosofia si fa qui, profondamente umana. Comprende con la mente ma anche con il cuore. Non è poco. Non è davvero il risultato di una ricerca di scarso rilievo.
    "Tutto conosco, fuorché me stesso", conferma e ribadisce, semmai ce ne fosse ancora bisogno, François Villon. Già perché la meta sfugge, si sposta irridente e sgusciante, quasi inafferrabile. Non ci aiuta molto Hofmannsthal a risolvere l'arcano: "Dove trovare te stesso? Sempre nell'incantesimo più profondo che tu abbia subito", suggerisce. Poeticamente sublime, ma un po' vaga come indicazione di una rotta da seguire. Resta, come punto di riferimento di massima, la certezza che per conoscere se stessi è necessario conoscere gli altri. Ma tra il progetto e la sua attuazione concreta scorrono fiumi di tempo e di difficoltà. I ponti con cui da sempre si cerca di superarli sono costruiti con uno dei più malleabili e tuttavia solidi materiali della mente umana: l'ironia. Paul Valéry sostiene che "Se poi l'io è detestabile, amare il proprio prossimo 'come se stessi' diventa una beffa atroce". Uno spiraglio in più di speranza, a ben cercarla, la lascia lo scienziato e scrittore tedesco Lichtenberg: "Sono convinto che non solo ci si ama negli altri ma anche ci si odia". Basta rovesciare i termini della frase e un accenno di sorriso riesce a spuntare all'orizzonte. Sì, perché spesso è necessario allenarsi a cercare scampoli di sole tra le nuvole. Così come è certo che la ricerca di sé, per quanto improba e non di rado frustrante, è una parte fondamentale dell'arte di vivere. Resta il mistero, un'equazione in cui non solo il risultato finale ma perfino i dati forniti in partenza sono variabili, oscillanti. Forse però è proprio questo il bello: l'incertezza illimitata del vivere, quelle potenzialità di bene e di male, di senso e di assurdo, di tutto e di niente, che ci scorrono a fianco, e dentro, ad ogni passo del cammino.
    Alla fine di tutto, resta la sorte oscura e quasi dolce del non sapere cosa c'è oltre la prossima collina. La sicurezza che, per quanto sia vitale studiare se stessi istante dopo istante, ciò che rimane è un invito simile a quello che ci rivolge Machado Y Ruiz, un sorriso, una sfida, spiazzante ed ammaliante: "Cerca il tuo complementare/ che sta sempre accanto a te/ e suole essere il tuo contrario".

    Ivano Mugnaini