Speaker's Corner
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Una poltrona per due
   a cura di Ugo Ripamonti



1. Polonia anno zero
2. L'uomo senza volto
3. Trading Places. Ovvero come (non) tradurre i titoli stranieri
4. Parole e utopia
5. Questo piccolo grande schermo
6. Film-Tele-Film
7. La parola Amore (R)esiste 8. Cosa resterà degli anni '80 9. Personaggi che conosco
10. Francia e USA: un incontro ravvicinato
11. Spirano venti di pace
12. Cantanti-Attori
13. Sport Illustrated
14. Velocità massima
15. Il cinema italiano...?
16. Luciano Ligabue:
dal palco al grande schermo

17. Amores Perros. Cinema e Cani
18. La 25^ ora
19. Gus Van Sant Genio Ribelle 20. Se telefonando…
21. Cinetvi
22. La meglio TV
23. Kill Film
24. Piano con quella sequenza! 25. Essere Giovanna Melandri
26. Indiana Jones
27. Il profumo dell'invisibile
28. Qualcosa di personale
29. Identificazione di un episodio
30. Mi ricordo, sì mi ricordo


























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Speaker's Corner
Una poltrona per due
Parliamo di cinema

a cura di Ugo Ripamonti


Polonia anno zero
Varsavia, ghetto ebraico.
Siamo nella seconda guerra mondiale e l'occupazione nazista ha già manifestato tutta la sua disumana violenza.
Una sera mentre Wladyslaw Szpilman, affermato pianista, sta cenando con la sua famiglia assiste ad una scena agghiacciante. Nel palazzo di fronte al loro fa irruzione un gruppo di SS, visitano alcuni appartamenti, urlano, rovesciano tavoli, infine si avvicinano ad un paraplegico, in due lo prendo e lo gettano dal balcone, dal terzo piano dell'edificio.
E' una scena che sta a metà de Il Pianista film di Roman Polanski vincitore dell'ultimo festival di Cannes.
Polanski gira per una volta un film molto lineare e didascalico, riportando i fatti con l'imparzialità dello storico, senza mai abbandonarsi ad una facile retorica (quando lo fa pare averne vergogna, concedendosi solo fugaci immagini sulle poche note struggenti suonate dal protagonista) e tenendo uno sguardo fermamente oggettivo. Sembra quasi volersi sedere accanto al pubblico, assumendo un ruolo più da testimone che da parte in causa che lo porta a non utilizzare mai, neppure quando la drammaticità di certe atrocità tedesche lo permetterebbe, la ripresa in soggettiva. Esempio ne è la scena di cui sopra che ci viene mostrata dalla finestra di Wadislaw, senza indugiare sul corpo morto del paraplegico né sugli aguzzini. Polanski non ha bisogno di stringere l'inquadratura nè di portarci in strada, accanto al cadavere, per mostrare la crudeltà del nazismo. Non ci vuole insegnare nulla. Sa - o quantomeno spera - che dentro di noi un giudizio su tutto ciò esista già. Ed è una sentenza che la Storia ha comminato, che è cresciuta nella coscienza collettiva.
E' un buon punto di vista, l'assenza di punti di vista.
L'altro film, è facile capirlo, è Germania anno zero, uno dei capolavori di Rossellini, scritto insieme a Carlo Lizzani. Per chi l'ha visto balza subito agli occhi un'analogia visiva tra la scena che ho descritto e l'epilogo del film di Rossellini in cui il giovane protagonista si suicida gettandosi da un edificio distrutto.
E decisamente simile è anche l'ambientazione: la Varsavia ricostruita da Polanski è identica alle immagine di Berlino che Rossellini girò nel 1947.
Ho il timore però che tutte le città devastate dalla guerra siano uguali.
Il film di Rossellini è decisamente più crudo, anche perché il male che egli rappresenta è immanente all'uomo e non indossa un'uniforme a cui valga la pena sparare. Il piccolo protagonista vaga in una Berlino distrutta che somiglia alla sua anima, bombardata e massacrata in cui non è più possibile trovare un rifugio.
In Germania anno zero non c'è sofferenza, la morte è una scelta, una possibilità che si fomenta nella totale assenza di speranza. Se è vero come dicono che la sofferenza è solo una secrezione della coscienza, i personaggi del film sono già morti prima della loro esecuzione.
Due film pieni di similitudini, ma che hanno nei differenti destini dei loro protagonisti (Il pianista tornerà a suonare davanti ad un caloroso pubblico) uno specchio fedele del messaggio che portano.

Il pianista ( 2002) di Roman Polanski, con Adrien Brody
Palma d'oro al Festival di Cannes


Germania anno zero (1947) di Roberto Rossellini, con Edmund Moeschke Vincitore del Festival di Locarno 1948

Ugo Ripamonti