Una poltrona per due
Parliamo di cinema
a cura di Ugo Ripamonti
Spirano venti di pace
Vedere tutte quelle bandiere appese ai balconi e garrire sulle aste tenute a Roma da milioni di mani mi ha convinto che il mondo stia migliorando.
Con tempismo (e un pizzico di ruffiano qualunquismo) rivolgeremo la nostra attenzione a quei film che hanno raccontato la guerra e le sue assurde ragioni. Lo hanno fatto molti registi, tanto che il cinema bellico è un vero e proprio genere, forse perché è vero che "la guerra è bella anche se fa male" e il cinema non sfugge al fascino dell'estetica militare.
De Gregori ha ragione, la bellezza della guerra è soprattutto l'amenità di un'idea, quella del dominio sugli altri popoli, così terribile ma anche - a quanto pare - ancestrale e immanente alla nostra natura. L'esternazione di questo impulso è in apparenza congeniale alla struttura del racconto cinematografico. E' difficile descrivere in immagini una rivoluzione, non altrettanto una guerra. La razionalizzazione degli spostamenti, ad esempio, è molto più filmica del caos generalizzato di una rivolta, per di più la bellezza estetica (pura e ordinata) di un plotone di uomini vestiti allo stesso modo e che compiono i medesimi passi non è inficiata dalle immagini televisive (vediamo spesso gruppi e masse in rivolta alla tv, mentre dalla fine della Guerra fredda in avanti le parate militari hanno decisamente meno esposizione).
Tra i più recenti esempi di cinema bellico 'Salvate il Soldato Ryan' rappresenta la dimostrazione di come l'attenzione dello spettatore, oltre che del regista stesso, cada quasi esclusivamente sulla forte rappresentazione dello sbarco, più che allo stentato e a volte improbabile proseguo.
Pare quasi che Spielberg appaghi la sua ispirazione con quella straordinaria scena, trovandosi poi costretto a completare un film che aveva già esaurito il suo messaggio (cioè la guerra è bella) nella prima ora.
Discostarsi dalla rappresentazione della battaglia permette di indirizzare l'attenzione su un piano più alto, dove la crudeltà e l'assurdità della guerra coltivano la loro genesi. L'illogicità delle dinamiche con cui l'odio si manifesta e soprattutto l'irreversibilità di certe scelte sono alla base de 'Il Dottor Stranamore', di Stanley Kubrick e del fantapolitico - che fu un successo al botteghino negli anni '80 - 'War Games' che parte da un'idea simile (e approda ovviamente a conclusioni di altro spessore).
E sempre di Stanley Kubrick è il film che ha dato voce nella maniera più forte e convincente alla causa pacifista, 'Orizzonti di Gloria'.
Non credo che ci sia nella storia del cinema un esempio più cristallino e puro di sincero antimilitarismo.
In 'Orizzonti di Gloria' (che si trova facilmente a noleggio in DVD) un generale francese arrivista e accecato dal fascino del potere ordina ad un battaglione di prendere un avamposto tedesco. Siamo durante la Prima Guerra Mondiale e quando la missione suicida si trasforma, come ovvio, in una disfatta vengono processati tre soldati per codardia. Kirk Douglas interpreta il colonnello (già penalista in tempo di pace) che cercherà invano di salvare i suoi uomini dalla Corte Marziale.
Martin Scorsese ha definito 'Orizzonti di Gloria' (1957) uno dei film più sinceri che Kubrick abbia mai realizzato. In effetti sorprende la potenza con cui il messaggio dell'idiozia del potere emerga, in un film in cui (solo in apparenza) il regista si limita drammaturgicamente a riportare gli eventi.
La guerra ha questo sadismo, ci spiega Kubrick: due uomini seduti in una stanza decidono la sorte di altre migliaia di vite. La morte cresce sui campi di battaglia ma nasce tra quelle mura fredde, tra la luce filtrata da enormi finestre.
Viene alla mente la celeberrima scena de 'Il Grande Dittatore' di Chaplin, in cui Hynkel/Hitler gioca con il mappamondo, immagine - mai come in questi giorni - drammaticamente attuale.
Quello fu il primo film in cui Chaplin utilizzò la parola, contravvenendo al suggerimento che ci diede Kark Kraus quando scrisse, inorridito dal fatto che davanti all'atrocità della Prima Guerra Mondiale alla gente non si fosse paralizzata la lingua, "chi ha qualcosa di importante da dire, si faccia avanti e taccia."
Oggi, alla vigilia di una guerra evitabile, si alzano molte, moltissime grida di protesta. Forse il mondo sta migliorando.
Ugo Ripamonti
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